I geoglifi sono senza dubbio ciò che nell’immaginazione collettiva maggiormente si relaziona con il Perú meridionale e l’area della Pampa de Nasca. L’attività geoglifica non fu una prerogativa solo di questo territorio: la ritroviamo in tutto il continente americano (in momenti diversi e con tecniche e significati difformi) e in altre parti del mondo. Ma la maggior parte di queste macrofigure, incise sul terreno o realizzate in rilievo, è scomparsa a causa dell’agricoltura. I geoglifi di Nasca sono quelli più studiati, per la quantità e per le dimensioni gigantesche. Sono dispersi su oltre quattrocento chilometri quadrati, concentrati soprattutto nella zona pianeggiante tra Palpa e Nasca, con la massima densità tra il Río Ingenio, il Río Nasca e la foce del Río Grande. I primi sono tracciati su aree collinari. Le rappresentazioni più antiche sono figure antropomorfe che rappresentano divinità, di chiara influenza Paracas (cultura costiera sviluppatasi fra 750 e 100 a.C.), eroi mitici o immagini relazionate al culto degli antenati. Si tratta di personaggi con caratteristiche divinizzate, proliferazioni cefaliche che si diramano come raggi solari o grandi diademi piumati, simili alle rappresentazioni di stile Paracas tardo. Queste figure furono tracciate sulle pareti inclinate delle colline e si concentrano nelle valli circostanti l’attuale città di Palpa, ma anche nella zona del Río Ingenio e dello stesso Río Grande. I metodi di realizzazione furono diversi: l’asportazione del materiale litico di superficie delle colline, lasciando esposto un terreno chiaro di natura argillosa, oppure apportando del pietrisco superficiale, in modo da formare figure in rilievo. Talvolta si impiegò un metodo misto.
Nel mondo divino dei Nasca. Per ottenere le figure volute si tracciava una linea ininterrotta che costituiva il contorno dell’immagine, la cui estensione poteva occupare anche grandi superfici. Nel periodo corrispondente alle fasi più antiche di Nasca, parallelamente allo sviluppo e apogeo di Cahuachi (100 a.C.-400 d.C.), furono realizzate grandi figure di uccelli marini e terrestri, oltre a rappresentazioni della massima divinità: l’orca marina, relazionata con il mare. Il pantheon religioso fu raffigurato in macrodisegni nella piana desertica di Nasca, Ingenio e Palpa, creando un immenso spazio sacro all’aperto in grado di accogliere grandi concentrazioni di persone. In prossimità dei geoglifi e al loro interno si realizzarono rituali con fini prevalentemente propiziatori e religiosi. La quasi totalità delle simbologie è riferibile al culto dell’acqua e della fertilità. L’area dei geoglifi divenne in pratica una chiara alternativa spaziale al centro cerimoniale di Cahuachi, inteso come elemento duale, riferito alla religione e ai rituali che le popolazioni relazionate dallo stesso culto e dalla stessa ideologia avevano come punto di riferimento della loro coesione.
I più recenti sono grandi spazi di forma geometrica. Si tratta di linee, rettangoli, triangoli e trapezi. Furono tracciati con dimensioni gigantesche anche su precedenti geoglifi, talvolta senza rispettarne l’antica funzione, creando così una sovrapposizione che evidenzia la relatività temporale. Possono essere attribuiti culturalmente al periodo della dominazione Huari (550-1000 d.C.) e a quello successivo di epoca Ica-Chincha (900/1000-1435 d.C.) che culmina con la conquista incaica della costa. I nuovi disegni ebbero la funzione di circoscrivere vaste aree per cerimonie corali, integrandole all’interno con la costruzione di piccoli altari o strutture in pietra. Molti geoglifi realizzati nelle vicinanze dei fiumi vennero distrutti dalle alluvioni; quelli più lontani si conservarono grazie al clima secco e all’assenza di agricoltura. Il vento costante e violento, che soffia radente sempre nella stessa direzione, non permette il deposito dell’arena nei solchi dei geoglifi, né la rimozione del pietrisco ossidato, fissamente ancorato nel terreno argilloso e gessoso compattato dall’umidità notturna.
Geoglifi per mille anni. Analizzando la cronologia relativa, considerando le diverse sovrapposizioni dei geoglifi e le iconografie, si può tentare una
sequenza temporale. 500-100 a.C.: geoglifi antropomorfi di piccola dimensione dell’area di Palpa, Río Nasca e Río Grande, realizzati sulle pareti inclinate delle colline all’interno di valli, probabilmente utilizzati come meta di processioni e riunioni collettive, in prossimità d’insediamenti, forse vincolati al culto degli antenati e di eroi mitici. 100 a.C.-400 d.C.: figure zoomorfe (soprattutto ornitomorfe) relazionate al pantheon di Nasca, fitomorfe, rappresentanti oggetti cerimoniali (dardi, ventagli, flauti di Pan), percorsi meandriformi, spiraliformi e a zig-zag, per la maggior parte relazionati al culto dell’acqua e della fertilità; corrispondono all’apogeo di Cahuachi. 350-550 d.C.: grandi piazzole e linee rette di comunicazione tra aree di riunione collettiva, che si sono sovrapposte ai geoglifi anteriori distruggendoli parzialmente; furono utilizzate per rituali relazionati con la musica, danze, cerimonie con uso di armi da lancio; molte di queste linee o piazzole rettangolari, trapezoidali o triangolari avevano un orientamento solstiziale o equinoziale; altre ancora avrebbero potuto indicare località sacre, fonti d’acqua o coincidere con l’orientamento solare in date non riconducibili a un calendario astronomico; sono riferibili all’ultimo momento della presenza culturale Nasca. VII-XIII sec. d.C.: spazi circolari concentrici o preferibilmente eccentrici, delimitati da grandi pietre collocate in circolo o formanti rettangoli o figure cruciformi; questi geoglifi, che non fanno più parte della tradizione Nasca, sono considerabili frutto di un’attività relazionata al territorio in un lasso temporale compreso tra l’Orizzonte Medio e il Periodo Intermedio Recente.Giuseppe Orefici
Da Archeologia Viva n. 137
www.archeologiaviva.it
DIDASCALIE FOTO
in alto a sinistra:
GEOMETRIE
Una delle gigantesche “linee”, danneggiata da uno straripamento del Río Nasca. Questo tipo di raffigurazione risale all’ultima fase geoglifica Nasca, forse durante la dominazione Huari (550-1000 d.C.).
in basso a destra
GEOGLIFO DELLA SCIMMIA
Questa figura, appartenente alla seconda fase geoglifica Nasca (100 a.C.-400 d.C.), è collegata a rappresentazioni meandriformi, forse di natura tutelare. La coda è formata da una grande spirale, probabilmente più antica della stessa figura dell’animale.
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