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    Dossier Genova G8

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    “Dossier Genova G8” (www.beccogiallo.it, 2008) è un libro con il rapporto illustrato della Procura di Genova sui fatti della Scuola Diaz. L’opera è sviluppata sotto forma di fumetto e permette una lettura agevole e una profonda comprensione dei fatti.

    Dossier Genova G8Dunque si narrano le sevizie e le torture contro i cittadini italiani e stranieri presenti nella scuola, e la distruzione dei computer appartenenti al Comune di Genova (che si è costituito parte civile).
    Ad esempio sono stati usati gli estintori sui cittadini feriti che non avevano opposto nessuna resistenza per infliggere ulteriori sofferenze: la polvere chimica che arrivava nelle ferite provocava dei dolori lancinanti.
    Inoltre è stato utilizzato un tipo speciale di manganello a due impugnature, “il Tonfa”, come arma impropria per infliggere colpi molto pesanti che potevano avere esiti anche mortali (è stato dimostrato che rompe le ossa di bue).

    Anche nelle forze di polizia la scarsa attenzione alla prevenzione e la scarsa professionalità ha prodotto il tipico risultato dell’italianità media: il pregiudizio politico che condiziona il comportamento o le rivalse personali contro i primi che capitano.
    Tra le altre cose la migliore definizione di quello che è accaduto è stata data dal vicequestore aggiunto del primo reparto mobile di Roma quando ha parlato di “macelleria messicana” (Michelangelo Fournier).

    Però, per capire meglio l’intricata questione, riporto la testimonianza del Prefetto Andreassi, che in realtà non faceva parte del gruppo di decisori finali dell’intervento alle scuole Diaz. Infatti esce di scena dopo la prima riunione in Questura.
    Dice Andreassi: “Esiste una regola non scritta per cui se ci sono delle violenze o disordini che non si è riusciti a prevenire… Questi devono essere compensati da un numero maggiore di arresti… L’arrivo del Prefetto La Barbera aveva lo scopo di conseguire quel risultato… compensare il gran numero di reati che si erano verificati durante le manifestazioni… con un numero di arresti adeguato... un numero considerevole di arresti avrebbe soddisfatto l’opinione pubblica . Ma aveva anche un valore interno” (p. 90).
    Del resto innumerevoli testimonianze concordano nell’affermare che al di fuori della zona rossa la città di Genova era in mano ai teppisti.
    Si doveva proteggere i potenti e agli altri poteva succedere di tutto. Le cariche era indiscriminate è non si faceva distinzione tra chi manifestava pacificamente e chi no (Anna Scalori, dell’associazione Pax Christi e Luigi Bobba, presidente delle ACLI).

    Per fortuna molti giornalisti presenti negli edifici vicini hanno potuto riprendere l’assalto ingiustificato delle forze di polizia e hanno potuto svergognare la montagna di stronzate accusatorie che erano state inserite nei verbali e nei rapporti ufficiali. Internet si è rivelata la giovane e forte voce della verità: degli innocui giornalisti e dei giovani che volevano approfittare dei collegamenti internet gratuiti forniti dal Comune di Genova sono stati trattati peggio dei peggiori criminali e mafiosi.
    Anche Lorenzo Guadagnucci, che all’epoca lavorava per il Resto del Carlino, è stato divorato dal diabolico ingranaggio dello stupro governativo della verità.

    Comunque la Giustizia sta cercando di punire i colpevoli, anche se nella lunga attesa dei diversi gradi di giudizio molti degli accusati continueranno a fare la bella vita. E, naturalmente, siccome viviamo nel bel paese più corrotto del mondo, tutti quelli che hanno commesso degli errori, volontari e involontari (in buona o mala fede), sono stati promossi nella loro carriera dai vari alti dirigenti governativi o di polizia.

    P. S. I fatti di Genova risalgono al 2001 e il libro è uscito nel 2008.
    Perché anche il mondo dell’editoria segue gli irritanti e colpevoli ritardi del mondo della giustizia? Avrebbe senso aspettare di dichiarare il proprio amore a una donna, dopo che questa si è sposata con un altro? Perché al successivo appuntamento di Firenze andò tutto bene?
    E perché non è stata fatta la commissione d’inchiesta parlamentare e nessun ministro dell’interno e nessun capo della polizia ha mai chiesto scusa per quelle miserabili menzogne e quelle ingiustificabili azioni militariste?

    Damiano Mazzotti


     
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