Fino a una decina di giorni fa i tentati di rintracciare l’ imbarcazione da parte della Soprintendenza del Mare erano andati a vuoto a causa della mancata localizzazione di giacitura e per la presenza di forte insabbiamento. Ma le forti mareggiate invernali (oltre ad aver fatto scomparire alcuni lembi litoranei campani…) hanno rimosso le grandi quantità di sabbia che coprivano il relitto giacente nella località denominata “Plaja”, tra Castellammare e la foce del San Bartolomeo.
Ciò che emerge dai fondali è una sequenza di quattro spezzoni di imbarcazione per una lunghezza di 22 metri, la lunghezza totale della nave, mentre la larghezza non è determinabile a causa dei danni derivati dall’ urto subito durante il naufragio e dal trascorrere dei secoli.
Verso la poppa è stato fotografato un piccolo cannone (nella foto) di lunghezza di poco superiore a 1m e con una bocca di diametro 15cm esterno e 7 interno: un’ “àncora di salvataggio” contro le frequenti aggressioni piratesche.
Al momento, i tecnici della Soprintendenza del Mare, coordinati dal Soprintendente Sebastiano Tusa, hanno soltanto operato per la documentazione e localizzazione del relitto al fine di approntare immediatamente i dispositivi di tutela affinché non venga sottoposto a danneggiamenti o razzie. Per sciogliere l’ enigma del documento di fine ‘400 bisognerà ancora attendere.
Luigi Ciamburro
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