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    L' Iraq si prepara a votare

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    Ancora una giornata di sangue a pochi giorni dall'Election Day in Iraq. Domenica 7 marzo infatti, si terranno nel Paese le seconde elezioni politiche dall'intervento statunitense nel 2003. Sono stati 3 gli attentati compiuti, in poche ore, nella capitale Baghdad nel giorno del voto anticipato per le legislative di domenica.

     

     

    Puntuali e in parte anche attesi in quanto lo scorso mese di febbraio, il ramo iracheno di al Qaeda aveva promesso che avrebbe impedito con ogni mezzo le elezioni. E con l'approssimarsi dell'appuntamento elettorale, i terroristi sono infatti, tornati a colpire e, in grande stile. Il mese scorso, il numero delle persone uccise in tutto il Paese, secondo le cifre ufficiali, è stato di oltre 350. A gennaio erano state 190, mentre a dicembre, dopo una raffica di attentati contro edifici istituzionali nella capitale, erano state oltre 300. Stamani una bomba è esplosa poco lontano da un seggio, e poco dopo 2 attentatori suicidi si sono fatti esplodere davanti a 2 seggi. Il bilancio è stato di almeno 14 morti, di cui 9 agenti e 5 civili, tra i quali 4 bambini, mentre i feriti sono stati almeno 50. Nel primo attentato l'ordigno è esploso nel quartiere nord-occidentale di al Hurriya colpendo dei civili. Gli altri due attacchi compiuti da terroristi suicidi, sono invece, avvenuti uno davanti al seggio organizzato in una scuola nel quartiere di Bab al-Mouazam, nel centro della città colpendo i soldati in fila per votare e l'altro accanto a dei militari in fila davanti ad un seggio nel quartiere Mansour, nella parte occidentale della capitale. Gli attentati di oggi sono avvenuti all'indomani di un quadruplo attentato suicida, di cui uno diretto contro le ambulanze impegnate a soccorrere i feriti, avvenuto a Baquba, capoluogo della provincia di Diyala al confine con l'Iran, abitata sia da sunniti sia sciiti. Un attacco che ha provocato almeno 33 morti e 48 feriti. Con questa spada di Damocle sulla testa sono comunque iniziate le operazioni di voto anticipato presso i 450 seggi elettorali aperti in tutte le regioni dell'Iraq. Domani invece, saranno chiamati al voto gli iracheni all'estero. Sono queste, prove tecniche di democrazia, ma anche una sorta di prova generale per tutti prima dell'appuntamento elettorale vero e proprio del 7 marzo prossimo a cui parteciperanno ben 306 liste, di cui 12 sono coalizioni. Di queste poi, le principali sono 6: l''Alleanza per lo stato di diritto' del premier Nuri al Maliki, una lista sciita, una lista laica dell'ex premier Allawi, i sunniti, i curdi dell'Alleanza per il Kurdistan e la lista laica di Allawi e la lista trasversale 'Unity for Iraq alliance'. Al Maliki si è detto certo della vittoria della sua lista, ma il premier si sta giocando la sua credibilità proprio sulla sicurezza, che in queste settimane sta venendo ripetutamente messa a dura prova. Domenica saranno tutti gli iracheni ad essere chiamati a rinnovare il Parlamento da cui uscirà il nuovo governo di Baghdad. Dovranno eleggere i 325 deputati che siederanno in parlamento.

     

    Sono queste elezioni definite cruciali per il futuro dell'Iraq e su cui grava il timore di una nuova esplosione della violenza nel Paese. Stamani sono stati chiamati al voto circa 800mila elettori tra detenuti, ammalati, militari e funzionari del ministero degli Interni. Il resto dei circa 20 milioni degli aventi diritto al voto si recheranno invece, nei circa 64mila seggi distribuiti in tutto il Paese, domenica prossima. Una serie di attacchi armati e l'infiammarsi dello scontro politico hanno alimentato negli ultimi giorni tutte le preoccupazione della vigilia. Mentre la campagna elettorale dei circa 6200 candidati continua fino a domenica, la commissione elettorale irachena, che da tempo ha preparato le schede e i timbri necessari per l'espletamento del diritto al voto anticipato, è già in piena attività. Le autorità irachene prevedendo da tempo una nuova ondata di attacchi terroristici, lanciata contro il processo democratico nel Paese, hanno predisposto un dispositivo di sicurezza fin da una settimana prima dell'appuntamento elettorale del 7 marzo. Un dispositivo completamente affidato alle forze di sicurezza irachene. Una sorta di fiducia supplementare che il governo iracheno, sulla base dell'esperienza di precedenti elezioni parlamentari e provinciali, ha dato alle sue forze governative. Cosa questa sottolineata dal generale Aydin Khalid, vice ministro degli interni e capo di uno speciale Comitato creato apposta per l'evento. Sono almeno 600mila gli agenti e i membri delle forze di sicurezza mobilitati per proteggere i seggi predisposti in tutto il Paese e gli elettori che vi si recheranno per votare. Predisposto un piano di sicurezza che prevede tre cerchi di protezione: ai seggi, nei quartieri e nei confini cittadini. A gestirli la polizia locale, la polizia federale e l'esercito. Le forze americane resteranno invece, nelle loro basi e interverranno solo nel caso in cui siano le autorità irachene a chiederne l'intervento. Attualmente i soldati USA nel Paese sono 96mila di cui la metà saranno ritirati entro il primo settembre 2010. Gli accordi siglati a dicembre 2008 tra Baghdad e Washington prevedono il ritiro totale delle truppe alla fine del 2011. Oggi la polizia irachena ha arrestato anche alcune persone sospettate di aver partecipato agli attentati di ieri a Baquba. La notizia è stata resa nota dalla Tv irachena.

     

     

     

     

    Ferdinando Pelliccia

     

     

     
    Author Profile: Luigi Ciamburro

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