Una vera e propria bomba, rudimentale, ma pur sempre una bomba che poteva a tutti gli effetti uccidere, come poi confermato dalla Polizia. A far esplodere l’ordigno davanti la porta carraia della Caserma “Santa Barbara” nel cuore di Milano un libico di 35 anni, Mohammed Game, già noto alle forze dell’ordine per i suoi precedenti penali.
Secondo la prima ricostruzione che gli inquirenti hanno effettuato, l’attentatore si sarebbe avvicinato al cancello nel momento in cui, questo, aprendosi stava consentendo l’ingresso di un militare con la sua auto per prendere servizio.
Bloccato da un militare poco più avanti, urlando parole in arabo, il libico ha attivato l’ordigno che fortunatamente non ha avuto conseguenze se non per se stesso, che è rimasto ferito alla mano e al volto dalla sua stessa bomba, e per un militare originario di Brindisi che è stato colpito da qualche scheggia che fortunatamente non ha richiesto il ricovero. L’esito positivo è dipeso dal fatto che la bomba è detonata solo in parte: se fosse completamente esplosa, infatti, avrebbe provocato dei morti sicuramente tra coloro che erano in fila per entrare in Caserma.
I militari, che hanno smentito che il libico prima dell’esplosione avesse urlato il ritiro dei militari dall’Afghanistan (proprio un reggimento della Caserma in questione si trova attualmente impegnato in missione all’estero), hanno provveduto a bloccare l’attentatore sparando anche qualche colpo in aria.
Stando alle fonti del vice Sindaco di Milano, l’attentatore sarebbe giunto a Milano da Napoli con due chili di esplosivo già nella mattinata di domenica.
La procura ha aperto subito un’inchiesta sull’accaduto puntando l’attenzione sulla pista fondamentalista, anche se il sostituto procuratore Armando Spataro, in una breve conferenza stampa, ha escluso che il nome dell’attentatore fosse mai emerso nelle indagini sul terrorismo sia in territorio milanese che su quello nazionale smentendo, inoltre, che fosse mai arrivata una minaccia qualunque nei confronti della Caserma di via Perrucchetti.
Il libico, nei confronti del quale risultano solo precedenti per ricettazione, pare non frequentasse neanche le moschee del capoluogo lombardo dove risiedeva dal 2003, insieme ad una incredula compagna italiana dalla quale ha avuto anche due figli.
Intanto il Presidente del Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica), Francesco Rutelli, conferma che nelle “attività investigative di qualche settimana fa erano state colte conversazioni che concernevano una caserma che veniva identificata come caserma Perrucchetti”.
Pertanto, anche se per Rutelli non è il caso di creare allarmismi, il livello di guardia resta o torna ad essere alto e bisognerà appurare se questo sia solo il gesto isolato di un folle o se l’attentatore fosse parte attiva di una cellula terroristica.
Giuseppe Massimo Abate
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