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Feb 09th

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    Croazia, il sito preistorico di Vela Spila

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    La parola croata 'Vela Spilja' (o Spila) significa letteralmente Grande Grotta (o Grande Caverna) e si tratta in effetti di un ambiente naturale, situato nel ventre di una montagna, il cui interno misura circa 1500 mq, dei quali solo una piccola parte è stata esplorata.

    scheletroE' situata nella parte meridionale della collina di Prinski rat, che sovrasta l'attuale abitato di Vela Luka (sull' isola di Korčula), in posizione estremamente recessa della baia, protetta sotto diversi punti di vista ed eletta a dimora ideale da culture diverse che si sono avvicendate lungo un arco di tempo lunghissimo.
    La sua straordinarietà, infatti, consiste nel fatto che è stata continuativamente abitata dall'ultima Era Glaciale (18.000 anni prima di Cristo) fino alla media Età del Bronzo (2.000 a.C.), ma evidenze archeologiche ed antropologiche attestano che il luogo venne abitato ancora fino al 500 a.C. circa. Anche se diversi aspetti devono ancora essere chiariti, si ritiene che questo luogo fosse di rilevante importanza per gli scambi commerciali nell'Adriatico. Il perdurare della presenza umana ininterrottamente per circa ventimila anni rende questa Caverna un luogo ideale per lo studio delle relazioni interculturali e le connessioni con altre civiltà. Nuove ricerche, tuttora in atto, consentiranno di acquisire nuove conoscenze. Anche perchè rimane ancora un mistero il 'quando' la vita ebbe inizio a Vela Spila.

    Accedere al sito archeologico è possibile sia in macchina, attraverso una comoda strada (intagliata nel bosco) oppure a piedi dall'abitato a valle. Arrivati in loco, si gode di un panorama affascinante e impagabile su tutta la baia di Vela Luka.

    L'ingresso è situato a 130 m s.l.m. (si pagano10 Kuna, cioè poco più di 1 euro); pannelli in doppia lingua (croato e inglese) aiutano il visitatore nella comprensione dell'importanza della Grotta per lo studio della civilizzazione umana; è considerata una delle maggiori testimonianze preistoriche nella regione del Mediterraneo. Un lungo corridoio di una trentina di metri separa l'esterno dall' interno. Subito si avverte una sensazione di maestosità. La forma della roccia d'ingresso ha assunto quella di un arco piegato, la cui altezza massima è di 4 m e la larghezza di dieci. Superatolo, ci si ritrova nello spazio maggiore, nella Caverna vera e propria: l'altezza della 'volta' (prima dello scavo) era di 17 metri, oggi rimane un grosso foro dal quale spunta una porzione di cielo. Il soffitto della Grotta è perforato anche da un altro foro, ma più piccolo. Vi sono alcune fosse, in particolare una- molto profonda- posta verso la parete di fronte all'ingresso. Pare che siano state trovate ossa di orsi, cavalli e altri animali appartenenti all'antica Età della Pietra. Ci si accorge, avanzando, dei dislivelli interni del suolo, ricoperto di muschio, mentre un odore anche fastidioso raggiunge le narici.

    Le vicende della scoperta del sito iniziarono nel 1835, quando il collezionista d'antichità Nikola Ostoic visitò la caverna, divulgandone la bellezza naturale. Ma si dovette attendere un secolo, fino al 1949, per ulteriori indagini, e solo nel 1951-'52 iniziarono i primi scavi, che portarono alla luce i primi materiali fittili. Si cominciò a capire che alcuni di essi mostravano similitudini con reperti scoperti sulla vicina isola di Hvar (per questo il quarto strato più antico si associa alla presenza umana appartenente alla cosiddetta Cultura di Hvar). Ma nuove sorprese e nuovi misteri emergevano con il progredire delle ricerche in situ. Il ricercatore Grga Novak (dell'Istituto di Archeologia dell'Accademia delle Scienze iugoslava) pubblicò il resoconto di quei primi scavi in quegli stessi anni. Man mano si procedeva, si intuiva che la Grotta si estendeva obliquamente e al contempo tornavano a rivedere la luce oggetti di straordinaria importanza e dei quali si ignorava totalmente l'esistenza. Attraverso le millenarie e sepolte testimonianze, popolazioni remotissime tornavano al presente, con il loro bagaglio di tecniche, abitudini e culture.

    Gli scavi sono stati protratti in modo sistematico per circa trent'anni, durante i quali le tecniche sono migliorate, sia per l'analisi comparativa che statistica.

    Il 'fondo' della Grotta non è stato ancora raggiunto. Si è scesi fino a sette metri di profondità, individuando reperti appartenenti al 18.000 a.C. (Paleolitico superiore).; a 6 metri sono emersi quelli di un'epoca databile al 12.000 a.C. (Mesolitico).; a 5 metri appartengono reperti del 10.000 a.C. (Neolitico iniziale o cultura della ceramica impressa); a 4 m ceramiche del 6.000 a.C. (Neolitico pieno, che si identifica con la cultura locale, detta di Vela Luka); a 3 metri del 5.000 a. C.(Neolitico finale, identificato dalla cultura di Hvar), a 2 metri quelle del 4.000 a. C.(Eneolitico, in cui ancora è presente la cultura di Hvar), ad 1 m i reperti si datano al 2.000 a.C. (Età del Bronzo antico, identificato con la cultura di Cetina). Non staremo ad approfondire queste distinzioni scientifiche, in quanto chi ne è incuriosito può visitare il sito internet dedicato, in cui sono adeguatamente spiegati con illustrazioni tutti i periodi appena elencati e i relativi ritrovamenti.

    Sono stati anche trovati degli scheletri risalenti al tardo Neolitico, inumati in maniera singolare: una donna adulta ed un giovane uomo, uno di fronte all'altro e in posizione fetale. Furono scoperti nel 1986 e la notizia si diffuse subito nella cittadina di Vela Luka: quegli antichissimi progenitori suscitarono una tale commozione che venne loro dato il nome popolare di Grandma e di Grandpa, come fossero una sorta di onorevoli progenitori.

    Tra il 1986 e il 1988 furono scoperte le inumazioni di tre bambini piccoli (di età compresa tra un anno e mezzo e due anni), databili al 7.000 a.C. (Neolitico antico), la cui postura contorta ha offerto agli studiosi l'evidenza di una precoce spiritualità in quelle genti, della vita e delle abitudini di seppellire i morti nel territorio adriatico. Lo strato trovato a circa 80 cm sopra le tombe conteneva ceramiche e altri frammenti da tutti e tre i piani di sviluppo della cosiddetta cultura della ceramica impressa. Essi confermano la presenza di un' antica cultura neolitica nell'Adriatico ed allo stesso tempo rivela specifiche peculiarità di una locale.

    Per molti oggetti scoperti durante gli scavi nella Grande Grotta (in uno specifico strato), non sono state trovate corrispondenti analogie, sebbene la loro origine potrebbe essere localizzata ad oriente dell'isola (raffronti con i ritrovamenti della Caverna Gudnja a Pelješac) e sulla costa occidentale adriatica, così come in Grecia o Albania. Non può essere nemmeno negata, però, allo stato attuale delle conoscenze, l'esistenza di una cultura indipendente sull'isola di i Korčula. Sono stati anche trovati frammenti dipinti appartenenti a gruppi culturali cosiddetti Danilo-Ripoli Kakanj. Quello stesso strato ha fornito numerosi manufatti di pietra, selce ed osso, sfere, macine (pestelli?), e molte ossa di animali domestici, uccelli e pesci, così come differenti specie di gusci (conchiglie?) e chiocciole.

    La grotta era fornita di acqua potabile, che derivava da una sorgente, scoperta poco distante. E' indubbio il valore sacrale di tutta la zona.

    Oggi al locale museo di Vela Luka si conservano alcuni scheletri, in ottimo stato, insieme a molto materiale fittile proveniente dagli scavi di Vela Spila e altrove (per raffronto).

    Una curiosità: sono state messe in evidenza le eccezionali proprietà acustiche della Grotta la quale, proprio per tale ragione, viene occasionalmente usata come sala da concerto.



    Marisa Uberti
    www.duepassinelmistero.com

     

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