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May 25th

    Home Cronaca Attualità Salvatore Ligresti l'uomo ombra dell'alta finanza italiana

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    Salvatore Ligresti l'uomo ombra dell'alta finanza italiana

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    Mi accorgo sempre più di quanto difficile sia per me, argomentare con il giusto verbo e tono e con gli adeguati aggettivi senza urtare la suscettibilità di alcuno. Io non voglio colloquiare con una precisa platea, io non voglio scrivere solo per una determinata categoria, io vorrei appellarmi alla vostra capacità innata di scuotervi di dosso finte dottrine.

    Dovrei ogni volta lanciare lunghe premesse, spiegare che ciò che scrivo non è il frutto di sogni inquieti o noia, non è la scrittura di chi, limitata al suo metro o delimitata dai suoi credo, si oppone o sparla dell'altra sponda. Nemmeno ogni volta posso spiegare a chi mi da della insignificante giornalista, chi sono o cosa faccio. Se quel che vi scrivo vi apre nuovi orizzonti o vi aiuta a chiarire qualche dubbio bene, altrimenti pazienza.

    Dovrei ogni volta ricordare che le notizie da me raccolte e riportate non sono copiate o prese impropriamente, che non scrivo per – sentito dire – o non scrivo a pappagallo perchè una certa fonte me lo ha imposto. Io scrivo quel che sento, quel che mi incita ad infrangere questa dannata barriera di cristallo che ci isola e ci costringe all'ignoranza.

    L'unica differenza tra me e un giornalista ospite da Vespa o altri è che io non debbo

    sottostare ad accordi o intimidazioni o regole. Sono libera. Soprattutto aspetto di circondarmi di persone che come me, hanno chiaro in mente cosa fare e come proseguire.

    La storia della nostra Repubblica è costellata da fatti inquietanti: ma noi non sappiamo o per pigrizia mentale o per la troppa indifferenza inanellare tutti i tasselli. La lista dei misteri si allunga e anche quella degli impuniti.

    La mia è e vuole essere una crociata. Anzi per dirla come il mio antagonista: - Una cordata contro tutte le mafie, i terroristi e gli estremisti e gli usurai. -

    Salvatore Ligresti.

    Uomo segnato, in passato, dagli scandali delle aree d'oro, dalle condanne di tangentopoli, dalle

    affiliazioni mafiose, e intimo amico di Berlusconi.

    Anche lui nemmeno a dirlo cellula attiva massonica, anche lui nato dai cantieri di Edilnord, anche lui tra le scalate del quartierino.

    Silvio Berlusconi lo voleva usare, negli anni addietro, per addomesticare il Corriere della sera. Un

    giornale non abbastanza “ addomesticato “ per i suoi gusti. I giornalisti di via Solferino rivendicarono con forza l’autonomia del quotidiano, come ai tempi dell’assalto P2. L’operazione, per quella volta, non riuscì.

    Davvero?

    Non lo sappiamo quel che so, è che oggi Ligresti verrà designato come l'uomo nuovo della finanza

    italiana.

    Nuovo per noi ma non negli ambienti della magistratura: addirittura risultava essere il suo nome nelle inchieste mai terminate di Falcone e Borsellino.

    Protagonista di tante storie: finanziere siciliano dalle origini misteriose, l’uomo chiacchierato per i suoi presunti rapporti mafiosi, il palazzinaro travolto dagli scandali, l’imprenditore sull’orlo del fallimento salvato dalle banche, il pregiudicato di Tangentopoli affidato ai servizi sociali.

    Presidente della Fondiaria Sai, nota assicurazione che imparentata con Generali

    entra e controlla la Unicredit. ( Generali è una delle 39 assicurazioni che furono gravemente sanzionate e multate nel 2000 dall’antitrust per aver creato un “cartello” ai danni degli utenti. Solo un improvviso e salvifico decreto del governo Berlusconi salvò le compagnie stesse dal dover risarcire i milioni e milioni di assicurati (RCA e altro), che avrebbero potuto chiedere in rimborso circa il 20% per ogni anno di premio pagato. Una enormità che ci è stata illegittimamente sottratta e…legalmente negata)

    Oggi Ligresti nell'ombra agisce ancora, nell'ombra viene accolto negli ambienti e salotti importanti, ancora oggi smuove e usa i finanziamenti pubblici e ora si occuperà della regione Lombardia come istituzione da collocare in adeguata sede.

    Affamati di verità, di notizie capaci di spiegarci dove e quando abbiamo perso la bussola, in cerca di libera informazione o alla ricerca ossessiva dei documenti immessi in strada per dispetto o per denuncia, restiamo fermi e saldi sull'inizio di tutto questo enorme discorso. Leggiamo e sbaragliamo gli occhi, inorriditi e delusi dalla nostra stessa ingenuità. Il colossale affare della - cosa pubblica -

    Il demanio usato come mezzo per arricchirsi o accaparrarsi preziose amicizie e salde alleanze.

    La spartizione della – cosa pubblica – è solo l'ultimo anello di questa imponente catena, sulla quale stanno per metterci il lucchetto.

    Adesso sappiamo che tutto è partito dalla geniale mente di un uomo che ha nel tempo costruito una armata di giacche e cravatte e nobili e baroni. L'inizio, solo l'inizio poiché tale strategia è stata presa ben presto come esempio e altri lo hanno copiato dando vita ad altrettante armate di giacche e cravatte e nobili e baroni. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.

    L'Italia è in recessione, non vi è marchio che non nasconda scatole cinesi, e come viuzze seguendole, che non portino alla stessa piazza, il partito di turno.

    Ma solo Ligresti? Solo la destra? No!

    Appare sempre piu difficile concordare il difficile confine tra – cosa pubblica – e - affare privato -

    sarebbe bene porsi una domanda: chi gestisce la “ cosa pubblica “ lo fa nel nome degli italiani, proprietari virtuali del demanio?

    La confusa legge Bersani non sembrerebbe capace di far luce negli ambienti dei mega affari pubblici. In questo caso ad affrontarsi sono due società di tutto rispetto: l'Autogrill di Gilberto Benetton da un fatturato di circa 6 miliardi e la Save che gestisce tra l'altro l'aeroporto Marco polo di Venezia con i suoi 200 milioni di fatturato. Entrambi, gli imprenditori, veneti.

    I due gruppi si contendono il ricco mercato della ristorazione autostradale e aeroportuale.

    In più, entrambi i gruppi, sono in accordo con le Ferrovie, nella costruzione di stazioni ( Save con Cento stazioni e Benetton con Grandi stazioni ), ma quante aziende ci vogliono per gestire o costruire qualche nuova stazione o rimodernare quelle vecchie?

    Benetton controlla gli aeroporti di Fiumicino e Ciampino, e la Save quelli di Venezia e Treviso.

    A far litigare i due gruppi una questione di catering.

    Infatti bisognerà stabilire a chi dare in gestione i ristoranti e i bar dell'aeroporto di Palermo e un punto di ristoro sulla tratta Napoli Salerno. Le due società sono private e quotate in borsa ma entrambe hanno come partecipanti, enti pubblici e qui, l'anomalia della legge Bersani.

    La legge Bersani vieta alle società private ma che detengono quote pubbliche di partecipare alle gare. Ricostruiamo la vicenda.

    Tutto parte dalla gara per la ristorazione dell'aeroporto Falcone di Palermo, che mette all'asta una decina di punti vendita con un fatturato di 15 milioni di euro. La Save vince la gara con una offerta che la Gesap ritiene “ opportuna “( L´amministratore delegato della società che gestisce l´aeroporto Falcone-Borsellino è il più pagato fra i manager alla guida di spa o consorzi palermitani partecipati dalle pubbliche amministrazioni. Gli stipendi dei vertici della Gesap sono tra i più alti d'Italia)

    Ma gli aeroporti e le stazioni ferroviarie sono private o appartengono al demanio? Se non erro, usufruiscono degli stanziamenti pubblici e quindi, a ragion veduta, appartengono per diritto al demanio, cioè agli italiani e allora perche tutto viene gestito senza che nessuno ci tenga informati?Tra società e holding, una messa dentro l'altra come scatole cinesi, con un dispendio di denaro pubblico spartito tra decine di manager che lavorano tutti per la stessa cosa.

    Il numero due della Gesap, Roberto Helg, che è anche presidente della Camera di commercio e di Confcommercio, secondo quanto pubblicato sul sito del ministero percepisce dalla società aeroportuale 81 mila euro all´anno. Dietro di lui, il vice presidente dell´Amat, Vincenzo Cannatella, con 76.510 euro. Qualcosa di meno è andato al vicario di presidenza dell´Azienda acquedotto, Ettore Maltese, ex consigliere comunale missino, cui sono andati 72.510 euro.

    Il conflitto d'interessi che flagella l'Italia è anche questo. Manager che siedono su più poltrone e attorno a piu tavoli dirigenziali, tra affari pubblici e privati, alcuni di loro sono anche quote partitiche viventi.

    Comunque sia, la Save di Enrico Marchi vince la gara pur presentando una offerta maggiore; possiamo pensare che la Save l'abbia vinta grazie all'appoggio di quale – amicizia – all'interno della Gesap?

    Ma il gruppo di Benetton non ci stà e dichiara guerra chiamando in causa l'autorità per i contratti pubblici presieduta da Luigi Giampaolino.

    L'Autorità chiamata in causa così si pronuncia: la Save non può partecipare a gare pubbliche in quanto, seppur in minoranza, ha come partecipanti enti pubblici.

    La Save è una società quotata in borsa e ha una maggioranza di azionisti privati per il 39,8%, tuttavia il comune e la provincia di Venezia ne detengono il 14% e il 12% anche se, ogni tanto queste due ne vendono un pezzo per fare cassa ed hanno solo 3 rappresentanti sui 15.

    Ora, cari smanettatori di internet, vi invito ad andare su qualsiasi sito e di cliccare su qualsiasi banner pubblicitario che sia una banca, o una assicurazione o altro, cliccateci e andate sul loro portale, poi, cercate nel sito la pagina del gruppo, i nomi dei manager e vedrete, che ognuno di loro compare su più poltrone e soprattutto troppo spesso, queste poltrone sono in - conflitto d'interessi -
     
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