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    Acqua, divisioni e convergenze sulla privatizzazione

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    Modena - Il Consiglio comunale ha bocciato le mozioni presentate da Idv e Modena 5 stelle
    La discussione sulla "privatizzazione dell'acqua" portata alla ribalta dell'agenda politica dal decreto Ronchi (135/2009) divide la maggioranza in Consiglio e registra punti d'incontro su fronti opposti.

    Il Consiglio comunale, nella seduta di lunedì 26 aprile, ha bocciato due ordini del giorno presentati sull'argomento rispettivamente da Italia dei valori e Modena 5 stelle. A favore della mozione presentata da Eugenia Rossi (Idv), "Riconoscimento dell'acqua come diritto universale e del servizio idrico come servizio pubblico", si sono schierati, Idv, Modena 5 stelle e Sinistra per Modena; astenuto il Pdl e quattro consigliere del pd (Giulia Morini, Cinzia Cornia, Elisa Sala e Franca Gorrieri); contrari gli altri consiglieri del Pd.

    Contro la mozione presentata da Vittorio Ballestrazzi (Modena 5 stelle), "Acqua bene comune universale, pubblico, si è schierato anche il Pdl, oltre il Pd che ha registrato l'astensione di Morini, Corni e Gorrieri; invariate, rispetto alla prima, le posizioni delle altre forze politiche.
    La mozione di Eugenia Rossi chiedeva di modificare lo Statuto comunale introducendo i concetti "del diritto all'acqua come diritto umano e lo status dell'acqua come bene comune pubblico, la proprietà pubblica del servizio idrico integrato e la sua gestione come servizio pubblico locale privo di rilevanza economica". "Perché - ha concluso la consigliera nella sua presentazione - solo con queste azioni si può contrastare il decreto 135/2009". L'ordine del giorno presentato da Vittorio Ballestrazzi si spingeva oltre chiedendo anche "il pieno appoggio del Consiglio comunale ai tre requisiti referendari la cui raccolta delle firme è iniziata a Modena il 25 aprile".
    I consiglieri di maggioranza hanno ripetutamente invitato a ritirare gli ordini del giorno per arrivare a modificare lo Statuto comunale dopo aver approfondito la discussione sull'argomento in sede di commissione Affari istituzionali. "Per questo abbiamo ritirato il nostro ordine del giorno", ha detto Federico Ricci (Sinistra per Modena) che ha anche spiegato: "La privatizzazione voluta dal decreto Ronchi si applica solo ai servizi di rilevanza economica che i Comuni individuano nei loro Statuti.

    Ad oggi sono 150 i Comuni che hanno adottato il requisito dell'acqua come bene su cui non si può guadagnare. Facilmente la modifica potrebbe essere fatta con il referendum." Anche Gian Domenico Glorioso (Pd) ha sottolineato "l'utilità del lavoro avviato in Commissione dove saranno ascoltati esperti del settore che potranno chiarire molti aspetti dell'argomento, consentendo una più ampia discussione finale in Consiglio". Paolo Trande (Pd) ha evidenziato che non condivide le mozioni laddove si dice che la gestione del servizio idrico deve essere pubblica, "sia perché molte gestioni pubbliche sono state inefficienti, sia perché non è economicamente sostenibile".

    Una distinzione colta da Giuliana Urbelli (Pd) che ha affermato: "Siamo assolutamente contrari alla privatizzazione dell'acqua, ma non siamo contro ad una gestione del servizio che possa prevedere anche l'accesso dei privati". Un'accezione che vede d'accordo l'assessore all'Ambiente Simona Arletti la quale ha precisato come "nella nostra città le perdite dell'acquedotto si aggirano intorno al 20 per cento". Stefano Rimini (Pd) ha elencato le inefficienze nella gestione dell'acqua a livello nazionale e, al tempo stesso, il fatto che attualmente la gestione è prevalentemente pubblica: "Su 100 Ato solo 7 sono in mano ai privati".

    E se per William Garagnani (Pd) "il problema della verifica e del controllo dell'efficienza del servizio è al centro di tutto", per Giancarlo Campioli (Pd) l'esperienza di "governance" di Modena nella gestione del servizio è un esempio a livello regionale. Per Luigi Alberto Pini (Pd) "è compito della politica garantire i servizi primari, tra cui l'accesso all'acqua: dalla sua captazione al rilascio finale e addirittura occorre garantire che l'acqua in uscita possa essere riciclata per usi industriali".


    Una riflessione che ha coinvolto anche Gian Carlo Pellacani (Pdl): "Tutti siamo d'accordo che l'acqua è un bene universale, ma portare l'acqua nelle case ha un costo. Oggi il pubblico deve affrontare situazioni più critiche che richiedono di indirizzare le risorse diversamente". Ha difeso il decreto Adolfo Morandi (Pdl): "Le legge dovrebbe servire a rendere più efficace il servizio pubblico e introduce solo il concetto che la distribuzione dell'acqua può avvenire anche in forma mista o privata". Michele Barcaiuolo (Pdl) ha invece denunciato il rischio di speculazioni: "Già nella scorsa legislatura ci eravamo schierati contro un trend portato avanti da questo Governo, poiché certi indirizzi politici e economici hanno fatto dell'acqua una facile fonte di speculazione".

    In conclusione di dibattito Eugenia Rossi (Idv) ha ribadito che con il subentro dei privati nella gestione, gli aumenti delle tariffe saranno inevitabili ("tanto che la legge non prevede nemmeno un'autorità di controllo") e l'unico modo per opporsi al decreto è cambiare lo Statuto comunale. Vittorio Balestrazzi (Movimento 5 stelle) si è detto pienamente d'accordo.

     

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