Milano si è ormai ripopolata, si torna al lavoro, tra poco riapriranno le scuole. La città e la regione si trovano di fronte a un autunno e a un inverno ormai imminenti e che saranno sicuramente molto difficili. Basta fare un breve elenco dei punti più caldi che dovranno essere affrontati a breve, alcuni fin da oggi, per rendersene conto (si vedano anche i link ai nostri articoli che riportiamo in fondo all’articolo).
L’aspetto più rovente è quello della crisi economica, per la quale i prossimi mesi saranno decisivi. Molte casse integrazione stanno ormai giungendo alla fine e numerose aziende sono agli sgoccioli, sia di grandi che di piccole dimensioni, tanto che si parla di centinaia di migliaia di posti di lavoro a rischio.
I problemi dell’occupazione e del reddito diventeranno sicuramente ancora più pressanti e gli ammortizzatori che finora hanno fatto da cuscinetto sociale non saranno più uno strumento efficace. Il fatto che nelle sfere alte del potere economico e politico si stia vivendo un momento di euforia per alcuni dati congiunturali che, estrapolati dal contesto generale, vengono propagandati come conferme di un’imminente uscita dalla crisi non lascia sperare bene per un’efficace risposta politica.
A livello industriale deve essere ancora definitivamente risolto il caso Innse, con l’approvazione entro il 1° ottobre del piano industriale e dell’eventuale uso di ammortizzatori sociali (il Gruppo Camozzi tra l’altro sta già facendo ricorso alla cassa integrazione) e il varo da parte del Comune di Milano (ma la giunta riprenderà le attività solo il 13 settembre!) della variante urbanistica necessaria per rendere esecutivo l’accordo con Aedes, proprietaria dei terreni su cui sorge lo stabilimento.
E’ ancora in alto mare invece la questione della Risanamento di Luigi Zunino. Le banche hanno messo a punto un piano di salvataggio da circa 800 milioni di euro che depositeranno i prossimi giorni e il 22 settembre ci sarà la prima udienza della procedura di fallimento.
Se verrà decretata la bancarotta, le ripercussioni saranno enormi sia sul piano finanziario (tra Risanamento e holding personale di Zunino ci sono in gioco circa 4 miliardi di euro) sia su quello urbanistico (aree Falck e quartiere Santa Giulia), se invece sarà approvato il piano di salvataggio delle banche si avrà un prolungamento probabilmente altrettanto devastante dell’agonia di un malato terminale di bolla immobiliare.
Per quanto riguarda l’Expo si sta ormai per chiudere il primo anno e mezzo dall’assegnazione a Milano senza che nulla di nulla sia stato fatto, se
non le lotte per accaparrarsi poltrone e avere la gestione degli appalti. Tutto lascia intendere che anche allo scadere dei due anni la situazione non sarà di molto diversa. Ad agosto Lucio Stanca ha annunciato la presentazione nei primi giorni di settembre (ci siamo di già) di un patetico “piano di base” per l’area espositiva, cioè di un po’ di aria fritta per prendere ancora del tempo. In realtà nei prossimi mesi si dovrebbe capire se l’Expo si farà o meno e, se si farà, con quali effettive dimensioni finanziarie e cementizie. Intanto la mafia si prepara e aspetta, sicuramente poco turbata da un’operazione di facciata come quella del lancio di un “comitato di esperti” contro le infiltrazioni mafiose da parte di Roberto Formigoni. I prossimi mesi saranno fondamentali anche per riuscire a capire dove si sta indirizzando il mercato immobiliare: i cali dei prezzi delle case sono stati finora molto contenuti rispetto all’entità della crisi in atto, ma secondo gli operatori del settore c’è una forte quantità di invenduto e c’è stato un crollo delle operazioni di compravendita, due aspetti che fanno pensare a un calo dei prezzi più rilevante nei mesi a venire. Intanto il problema casa continua a non essere assolutamente affrontato dal Comune e dalla Regione, interessati unicamente agli interessi dei signori del mattone.
E a questo proposito va ricordato che sono in preparazione nuovi sfregi al volto della città grazie alle politiche della lobby del cemento. Diventerà operativo il piano casa e si comincerà a parlare più concretamente di altri progetti di cementificazione, come per esempio quello enorme per il recupero delle aree ferroviarie dismesse o da dismettersi. Bisognerà inoltre vedere se proseguirà l’enorme leva finanziaria che sostiene i progetti già in atto come CityLife e Garibaldi-Repubblica e se sarà sostenibile sul medio-lungo termine.
E sul lato finanziario va tenuto d’occhio innanzitutto il problema del bilancio del Comune di Milano, che dovrà sicuramente prevedere forti tagli, vista la netta diminuzione degli introiti da oneri di urbanizzazione e da tasse sulla pubblicità.
Ci saranno poi sicuramente ampi ridimensionamenti, se non veri e propri crolli, nei dividendi che il Comune ottiene annualmente dalle società di cui detiene il controllo, come A2A e soprattutto Sea.
Gli effetti più rilevanti delle entrate fiscali invece si faranno sentire maggiormente l’anno prossimo. Per ora si parla di tagli al bilancio per 30 milioni di euro, ma probabilmente si andrà ben oltre. Per il Comune ci sono poi da affrontare, ormai in tribunale, l’affaire dei derivati (il 16 settembre ci sarà una nuova udienza nell’ambito del relativo procedimento) e quello della ormai fallita società a controllo comunale Zincar e del suo buco di 18 milioni lasciato dalla gestione “allegra”. Senza poi dimenticare i derivati della Regione Lombardia, anch’essi sotto la lente della magistratura.
Sul piano più strettamente sociale, c’è l’arrivo ormai imminente e su grande scala dell’influenza suina. Se il governo nazionale brilla per confusione e mancanza di orientamenti precisi, tra l’altro anche in un aspetto fondamentale per la gestione del problema come la comunicazione al pubblico, la Regione Lombardia latita e non si è fatta ancora sentire con chiarezza (Formigoni e la giunta regionale d’altronde sono in vacanza fino all’8 settembre, data che tra l’altro fa correre qualche brivido lungo la schiena).
Anche in questo caso, come per la crisi economica, non lascia ben sperare il fatto che si prema l’acceleratore sul minimizzare l’entità dei rischi (il sottosegretario Fazio: “questa influenza non è grave”), quasi si voglia gridare “il peggio è passato” prima ancora che il peggio sia arrivato.
Anche se non è ancora possibile prevedere quale sarà l’evoluzione del virus, come minimo gli effetti sulle capacità di accoglienza degli ospedali e sulla capacità lavorativa della popolazione saranno sicuramente molto forti.
Autunno e inverno caldi anche per la scuola e l’università, alla prova della riapertura nel dopo-riforma Gelmini. Migliaia di posti di lavoro cancellati, precari lasciati a casa, istituti con bilanci drasticamente tagliati: un panorama a dir poco da incubo che va ad aggiungersi a un contesto complessivo già estremamente pesante. Senza contare la qualità di questo servizio essenziale sia a livello sociale sia a livello economico, già a livelli molto bassi e che andrà peggiorando.
E’ d’emergenza anche la situazione nelle carceri e nei centri di identificazione ed espulsione come quello di via Corelli a Milano. Sovraffollamento e condizioni inumane nelle prime, a cui nelle seconde va ad aggiungersi una situazione da lager di fatto che nelle settimane scorse non ha tardato a motivare le prime rivolte, dopo l’entrata in vigore del decreto legge sulla sicurezza.
Sul piano della repressione c’è la curiosità di vedere quale nuova orwelliana serie di divieti o normative assurde ci propinerà la show-politics milanese e lombarda, che con il 2009 è riuscita a battere per produttività e inventività la più tradizionale e miliardaria industria dello show-business. Intanto a ottobre cominceranno a essere operative le prime ronde.
Saremo sempre più regolati e sorvegliati, ma continueremo a marciare a passo di lumaca. Nonostante lo sfascio da Terzo mondo dei trasporti pubblici (ferrovie e trasporti cittadini, in particolare l’Atm a Milano), nulla finora lascia intendere che si pensi a qualche intervento concreto per porre fine all’assurdo problema.
E infine un solo paio di righe sulla politica, ricordando che l’anno prossimo si terranno le elezioni regionali, che saranno un’occasione per inasprire la già onnipresente corsa alla poltrona. In Lombardia il ring sarà occupato principalmente dalla lobby cementizio-sanitaria di Comunione e Liberazione, dai fedelissimi di Berlusconi e da una Lega Nord che contro le previsioni non è riuscita a sfondare all’ultima tornata delle amministrative, ma vuole lo stesso alzare la posta in gioco. E non sono da escludersi tiri mancini nei confronti di Formigoni, come lascia intendere lo scandalo Niguarda ancora in embrione.
Ma non c’è nessuna prospettiva positiva, allora? Ah, già, stavamo per dimenticarcene! A Milano sono in arrivo altre migliaia di nano-alberi in vaso per il maestro Abbado: possiamo quindi esultare…
A cura della redazione di Milano Internazionale
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