(Carlo Levi)
Carlo Levi (1902-’75), oltre ad essere considerato pietra miliare della letteratura meridionale e versatile pittore antiaccademico, fu anche fervido e impegnato uomo politico, cresciuto in una famiglia di tradizioni socialiste, amico di Gobetti, attivo nelle file del Partito d’ Azione e dal 1963 al 1972 fu senatore fra gli indipendenti di sinistra: nozioni risapute, ma che testimoniano come arte e politica riuscissero a conciliarsi esemplarmente nella vita dell’ autore sì da trasformare il forzato esilio lucano in umana ispirazione per la composizione dell’ eversivo “Cristo si è fermato ad Eboli”.In “Contro la guerra. Carlo Levi al popolo di Bari” (Schena editore, pagg64, 5euro) si riporta la conferenza tenuta a Bari nel foyer del Teatro Petruzzelli il 22 ottobre 1967, anno in cui i Vietcong riportarono numerosi e importanti successi, fino a costringere il presidente Johnson a tentare una via diplomatica (subito arenata). Il 1967 è l’ anno in cui prenderà piena coscienza e forma il pacifismo globale, l’ “America dei fiori” e del dissenso capace di creare e diffondere un’ identità universale del tempo e del sentimento.
Con la solita capacità di immedesimarsi e sentirsi contadino, Levi parla al cuore dei baresi, dimostrando razionalmente e con anni di anticipo come gli USA non avessero nessuna possibilità di vincere la guerra vietnamita: “Le informazioni disponibili attestano che nonostante un certo disagio provocato dalla guerra stessa, la popolazione continua ad essere disposta a sopportare le dure condizioni esistenti[…].
E’ la forza dei piccoli, la forza di coloro che con un atto di volontà e di espressione nuova si affacciano alla storia, è la forza dei popoli nuovi, è la forza delle generazioni nuove…”.
La guerra del Vietnam sarà anche la vittoria dell’ opinione pubblica mondiale, forse mai così unita e robusta, e sarà la prima vera constatazione di come la civiltà proposta dai dirigenti americani sia allo stesso tempo (e ancora oggi) capace di vantare democrazia e trasformare l’ uomo in merce, di offrire aiuti condizionati al fine di rafforzare solo il suo impero, di mutare gli alleati in nemici.
Chi ci garantisce che un giorno l’ Europa non diventerà un nemico da combattere, seppur senza armi, per l’ impero a stelle e strisce? “I figuranti dei governi europei ‘più amici’ sono avvertiti”.
Luigi Ciamburro
Info: www.schenaeditore.com
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