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    "Arnèis", il nuovo album di Tendachent

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    Gli arnèis in piemontese sono gli arnesi, i ferri del mestiere, cui la band di Maurizio Martinotti rende doveroso omaggio con questo disco che segna il ritorno ad un suono acustico, dove gli arrangiamenti, essenziali ma poderosi, mettono in risalto proprio i colori degli strumenti utilizzati e l’intreccio delle loro timbriche.

    A quattro anni di distanza dall’uscita dell’ultimo apprezzatissimo «La Valle dei Saraceni», vincitore tra le altre cose del Premio Città di Loano 2006, Tendachënt si sono lanciati con entusiasmo nel nuovo progetto, una versione diremmo quasi unplugged, con quattordici brani nuovi di zecca a cui si aggiungono ben cinque bonus track registrate dal vivo.

     

    PRESENTAZIONE ARNEIS

    Gli strumenti musicali sono gli “arnèis”, gli attrezzi del nostro mestiere: oggetti meravigliosi da ascoltare, ma anche da vedere. Ciascun musicista ama i suoi strumenti - di un amore a volte morboso - non solo per come suonano, ma anche per la marazzatura, il colore, addirittura per l’odore dei legni, delle resine e delle vernici, per la foggia, per particolari (la forma di un riccio o delle buche sul piano armonico, una filettatura o un intarsio) che ai più sfuggono o possono sembrare insignificanti. E ogni strumento - costruito da maestri liutai del presente o del passato - possiede un timbro unico ed inimitabile, più caldo o più brillante, più delicato o più aggressivo.

    Ma, ça va sans dire, l’arnèis è anche un vino, uno dei pochi bianchi della sontuosa enologia della nostra incomparabile terra, il Piemonte. Piemontesi siamo, ed orgogliosi di esserlo, ma solo perché il caso ci ha fatti nascere qui.

     

    IL GRUPPO

    tendachentTendachënt nasce nella primavera ’97 come erede in linea diretta della storica formazione piemontese La Ciapa Rusa, che con venti anni di carriera, sette dischi all’attivo e concerti in tutta Europa, Stati Uniti e Canada, ha rappresentato un solido punto di riferimento nell’evoluzione e nel rinnovamento del folk revival nord italiano.

    Dalla “vecchia” Ciapa Rusa Tendachënt trae spunto a partire dal proprio nome (il primo album della Ciapa aveva infatti per titolo Ten da chënt l’archet che la sunada l’è longa, in italiano “tieni da conto, conserva l’archetto, che la suonata è lunga”), ma anche per alcuni “ripescaggi” nel primo album “Ori pari” di parte del repertorio da quello della formazione madre. Messi da parte alcuni strumenti come il piffero e l’organetto diatonico, che avevano caratterizzato per molti anni il suono della Ciapa Rusa, Tendachënt si è distinto nel corso degli anni per un approccio totalmente nuovo e via via costantemente modificato agli arrangiamenti dei brani: talora progressivi e fortemente intrisi di pulsioni rock e talora acustici e quasi classici.

    Nel 2000 esce il disco d'esordio del gruppo, "Ori Pari", pubblicato in Italia e Spagna. Il gruppo ha inoltre accompagnato la cantante Betti Zambruno nello spettacolo "Omaggio a Leone Sinigaglia", prodotto nel 2001 per il festival "Cantè Bergera": da tale concerto è stato ricavato il cd " Al lung de la riviera", pubblicato a febbraio 2003.

    Nel 2007 Tendachënt ha festeggiato i primi dieci anni di attività: dieci anni di concerti in giro per l’Italia e l’Europa, dieci anni durante i quali il suono della band ha progressivamente acquisito forza e personalità, fino a fruttare nel 2006 il Premio Città di Loano, assegnato da una giuria estremamente qualificata al terzo lavoro discografico del gruppo, “La Valle dei Saraceni” (Folkclub Ethnosuoni, 2005), quale miglior opera di musica tradizionale italiana.

    Nel 2008 il gruppo diviene un quartetto. Della line-up che fu della vecchia Ciapa Rusa Tendachënt presenta ancor oggi Maurizio Martinotti, ghirondista, voce, fondatore e anima del gruppo, assieme a Bruno Raiteri, violino. Accanto a loro Enrico Negro (chitarre e plettri), Mauro Basilio (violoncello) e qua e là le percussioni di Gigi Biolcati.

    Nel 2009 questa formazione pubblica il nuovo lavoro discografico, “Arneis”, con brani per lo più di Martinotti ed un ritorno al suono acustico. Gli arrangiamenti, essenziali ma poderosi, mettono in risalto i colori degli strumenti utilizzati e l’intreccio delle loro timbriche.

     

     

     

     

    FolkClub Ethnosuoni

     

     

     

     

     

     

     

     
    Author Profile: Luigi Ciamburro

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