Al termine della rappresentazione, che si propone come uno studio legato a temi di forte attualità come la legge Bossi-Fini, ci sarà un incontro-dibattito con i membri della compagnia.La storia racconta di un non meglio precisato paese di frontiera, dove gli abitanti vivono nell'attesa che gli stranieri arrivino. Ciascun abitante si crea un proprio immaginario circa coloro che stanno per giungere. Un giorno, finalmente, gli stranieri arrivano e comincia un processo di integrazione in cui le aspettative, le proiezioni, i fantasmi di ciascuno si scontrano con quello che effettivamente l'altro è. La drammaturgia, è figlia della rielaborazione in chiave allegorica delle storie e delle esperienze dei componenti del gruppo, e vede un intrecciarsi di storie a tre, quattro protagonisti, che si svolgono attorno ad una grande muraglia.
Si racconta del viaggio intrapreso dal popolo dei camminatori, quindi dell'arrivo alle soglie del muro stesso, si racconta dell'arrivo dei barbari e della conseguente vita di scambi, incontri, conflitti, infiltrazioni, fughe, violenze che si sviluppano attorno al muro stesso.
Il gruppo è composto da 25 persone, per metà italiani e per metà richiedenti asilo politico o rifugiati provenienti dall'Afghanistan, dall'Iran, dal Congo, dal Burkina Faso, dal Camerun, dalla Costa d'Avorio, dall'Etiopia, dalla Somalia. Alcuni sono in Italia da pochi mesi e alla loro prima esperienza teatrale; altri hanno già fatto teatro nei paesi di origine o in precedenti laboratori del Teatro dell'Argine, come gli italiani del gruppo.
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