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Sottovalutata la profilassi del tromboembolismo venoso
Sottovalutata la profilassi del tromboembolismo venoso
Negli ultimi 20-30 anni la ricerca ha consentito notevoli progressi nella prevenzione del tromboembolismo venoso (trombosi venosa profonda ed embolia polmonare), una patologia di particolare rilevanza clinica e ad esito potenzialmente fatale.
Questi progressi hanno tuttavia interessato prevalentemente i pazienti sottoposti ad intervento chirurgico, mentre molto più recente è lo sviluppo di una sensibilità verso queste complicanze nei pazienti con malattie di interesse internistico.
Vista la riduzione delle complicanze tromboemboliche venose nei pazienti post-chirurgici, grazie all’efficacia della profilassi, è peraltro proprio nei pazienti con patologie internistiche che il fenomeno riveste oggi una significativa importanza.
Nel numero di maggio della rivista Thrombosis and Haemostasis sono stati presentati i risultati dello studio GEMINI, condotto dal Centro Studi della Società Scientifica FADOI, e che ha arruolato circa 5.000 pazienti ricoverati in 27 Reparti di Medicina Interna italiani.
Lo studio ha consentito di effettuare una fotografia del mondo reale in riferimento all’entità del fenomeno nei Reparti di Medicina Interna e all’attitudine degli Internisti nei confronti della profilassi per il tromboembolismo venoso.
Come osserva Antonino Mazzone (Presidente Nazionale FADOI, e fra gli autori della ricerca), "lo studio ha permesso di documentare che 1 su 25/30 malati ricoverati in Medicina Interna è affetto da questa patologia in fase acuta, e durante il ricovero ospedaliero lo 0.55% dei pazienti sviluppa tale severa complicanza. Questi numeri possono apparire di limitato rilievo epidemiologico, ma vanno rapportati in termini assoluti all’elevatissimo numero di pazienti ricoverati in Medicina Interna, e ciò rende conto di un problema tuttora di grande rilevanza assistenziale".
Lo studio ha inoltre evidenziato che, alla luce delle indicazioni provenienti dalle linee-guida internazionali, circa il 40% dei pazienti ricoverati in Medicina Interna dovrebbe ricevere una appropriata profilassi. In realtà, come sottolinea Ido Iori, Direttore del Centro Studi FADOI che ha coordinato lo studio, "solo il 60% dei pazienti con indicazione alla profilassi, l’hanno effettivamente ricevuta, ed in buona parte dei casi secondo schemi di trattamento non adeguati.
Oltretutto, il fatto che allo studio abbiano partecipato reparti tendenzialmente sensibili alla problematica, ci fa pensare che il sottoutilizzo della profilassi nei pazienti con patologie internistiche sia un fenomeno ancora più ampio. E ciò forse con particolare riferimento ad alcuni pazienti, come quelli oncologici, per i quali esistono sempre maggiori evidenze per l’opportunità e l’efficacia di una profilassi antitrombotica". La complessità dei pazienti ricoverati in Medicina Interna – conclude Iori – rappresenta un elemento che rende difficile l’applicazione sistematica delle linee-guida internazionali sulla profilassi antitrombotica, ma i risultati dello studio GEMINI devono indurci a consolidare i nostri sforzi per identificare criteri sempre più chiari e definiti per indirizzare l’utilizzo della profilassi nei nostri pazienti, e nel rafforzare la sensibilità degli Internisti verso questa temibile complicanza".
Luisa Sorbone
Federazione Associazioni Dirigenti Ospedalieri Internisti
Questi progressi hanno tuttavia interessato prevalentemente i pazienti sottoposti ad intervento chirurgico, mentre molto più recente è lo sviluppo di una sensibilità verso queste complicanze nei pazienti con malattie di interesse internistico. Vista la riduzione delle complicanze tromboemboliche venose nei pazienti post-chirurgici, grazie all’efficacia della profilassi, è peraltro proprio nei pazienti con patologie internistiche che il fenomeno riveste oggi una significativa importanza.
Nel numero di maggio della rivista Thrombosis and Haemostasis sono stati presentati i risultati dello studio GEMINI, condotto dal Centro Studi della Società Scientifica FADOI, e che ha arruolato circa 5.000 pazienti ricoverati in 27 Reparti di Medicina Interna italiani.
Lo studio ha consentito di effettuare una fotografia del mondo reale in riferimento all’entità del fenomeno nei Reparti di Medicina Interna e all’attitudine degli Internisti nei confronti della profilassi per il tromboembolismo venoso.
Come osserva Antonino Mazzone (Presidente Nazionale FADOI, e fra gli autori della ricerca), "lo studio ha permesso di documentare che 1 su 25/30 malati ricoverati in Medicina Interna è affetto da questa patologia in fase acuta, e durante il ricovero ospedaliero lo 0.55% dei pazienti sviluppa tale severa complicanza. Questi numeri possono apparire di limitato rilievo epidemiologico, ma vanno rapportati in termini assoluti all’elevatissimo numero di pazienti ricoverati in Medicina Interna, e ciò rende conto di un problema tuttora di grande rilevanza assistenziale".
Lo studio ha inoltre evidenziato che, alla luce delle indicazioni provenienti dalle linee-guida internazionali, circa il 40% dei pazienti ricoverati in Medicina Interna dovrebbe ricevere una appropriata profilassi. In realtà, come sottolinea Ido Iori, Direttore del Centro Studi FADOI che ha coordinato lo studio, "solo il 60% dei pazienti con indicazione alla profilassi, l’hanno effettivamente ricevuta, ed in buona parte dei casi secondo schemi di trattamento non adeguati.
Oltretutto, il fatto che allo studio abbiano partecipato reparti tendenzialmente sensibili alla problematica, ci fa pensare che il sottoutilizzo della profilassi nei pazienti con patologie internistiche sia un fenomeno ancora più ampio. E ciò forse con particolare riferimento ad alcuni pazienti, come quelli oncologici, per i quali esistono sempre maggiori evidenze per l’opportunità e l’efficacia di una profilassi antitrombotica". La complessità dei pazienti ricoverati in Medicina Interna – conclude Iori – rappresenta un elemento che rende difficile l’applicazione sistematica delle linee-guida internazionali sulla profilassi antitrombotica, ma i risultati dello studio GEMINI devono indurci a consolidare i nostri sforzi per identificare criteri sempre più chiari e definiti per indirizzare l’utilizzo della profilassi nei nostri pazienti, e nel rafforzare la sensibilità degli Internisti verso questa temibile complicanza".
Luisa Sorbone
Federazione Associazioni Dirigenti Ospedalieri Internisti
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