Tutto ha origine dalla sentenza di appello dello scorso marzo con la quale si confermò la condanna penale nei confronti di Orazio Schiavone per esercizio abusivo della professione di odonotoiatra.Una condanna che stroncava le aspirazioni di Schiavone di entrare nel parlamento europeo per le note regole deontologiche che il partito di Di Pietro adotta drasticamente e che non consentono candidature ai condannati per reati penali passati in giudicato. E dire che lo stesso Di Pietro in una televisione locale aveva sottolineato come Schiavone sarebbe stato un candidato da eleggere.
Una vera iattura per le ambiziose aspirazioni dello Schiavone che ovviamente rivoluzionarono le strategie immaginate e portarono alla scelta di Marianna Anastasia alle europee ed a comportamenti ambigui in merito alle elezioni comunali che incombevano.
L'impressione era che Schiavone mirasse a tenere il partito in stand by in attesa che una possibile prescrizione del reato addebitatogli lo rilanciasse e gli consentisse così la candidatura sicura alle prossime elezioni politiche. Una condizione che si poteva verificare solo se nessun uomo dell IDV locale fosse cresciuto tanto da insidiare le posizioni di leader di Schiavone.
Le prime avvisaglie di dissenso si ebbero quando Schiavone che aveva sempre sostenuto la necessità di presentare una lista autonoma alle elezioni, fece sapere informalmente ai possibili candidati della lista che si andava formando che aveva cambiato idea e che la lista non si sarebbe fatta, preferendo invece di presentare solo alcuni candidati nella lista del PD.
Le motivazioni di questa retromarcia e di quella successiva che riportava Schiavone e IDV nella originaria posizione, si capirono all'indomani della rinuncia di Eliseo Zanasi, presidente confindustria di Foggia, alla proposta candidatura da parte della coalizione di centrosinistra.
Tale comportamento fece capire ai possibili candidati quali fossero le simpatie di Schiavone che frattanto cun una inversione a 180 gradi era tornato sulla necessità di una lista autonoma.
Come che sia la lista autonoma si fece ed ebbe l'imprimatur di Di Pietro il 19 maggio in un cinema cittadino dove fu presentato anche, fulmine a ciel sereno che determinò ulteriori malumori, il candidato sindaco nella persona di Giueppe Trecca (Giusi per gli amici).
In quell'occasione Schiavone, Trecca e lo stesso Di Pietro assicurarono il popolo di IDV che la lista non era in contrapposizione al centro sinistra che invece rimaneva il punto di riferimento a cui rivolgersi al ballottaggio e in coerenza assoluta con la linea nazionale del partito mai alleatosi con il centrodestra.
Con tali premesse, il risultato della prima tornata elettorale, assolutamente scadente in confronto alle potenzialità del partito, avrebbe comunque consentito l'elezione di un consigliere comunale oltre che del candidato sindaco, se solo Schiavone avesse accettato le offerte di apparentamento che venivano dal centrosinistra, offerte che furono rifiutate e che Schiavone invece dichiarava non essere mai pervenute.
Così mentre voci, pure confermate da fatti noti e accertati e comunque mai smentiti da Schiavone riferivano di accordi sottobanco di Schiavone con il centrodestra ritenuto vincente.
I dissidenti sono quindi candidati consiglieri che hanno visto vanificato e tradito il loro impegno dal comportamento politico di Schiavone, contrario a quello ufficiale e dichiarato che, evidentemente increduli di fronte a tanta sfrontatezza, chiedono che si ristabiliscano criteri di trasparenza e di democrazia nell'IDV di Foggia.
Ma pare che il Partito sia sordo.
Per correttezza va detto che appare veramente inverosimile che sia proprio IDV protagonista di una vicenda che non meraviglierebbe se avesse per protagonisti altri uomini e altri partiti, ma che sia proprio il partito di Di Pietro a tenere bordone ad un coordinatore provinciale che secondo le regole IDV dovrebbe essere solo gettato alle ortiche sembra proprio troppo.
In effetti va notato che Italia dei Valori non ha mai ufficialmente dato il proprio assenso alle operazioni di Schiavone, sembra invece la solita tattica partorita dalla fantasia di Schiavone e della moglie, vera eminenza grigia, per cui grazie a certa stampa "amica" si diffondono verità fasulle non corroborate da prese di posizione ufficializzate ma solo da anonime redazioni.
Per questo motivo giova ricordare a tutti gli estimatori di Di Pietro e dell'Italia dei Valori che uno dei pilastri dell'Italia dei Valori è proprio il concetto, sempre espresso da Di Pietro per cui, anche se a volte la giustizia non riesce a sanzionare con una sentenza definitiva comportamenti illegali, questo non significa che non vi sia una sanzione morale che dovrebbe comunque punire i delinquenti.
Sarebbe veramente inaccettabile che proprio Di Pietro che ha inculcato agli italiani questi altissimi concetti, si volesse dimenticare e volesse servirsi di una eventuale prescrizione per riabilitare un cittadino che non riesce ad essere coerente neanche in un partito come l'Udeur di Mastella e candidarlo per avvenuta prescrizione di un reato accertato e sanzionato nei due gradi di giudizio.
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