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Quando la fecondazione artificiale non era peccato
Quando la fecondazione artificiale non era peccato
A POCHI giorni di distanza dal referendum sulla legge 40 del 2004
Nel XVIII secolo, l'abate Lazzaro Spallanzani compiva esperimenti che oggi la Chiesa non ammetterebbe.
Fonte: http://www.resonline.it
di DARIO DE SANTIS A POCHI giorni di distanza dal referendum sulla legge 40 del 2004, che chiamer? i cittadini a decidere della questione bioetica relativa alla regolamentazione delle tecniche di procreazione assistita, si anima il dibattito inerente l'argomento.
Per cogliere appieno una problematica tecnica e interdisciplinare, si pu? volgere lo sguardo al passato, nell?intento di afferrare le origini scientifiche e le motivazioni etiche che spinsero i pionieri della biologia sperimentale ad intraprendere tali esperienze.
? Lazzaro Spallanzani, naturalista emiliano del XVIII secolo che, per primo, intraprende con successo su diversi animali esperimenti di fecondazione artificiale.
Secondo Sergio Luzzatto (che ha basato le sue riflessioni sulla lettura del recente libro di Paolo Mazzarello:
Costantinopoli 1786: la congiura e la beffa), l?abate di Scandiano era intenzionato a proseguire le tanto ardite sperimentazioni a Costantinopoli, libero dal giudizio etico e legale dell?Inquisizione.
Spallanzani intraprende gli esperimenti di fecondazione artificiale tra il 1777 e il 1783. L?interruzione di questa sua attivit? sperimentale ? relativamente improvvisa, forse legata a ragioni di carattere etico (oltre che naturalista Spallanzani ? anche uomo di chiesa).
L?abate di Scandiano si occupa di embriologia da pi? di dieci anni all?epoca dei fatti, e sotto la guida dell?amico e maestro Charles Bonnet si vede costretto a chiudere una disputa apertasi con la pubblicazione del suo Prodromo di un?opera da imprimersi sopra le riproduzioni animali, pubblicato nel 1768.
La questione vede contrapposti i "preformisti ovisti", fra i quali lo stesso Spallanzani, secondo cui all?interno dell?utero esiste preformato rispetto alla fecondazione l?embrione, agli "epigenisti", propensi invece all?idea di una formazione del ?germe? successiva alla fecondazione.
Per i preformisti, l?intervento sessuale del maschio innesca semplicemente lo sviluppo di un microscopico embrione gi? formato.
Bonnet e Spallanzani cercano sperimentalmente di fecondare una femmina (ideali appaiono i batraci, nei quali l?atto fecondativo avviene esternamente) senza l?intervento del maschio, dopo aver trovato un agente chimico-fisico in grado di sostituire il seme maschile.
Senza una teoria cellulare e la necessaria conoscenza tecnica, Spallanzani non ottenne i risultati sperati, nonostante il successo di numerose inseminazioni meccaniche di animali ovipari e vivipari, abilmente descritte nelle Dissertazioni di fisica animale e vegetabile del 1780.
Dopo sei anni di intenso lavoro, e pi? di undicimila esperimenti, la fecondazione artificiale ? accantonata dal naturalista emiliano.
Nella Pavia riformata dal giurisdizionalismo di Firmian e Kaunitz, che delinea, riducendoli, i confini del potere giuridico della Chiesa, vi ? spazio per esperimenti di questo genere; i quali vengono accolti dalla comunit? scientifica con grande entusiasmo, senza alcuna obiezione morale ad hoc.
Esistono ovviamente in quel periodo dure critiche, che per? colpiscono in toto quel dilagante scientismo, reo di perorare un pericoloso materialismo.
Nessuna considerazione particolare, dunque, per ci? che riguarda gli esperimenti compiuti da Spallanzani, che, al contrario, dispensa numerosi consigli a chi intraprende le stesse esperienze sperimentali.
E nessuna remora nel pubblicare a pi? riprese i risultati degli esperimenti che portavano a congetture assai ardite:
Lucchesini, allievo di Spallanzani al servizio di Federico II, propone addirittura al maestro, in una lettera datata 20 Luglio 1782, di proseguire l?attivit? sperimentale su donne (testualmente: ? Sopra di una Frine o una Taide?).
L?abate di Scandiano si limita a eludere l?argomento senza mostrarsi scandalizzato, oramai gi? propenso alla sospensione delle attivit? in merito.
Questa interruzione, oltre che per l?insuccesso epistemologico, ? da attribuirsi al crescente interesse dell?eclettico naturalista a compiere viaggi di studio oramai possibili grazie alle pi? agiate condizioni economiche. Se ci? emerge evidente dai carteggi intercorsi, non v?? al contrario traccia di alcun impedimento etico o giuridico tale da giustificare la prosecuzione all?estero dell?attivit? sperimentale; n? appaiono considerazioni su nuovi e possibili tentativi di fecondazione.
Le potenzialit? della biologia contemporanea, la spersonalizzazione conseguente alla ripartizione della ricerca scientifica, e i diversi presupposti morali alla base dell?azione bioetica rendono impossibile ogni diretta comparazione tra il periodo pre-darwiniano, che accoglie con incosciente stupore ardite sperimentazioni biologiche, e la situazione contemporanea.
Ciononostante, le attivit? sperimentali di Spallanzani e di numerosi altri naturalisti, preformisti e non, hanno intavolato una serie di questioni bioetiche senza ovviamente produrre alcuna esplicita risposta.
Ad ogni modo ? insito nell?iter sperimentale che agli occhi del credente Bonnet e dell?abate di Scandiano lo statuto dei diritti riservato all?embrione sia diverso rispetto a quello oggigiorno strenuamente tutelato dalla Chiesa.
Per quanto intenti a preservare e chiarire una visione teologica e teleologica del mondo, i due naturalisti si arrogarono il diritto di invadere quel santuario della natura mai violato prima di allora, emancipando eticamente la loro azione, in nome di un sapere nuovo e necessario, anche di fronte alla consapevolezza dei possibili rischi.
Al servizio della scienza anche la nascita della vita, piccola creazione quotidiana, diventa legittimo oggetto di studio.
La relativit? dei diritti attribuibili all?embrione, agli esseri viventi, e le diverse filosofie che nel corso della storia hanno legittimato l?attivit? dei filosofi naturali risultano dunque fondamentali al fine di intraprendere un proficuo dibattito laico su argomenti bioetici.
Nel XVIII secolo, l'abate Lazzaro Spallanzani compiva esperimenti che oggi la Chiesa non ammetterebbe.
Fonte: http://www.resonline.it
di DARIO DE SANTIS A POCHI giorni di distanza dal referendum sulla legge 40 del 2004, che chiamer? i cittadini a decidere della questione bioetica relativa alla regolamentazione delle tecniche di procreazione assistita, si anima il dibattito inerente l'argomento.
Per cogliere appieno una problematica tecnica e interdisciplinare, si pu? volgere lo sguardo al passato, nell?intento di afferrare le origini scientifiche e le motivazioni etiche che spinsero i pionieri della biologia sperimentale ad intraprendere tali esperienze.
? Lazzaro Spallanzani, naturalista emiliano del XVIII secolo che, per primo, intraprende con successo su diversi animali esperimenti di fecondazione artificiale.
Secondo Sergio Luzzatto (che ha basato le sue riflessioni sulla lettura del recente libro di Paolo Mazzarello:
Costantinopoli 1786: la congiura e la beffa), l?abate di Scandiano era intenzionato a proseguire le tanto ardite sperimentazioni a Costantinopoli, libero dal giudizio etico e legale dell?Inquisizione.
Spallanzani intraprende gli esperimenti di fecondazione artificiale tra il 1777 e il 1783. L?interruzione di questa sua attivit? sperimentale ? relativamente improvvisa, forse legata a ragioni di carattere etico (oltre che naturalista Spallanzani ? anche uomo di chiesa).
L?abate di Scandiano si occupa di embriologia da pi? di dieci anni all?epoca dei fatti, e sotto la guida dell?amico e maestro Charles Bonnet si vede costretto a chiudere una disputa apertasi con la pubblicazione del suo Prodromo di un?opera da imprimersi sopra le riproduzioni animali, pubblicato nel 1768.
La questione vede contrapposti i "preformisti ovisti", fra i quali lo stesso Spallanzani, secondo cui all?interno dell?utero esiste preformato rispetto alla fecondazione l?embrione, agli "epigenisti", propensi invece all?idea di una formazione del ?germe? successiva alla fecondazione.
Per i preformisti, l?intervento sessuale del maschio innesca semplicemente lo sviluppo di un microscopico embrione gi? formato.
Bonnet e Spallanzani cercano sperimentalmente di fecondare una femmina (ideali appaiono i batraci, nei quali l?atto fecondativo avviene esternamente) senza l?intervento del maschio, dopo aver trovato un agente chimico-fisico in grado di sostituire il seme maschile.
Senza una teoria cellulare e la necessaria conoscenza tecnica, Spallanzani non ottenne i risultati sperati, nonostante il successo di numerose inseminazioni meccaniche di animali ovipari e vivipari, abilmente descritte nelle Dissertazioni di fisica animale e vegetabile del 1780.
Dopo sei anni di intenso lavoro, e pi? di undicimila esperimenti, la fecondazione artificiale ? accantonata dal naturalista emiliano.
Nella Pavia riformata dal giurisdizionalismo di Firmian e Kaunitz, che delinea, riducendoli, i confini del potere giuridico della Chiesa, vi ? spazio per esperimenti di questo genere; i quali vengono accolti dalla comunit? scientifica con grande entusiasmo, senza alcuna obiezione morale ad hoc.
Esistono ovviamente in quel periodo dure critiche, che per? colpiscono in toto quel dilagante scientismo, reo di perorare un pericoloso materialismo.
Nessuna considerazione particolare, dunque, per ci? che riguarda gli esperimenti compiuti da Spallanzani, che, al contrario, dispensa numerosi consigli a chi intraprende le stesse esperienze sperimentali.
E nessuna remora nel pubblicare a pi? riprese i risultati degli esperimenti che portavano a congetture assai ardite:
Lucchesini, allievo di Spallanzani al servizio di Federico II, propone addirittura al maestro, in una lettera datata 20 Luglio 1782, di proseguire l?attivit? sperimentale su donne (testualmente: ? Sopra di una Frine o una Taide?).
L?abate di Scandiano si limita a eludere l?argomento senza mostrarsi scandalizzato, oramai gi? propenso alla sospensione delle attivit? in merito.
Questa interruzione, oltre che per l?insuccesso epistemologico, ? da attribuirsi al crescente interesse dell?eclettico naturalista a compiere viaggi di studio oramai possibili grazie alle pi? agiate condizioni economiche. Se ci? emerge evidente dai carteggi intercorsi, non v?? al contrario traccia di alcun impedimento etico o giuridico tale da giustificare la prosecuzione all?estero dell?attivit? sperimentale; n? appaiono considerazioni su nuovi e possibili tentativi di fecondazione.
Le potenzialit? della biologia contemporanea, la spersonalizzazione conseguente alla ripartizione della ricerca scientifica, e i diversi presupposti morali alla base dell?azione bioetica rendono impossibile ogni diretta comparazione tra il periodo pre-darwiniano, che accoglie con incosciente stupore ardite sperimentazioni biologiche, e la situazione contemporanea.
Ciononostante, le attivit? sperimentali di Spallanzani e di numerosi altri naturalisti, preformisti e non, hanno intavolato una serie di questioni bioetiche senza ovviamente produrre alcuna esplicita risposta.
Ad ogni modo ? insito nell?iter sperimentale che agli occhi del credente Bonnet e dell?abate di Scandiano lo statuto dei diritti riservato all?embrione sia diverso rispetto a quello oggigiorno strenuamente tutelato dalla Chiesa.
Per quanto intenti a preservare e chiarire una visione teologica e teleologica del mondo, i due naturalisti si arrogarono il diritto di invadere quel santuario della natura mai violato prima di allora, emancipando eticamente la loro azione, in nome di un sapere nuovo e necessario, anche di fronte alla consapevolezza dei possibili rischi.
Al servizio della scienza anche la nascita della vita, piccola creazione quotidiana, diventa legittimo oggetto di studio.
La relativit? dei diritti attribuibili all?embrione, agli esseri viventi, e le diverse filosofie che nel corso della storia hanno legittimato l?attivit? dei filosofi naturali risultano dunque fondamentali al fine di intraprendere un proficuo dibattito laico su argomenti bioetici.
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