In questi giorni si scrive molto – giustamente – del muro di Berlino. Sono intanto passati 30 anni da un’altro muro. Un muro musicale. Il 30 novembre del 1979, la EMI inizia a riempire le vetrine dei negozi di dischi con dei 33 giri, senza titolo o nome scritti, raffiguranti sul fronte e sul retro un muro di mattoni bianchi.
Fu l’inizio per far conoscere al mondo della musica rock, uno dei dischi più celebri degli ultimi decenni. Con l’uscita di “The Wall” (Il muro), i Pink Floyd chiusero gli anni ’70 con quello che sarebbe diventato, di lì a poco, il più impressionante progetto di opera-rock mai vista prima e mai più ripetuta.
Nato in maggior parte dall’idea del bassista e cantante Roger Waters, il disco compie in queste settimane i 30 anni di vita musicale. Insieme alla batteria di Nick Mason, alle chitarre di David Gilmour e alle (poche, in verità) tastiere di Richard Wright, The Wall racconta le angosce, gli incubi, i pensieri tormentati di Pink; una stella del mondo del rock, che da giovane aveva perso il padre nella 2^ guerra mondiale. Pink viene circondato dall’affetto, spesso soffocante, della madre. Il protagonista continuerà su questa strada, fino a costruirsi un suo ‘muro’ personale nei confronti delle persone che lo circondano. Muro che viene rappresentato in tutto e per tutto dai Pink Floyd, con l’ausilio delle sette note. Con molti riferimenti alla vita stessa di Roger Waters, il disco diventerà prima un doppio 33 giri (chissà se i giovani d’oggi sanno cosa sia quest’ultimo!), per poi diventare un grande e variopinto concerto rock, ed infine un film diretto da Alan Parker, con Bob Geldof nel ruolo di Pink.
All’uscita del disco i pareri furono contrastanti. L’unica cosa sicura era che, piacesse o meno, il lavoro dei quattro musicisti inglesi non rimaneva inascoltato. Quello che colpì gli appassionati di musica rock in generale, fu sicuramente l’esibizione dal vivo dei Pink Floyd. Per via delle dimensioni enormi di tutto il complesso, i concerti necessitavano di spazi predisposti scelti. Furono poche le occasioni per offrirlo al pubblico; Los Angeles, New York, Londra, videro i concerti svolgersi nel 1980, mentre nel 1981 furono Dortmund e ancora Londra a tenere i concerti del gruppo inglese. Nell’estate del 1990 Roger Waters riportò in scena, da solista, The Wall a Berlino nella storica Postdamer Platz, per festeggiare l’abbattimento del muro di Berlino che poco tempo prima fu veramente distrutto. A cantare il disco dei Floyd, insieme a Waters, diversi artisti della musica rock come Bryan Adams, Van Morrison e gli Scorpions che, viste le loro origini, avevano il ruolo di padroni di casa.
Le esibizioni del 1980 e 1981 vedevano il realizzarsi di un muro di mattoni (più di 400) in compensato e cartone. “Il Muro” misurava circa 50 metri di lunghezza per 10 di altezza, ed andava via via a costruirsi mattone dopo mattone finché, a metà dell’esibizione, il gruppo era totalmente nascosto agli occhi del pubblico. Sul muro venivano proiettate immagini appositamente create, usando così il muro come uno schermo di enormi dimensioni. Alla fine del concerto – che coincideva con la fine del disco – l’enorme muro veniva fatto crollare completamente, quando la frase conclusiva del brano “The Trial” (Il Processo), ripetuta continuamente recitava le parole; “Tear down the wall!” (intesa come; “buttate giù il muro!)”. A Berlino – nel 1990 – le dimensioni del muro sfioravano i 150 metri di lunghezza per 25 di altezza, e lo spettacolo venne mandavo in onda in mondovisione.
Prodotto da David Gilmour, Bob Ezrin e Roger Waters, il disco contiene tra i suoi solchi diversi brani che negli anni ancora facevano parte dei concerti dei Floyd nei due decenni successivi; la celebre “Another Brick In The Wall”, divisa in 3 parti, che trova spazio nella prima metà del disco; la limpida chitarra acustica di David Gilmour che introduce la seconda parte del disco con “Hey You”; la chitarra elettrica di Gilmour che torna e sembra volare per l’assolo conclusivo della leggendaria “Comfortably Numb” a metà della seconda parte; la marziale “Waiting For The Worms” che porta l’ascoltatore verso la teatrale “The Trial” prima che “Outside The Wall” vada a chiudere il disco, con la stessa melodia che apre il disco al suo inizio.
The Wall rappresentò per i Floyd un’enorme successo commerciale, com’era stato per altri loro dischi precedenti, tra tutti The Dark Side Of The Moon, considerato il disco perfetto. Questo successo consentì alla band di appianare anche delle perdite enormi in denaro, provocate dalla grave negligenza da parte dell’agenzia Norton Warburg, che fece perdere ai Floyd una cifra di 3 milioni e trecentomila sterline. Il presidente del gruppo, tal Andrew Warburg, se ne era fuggito in Spagna. Nel 1987 tornò in Inghilterra e venne condannato a 3 anni di prigione.
Per chi fosse interessato, alcune notizie di questo articolo sono state tratte dal libro “Pink Floyd – La storia illustrata”della Rockbooks/Gammalibri. Per chi volesse avere un’altro testo approfondito sui Pink Floyd, così come sui loro dischi, ecco che il libro “Pink Floyd – Uno scrigno di segreti” edito dall’Arcana Editrice può essere un’ottimo acquisto. Quest’ultimo lavoro è stato scritto da Nicholas Schaffner.
Manuel Moz
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