Avviata la sperimentazione clinica di un medicinale capace di neutralizzare diversi tipi di cancro. Una scoperta “italiana” realizzata da Pier Paolo Pandolfi alla Harvard Medical School di Boston.
Mandare in tilt le cellule tumorali, causandone l’invecchiamento precoce fino alla farle morire. Senza usare medicinali tossici. È il “trucco” che può aprire la strada alla sconfitta di ogni tipo di cancro, ideato, testato e trasformato in farmaco efficace da Pier Paolo Pandolfi, un ricercatore della Harvard Medical School di Boston. I risultati della ricerca sono stati annunciati su Nature e riguardano il buon esito dei test di fase 1 sull’uomo dei primi 23 farmaci anticancro di nuova generazione, progettati per mandare in corto circuito il tumore, avviati a giugno 2009 da Pandolfi.
Il trucco, spiega il ricercatore originario di Perugia e oggi scienziato di fama mondiale, consiste nel neutralizzare un gene chiamato Skp2 innescando così il processo di invecchiamento che impedisce alle cellule tumorali di dividersi e di crescere, lasciando tranquille quelle dei tessuti sani. «Se si blocca Skp2 (con farmaci anti-Skp2) le cellule malate riattivano un programma di senescenza naturale». Poiché il processo di senescenza è universale, riguarda cioè tutte le cellule malate del corpo, i farmaci testati a Boston potrebbero funzionare contro molti, se non tutti, i tumori. Uno di questi è già in fase di sperimentazione clinica.
In particolare, bersaglio dei medicinali sono le proteine che attivano o disattivano altre proteine, provocando una cascata di reazioni come in un circuito elettrico. I farmaci intervengono o aumentando ulteriormente l’energia (uccidendo le cellule tumorali come lampadine che esplodono per l’eccessivo carico di corrente), oppure riducendola (togliendo così alimento alle cellule malate). In entrambi i casi gli effetti collaterali sono molto ridotti rispetto all’attuale chemioterapia, mentre l’efficacia è decisamente maggiore.
Oggi sono noti solo alcuni dei geni legati all’invecchiamento delle cellule, e la scoperta di Pandolfi è del tutto nuova perché riguarda un “programma di invecchiamento” cellulare finora sconosciuto e che funziona in modo indipendente da quelli finora osservati. Utilizzando cellule maligne coltivate in provetta e topolini colpiti da diversi tipi di cancro, gli esperti hanno scoperto che per far invecchiare le cellule malate e quindi eliminare i tumori basta disattivare Skp2. In questo modo le cellule tumorali, divenendo incapaci di moltiplicarsi, cessano di vivere. Si tratta di assecondare un meccanismo di difesa naturale che abbiamo. «La risposta di senescenza è lo stesso meccanismo che protegge la pelle dai danni del sole. La cellula “scottata” e danneggiata attiva fisiologicamente un programma di autodistruzione. Il processo di senescenza - nota Pandolfi - potrebbe rivelarsi una cura valida per molti, forse tutti i tumori infatti la risposta di controllo che avvia la senescenza in caso di anomalie cellulari oncogeniche avviene in tutte le cellule del nostro corpo. Sta a noi sfruttarla».
In un recente convegno organizzato al Centro di Biotecnologie Molecolari dell’università di Torino scienziati di tutto il mondo avevano convenuto che questo è un campo di ricerca che si sta evolvendo in maniera eccezionale e che sta portando a nuovi farmaci non più futuribili, ma reali. La scoperta di Pandolfi ne è la conferma.
Federico Tulli
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