Il Ministero della Pubblica Istruzione è circondato. Poco da fare ormai, i ragazzi sono arrivati e anche la verità sulle condizioni miserrime in cui versano alcune scuole romane è stata svelata. Resa pubblica. Gridata.
Ma andiamo con ordine. Nella mattinata di ieri, il Collettivo Studentesco Metropolitano Senza Tregua aveva indetto un corteo per denunciare le carenze di molte strutture scolastiche romane; bagni, palestre, finestre, soffitti e controsoffitti…tutto rigorosamente fatiscente, tutto rigorosamente ignorato dalle rispettive Presidenze, tutto rigorosamente ripreso, fotografato e denunciato pubblicamente dai ragazzi, determinati ad omaggiare il ricordo di Vito – 17enne torinese morto il 22 novembre 2008 in un liceo torinese per il crollo di un controsoffitto. Un vero e proprio lavoro di inchiesta che ha mosso i primi passi alcune settimane fa, con un lavoro certosino che si è sviluppato in più di 25 scuole romane, tra centro e periferia. Una parola, quest'ultima, spesso dimenticata da chi stanzia fondi per la sicurezza dei licei e degli istituti romani. "Di scuola no si può morire! Senza tregua contro la scuola di classe", il motto di questi ragazzi la dice lunga sulla consapevolezza politica che li accompagna in questa mattinata romana; alla faccia di chi taccia il movimento studentesco (non solo universitario) di essere l'ombra di se stesso e un semplice insieme di fannulloni. Slogan, cori, striscioni. Il corteo studentesco – auto-convocato e non autorizzato – si snoda lungo le vie della metropoli, un lungo serpente macchiato di rosso che attraversa le strade in maniera compatta, rumorosa e decisa. Una macchia che va ingrossandosi strada dopo strada, un vero e proprio flusso continuo di persone e coscienze che risvegliano timidi ricordi ormai archiviati. Il sangue nuovo che scorre nelle arterie autistiche della capitale. Domina la scena il colore rosso; gli studenti sottolineano come il loro collettivo e la manifestazione indetta abbiano una precisa connotazione politica, prendendo le distanze da quel trend pericoloso della "ribellione generazionale e apolitica" che più di un anno fa portò i neofascisti di Blocco Studentesco ad infiltrarsi tra le maglie della protesta dell'Onda. A Roma si parlerà per l'intera giornata di questo corteo. C'è chi li ha visti come un problema in più, per il traffico mandato in tilt; altri ne hanno parlato come si fa per i quotidiani rimbrotti di protesta che accomunano operai, sindacati, studenti e precari, sempre pronti a scendere in piazza a gridare la loro rabbia. Chi analizza meglio la situazione delle lotte sociali, scorge in questo corteo una linfa differente che scivola in città; un collettivo che va oltre la semplice protesta che denuncia l'inadeguatezza del sistema formativo italiano. Un collettivo capace di unire la questione studentesca con i nodi fondamentali delle lotte sociali oggi presenti, dalla sicurezza sul lavoro alla fascistizzazione delle legislazioni securitarie che mettono sott'accusa i tessuti più vivi della società civile. Va riconosciuto, dunque, un merito a questo tipo di lavoro, a questa metodologia d'azione; va riconosciuta la capacità di inserirsi in punta di piedi nelle ferite mai guarite di una nazione malata di indifferenza, assumendo l'onere (e l'onore) di essere un'avanguardia che si lancia in avanti per assaltare il cielo.
Samir Hassan
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