www.musicanapoletana.com/eddynapoli_malaunita.zip. Viene lasciata in free download perché l’intento dichiarato è quello di fare opera di divulgazione sull’imbroglio con cui da 150 anni ci definiamo “italiani”. Potete scaricare la canzone da qui:- nel 1734, anno in cui il Regno passa ai Borboni, la popolazione si aggira intorno ai 3.044.562 abitanti; un centinaio di anni dopo – nel 1856 – siamo già a 9.117.050 abitanti. In 122 anni la popolazione è tre volte il numero iniziale, non certo un indice evidente di povertà…
- L’industrializzazione del Regno era – anch’essa – il triplo rispetto a quella piemontese, con un numero percentualmente uguale di occupati nell’agricoltura e nel commercio, con un tasso di povertà che – evidentemente – era tra i più bassi del paese.
- Napoli, a pari merito con Vienna, era la terza città europea per numero di abitanti e ricchezza pro-capite, seguita a ruota da Palermo. Campania e Sicilia, oggi, sono le regioni più disastrate, basti pensare che la Campania oggi è all’ultimo posto per Pil pro-capite (dati Istat).
- Non esistevano cose come la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta. Quelle furono portate più avanti, dagli “eroi” garibaldini: entrando a Napoli, infatti, il falso eroe dei due mondi – costretto a farsi allungare i capelli per coprire la pena comminata per un ben poco eroico furto in America Latina – si fece accompagnare dal capo della camorra e dal capo (corrotto) della polizia che aveva tradito i Borboni.
- Dal 1863 al 1880 – cioè agli albori dell’epopea unitaria – emigrarono verso il Settentrione e l’estero qualcosa come 1.900.000 persone, segno di un netto peggioramento delle condizioni di vita. Per inciso il fenomeno dell’emigrazione iniziò a registrarsi proprio dopo l’unità. Come può dunque spiegarsi questo fenomeno se i piemontesi portarono “pace, amore e prosperità”?
A questo punto, quando ormai è chiaro che la favoletta fin qui conosciuta da tutti noi non è più storia plausibile bisogna porsi un altro interrogativo: chi ha voluto la fine del Regno delle Due Sicilie? Per rispondere a questa domanda dobbiamo fare un passo indietro di circa una trentina d’anni. 1830: sale al trono del Regno delle Due Sicilie Ferdinando II di
Borbone che, in un quinquennio, attua un vastissimo piano di riforme che prevede tra le altre cose la riduzione del suo appannaggio personale (traduzione: cessione di parte delle sue ricchezze), prosecuzione del risanamento economico con l’abolizione dell’accumulamento delle ricchezze (qui sembra essere chiaro il riferimento allo Statuto di San Leucio), riduzione delle imposte e creazione di istituti per far apprendere un mestiere ai mendicanti, cercando quindi di elevarli nella scala sociale; costruisce ponti, ferrovie e strade. Insomma: sotto Ferdinando II il Regno rischia seriamente di diventare il fulcro dello sviluppo mondiale.
Nel 1836 il re inizia a volare alto: usufruendo del principio di libero scambio tanto osannato dagli inglesi concede l’estrazione dello zolfo (che al tempo aveva lo stesso valore strategico che oggi ha il petrolio) ai francesi, togliendo le concessioni proprio all’Inghilterra. Il perché è presto detto: la Francia pagava il doppio. Naturalmente questo non piace all’Inghilterra – che peraltro se non controllava direttamente la politica savoiarda ne influenzava parecchio le decisioni – che, con decisione del Primo Ministro Lord Palmerston inviò la flotta inglese nel golfo napoletano minacciando bombardamenti, sbarchi e depredazioni varie. Ferdinando II, invece che inginocchiarsi al volere della prima potenza mondiale ordinò a sua volta all’esercito di tenersi pronto. La prima “guerra fredda” conosciuta in Europa terminò solo grazie all’intervento di Luigi Filippo, sovrano di Francia.
Da allora, però, l’Inghilterra giurò che lo scopo principale della sua politica estera sarebbe stato l’annientamento del Regno delle Due Sicilie. Nel 1851 si assiste al secondo match: il deputato e ministro William Gladston diffonde delle lettere, derivanti dalla sua visita presso le carceri borboniche, in cui scrive: «Il governo borbonico rappresenta l’incessante, deliberata, violazione di ogni diritto(…)la negazione di Dio, la sovversione d’ogni idea morale e sociale eretta a sistema di governo». C’è solo un “piccolo ed insignificante” problema: come egli stesso ammetterà nel 1888, Gladston nelle carceri napoletane non c’è mai stato. Le lettere le ha scritte su commissione di Lord Palmerston (per la serie “corsi e ricorsi storici, secondo volume”: L’incidente del Tonchino e le armi di distruzione di massa di Saddam non sembrano anche a voi idee riprese da queste lettere?).
Veniamo così al 1859, anno della morte di Ferdinando II – non poche voci parlano di avvelenamento – e salita al trono di Francesco II, contornato da amici e consiglieri collusi con i savoiardi e la massoneria. L’11 maggio dell’anno seguente lo sbarco garibaldino a Marsala è reso possibile solo dalla presenza di due navi battenti bandiera inglese (soventi erano infatti i raid in territorio borbonico) che danno tutto il tempo ai garibaldini di sbarcare in tutta sicurezza. Garibaldini che, grazie all’arma della corruzione di cui erano maestri, uccisero – non solo metaforicamente – il Sud. 5215 condanne a morte, 6564 arresti, 54 paesi rasi al suolo ed oltre 1.000.000 di morti. È su queste cifre che si basa la nostra tanto festeggiata “unità”.
- Case study: Fenestrelle. Hitler in confronto era un difensore dei diritti umani…
635 metri di dislivello, 3 chilometri di lunghezza complessiva per un’area di 1.300.000 metri quadrati. 3 forti, 7 ridotte e 28 risalti; una scala coperta di 4.000 gradini ed una reale di 2.500 e 14 ponti di collegamento. Situata a circa duemila metri d'altezza sulle montagne piemontesi tra la valle del Chisone e la Val di Susa, la Fortezza di Fenestrelle (o forse sarebbe meglio parlare al plurale) è la più grande struttura fortificata d’Europa (tanto da guadagnarsi l’appellativo di “Muraglia cinese europea”).
Costruita (in 122 anni) sotto il regno di Luigi XIV (il “Re Sole”) su consiglio del generale Nicola Catinat, forte Mutin – questo il nome della fortezza – fu conquistato dalle armate sabaude di Vittorio Amedeo II nell’agosto del 1708, dopo un assedio durato 15 giorni. Dal 1820 furono adeguate le strutture difensive, considerate insufficienti dal sovrano di Sardegna. «Ma che dico di un governo che strappa dal seno delle famiglie tanti vecchi generali, tanti onorati ufficiali solo per il sospetto che nutrissero amore per il loro Re sventurato, e rilegagli a vivere nelle fortezze di Alessandria ed in altre inospitali terre del Piemonte…Sono essi trattati peggio che i galeotti. Perché il governo piemontese abbia a spiegar loro tanto lusso di crudeltà? Perché abbia a torturare con la fame e con l’inerzia e la prigione uomini nati in Italia come noi?»
| < Prev | Next > |
|---|




