Si irrigidisce ancora di più la politica antiterrorismo della Mauritania. Per il Paese nordafricano aprire negoziati con i gruppi terroristici o uno scambio di prigionieri con gli ostaggi in loro possesso è da escludere categoricamente. E' questa la posizione espressa oggi dal governo di Nouakchott.
Una posizione riportata dal giornale arabo 'al-Quds al-Arabi' che ha raccolto una dichiarazione del premier, Moulaye Ould Mohamed Laghdhaf in merito alla vicenda che vede coinvolti 5 ostaggi occidentali, 3 spagnoli e 2 italiani. Sequestro che l'organizzazione terroristica 'al Qaida nel Maghreb islamico', Aqmi, ne ha rivendicato la paternità chiedendo, in cambio del loro rilascio, denaro e la scarcerazione di 4 loro compagni detenuti in Mauritania. Il capo del governo mauritano ha ribadito anche la sua contrarietà al pagamento di un riscatto per la liberazione degli ostaggi. Il ministero degli Esteri italiano non ha mai escluso finora nessuna opzione per ottenere la liberazione di Sergio Cicala e della moglie Philomene Kabouree i due italiani rapiti il 17 dicembre scorso in Mauritania dal ramo maghrebino di al Qaeda. Sulla vicenda la Farnesina però, ha più volte rinnovato anche l'invito al silenzio stampa. Lo scorso lunedì però, è scaduto anche il secondo ultimatum fissato dai terroristi, le ansie e le paure, per la sorte degli ostaggi, sono aumentate. Ieri il governo italiano aveva ancora una volta chiesto l'intervento del presidente del Mali, Amadou Toumane Tourè. Quella di oggi però, suona come una risposta implicita del governo di Noiakchott all'Italia. Nel ribadire la posizione intransigente del suo Paese in merito alla vicenda, il primo ministro mauritano ha anche precisato che il suo Paese farà il possibile per ottenere il rilascio degli ostaggi. A proposito il capo del governo di Nouakchott ha fatto intendere che potrebbe anche esserci un blitz dei militari mauritani. Laghdhaf ha sottolineato quanto sia ormai alto il grado di preparazione del suo esercito che è presente ormai ovunque e ben preparato per garantire la sicurezza nel Paese e alle frontiere. Si ingarbuglia quindi ulteriormente la vicenda degli ostaggi tuttora in mano ai terroristi filo al Qaeda in Africa Occidentale. Da tempo la situazione nell'area è di quelle che preoccupano le diplomazie internazionali.
All'instabilità dovuta alla presenza di gruppi terroristici che agiscono quasi sempre impunemente, si è ora associata anche una crisi dei rapporti tra i vari Paesi dell'area. In particolare la tensione è forte tra Algeria, Mali e Mauritania. I tre Paesi sono coinvolti, direttamente o indirettamente, nella vicenda del sequestro degli ostaggi occidentali da parte dei terroristi dell'Aqmi. Dopo le concessioni fatte dal governo maliano di Bamako, che per il rilascio dell'ostaggio francese, Pierre Camatte ha scarcerato 4 membri dell'organizzazione terroristica, ora gli occhi sono tutti puntanti sulla Mauritania. Il braccio armato nordafricano di al Qaeda preme per la liberazione dei suoi uomini detenuti nelle carceri del Paese mentre il governo di Nouakchott mentre quet'ultimo non solo ha irrigidito la sua politica antiterrorismo, ma ha anche duramente condannate le concessioni fatte dal Mali. Sia il governo di Nouachkott sia quello di Algeri hanno ritirato il loro ambasciatore da Bamako in reazione alla concessioni fatte da quest'ultimo nel corso delle trattativa per l'ostaggio francese nelle mani dei terroristi. Algeria si sarebbe addirittura ritirata dalla mediazione tra i ribelli del Nord del Mali e il governo centrale.
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