E' di questi ultimi giorni la notizia che il parlamento Catalano ha abolito la corrida vietando tale spettacolo con i tori a partire dal 1 gennaio 2012. Una decisione che al momento vale solo per il territorio della Catalogna ma che gli animalisti spagnoli si augurano possa essere adottata in tutta la Spagna.
Una decisione veramente sorprendente e che sancisce un profondo mutamento delle abitudini della società catalana, se solo si pensa che solo pochi anni fa si poteva leggere sugli organi di informazione quanto vi proponiamo.Toreri in erba I
In Spagna si comincia a toreare da ragazzini per gioco. Poi, specialmente in Andalusia dove infinite sono le ganaderias per l'allevamento dei tori da corrida, i ragazzi cercano di infiltrarsi dove sono raccolti los becerros, i torelli: e si provano a toreare ancora, per gioco.
Ma non con la capa o con la giacca, perché insegnerebbero alle bestie a difendersi da questa finzione e le renderebbero infinitamente più pericolose: è un gioco che i ganaderos non permettono, e che viene pagato a schiaffi e a calci quando qualche monello aspirante alla gloria di torero vi è colto.
A ragazzi che abbiano singolari attitudini riesce talvolta di potersi cimentare con qualche toro destinato al macello: invece di passarlo subito al macellaio, si permette ai ragazzi di tentare sul morituro la suerte de la estocada. Ma il vero noviziato viene fatto in giro per i paesi di campagna, dove le animose compagnie di ragazzi che pensano solamente al torear (niente studi, niente lavoro! soy torero, e nada màs, e niente altrof) vanno a piedi, polverosi e sudati, a dare spettacolo in qualche cortile o in qualche piazza barricata, dinanzi a un pubblico di miserabili.
I paesani trovano qualche toro venerando o qualche lagrimevole vacca, e sulla povera bestia i ragazzi fanno le loro prime armi, fra ribaltoni e motteggi degli spettatori, e qualche bicchiere di bionda manzanilla offerta a ristoro della fatica, o a lenimento di cornate.
A: Fracarro
La corrida
A Madrid come a Siviglia, a Barcellona e in altre città della Spagna, la popolazione accorre numerosa allo spettacolo della corrida. Chi assiste per la prima volta a una corrida è travolto dal vento folle che commuove tutto il pubblico. In compenso credo che nessuna aspettazione sia mai andata delusa:' una buona corrida è ancora un meraviglioso spettacolo.
Nell'arena sgombra, entra e sfila la "quadrilla" (i protagonisti della corrida).
Apre il corteo la figura bellissima dell'" aguazil " (cappa nera, calzoni corti neri, calze nere, scarpette basse nere), stagliato su un grande cavallo bianco; dietro, a piedi, gli· "espadas ", i "banderilleros ", i "picadores ", i " mozos ".
Poi la quadriga impennacchiata che trascinerà fuori dall'arena i cadaveri dei tori e dei cavalli che spesso soccombono.
Il corteo sfila davanti al pubblico, salutando.
Un brivido di acclamazioni e di applausi accompagna il corteo che esce dall'arena. L'aguazil· rientra al galoppo. Il presidente della corrida gli getta la chiave della stalla dei tori; l'uomo in abito nero l'afferra al volo ed esce. Nel silenzio si sentono cigolare le carrucole e le saracinesche.
Squillano le trombe e rompono lo stupore del pubblico: comincia la prima" suerte" (il primo tempo), quella dei « picadores è la piu sanguinosa e la piu interessante.
·Il "picador ". appesantito da gambali alti di cuoio, dall'abito a lustrini, attende a cavallo con una picca in resta, il "mozo" tiene il cavallo al morso; il cavallo ha un occhio bendato da un cencio rosso per evitare che si impaurisca vedendo il toro che frattanto esce dal buio della stalla, cacciato fuori dalle grida e dai pungoli dei bestiari; si guarda un momento intorno sospettoso, abbagliato, e si precipita impulsivo e bestiale a trotto serrato e a capo basso sul primo" picador ", ferisce il cavallo al ventre e via; lascia, dietro di sé, lo scompiglio.
Il toro si fa sotto all'altro cavallo, ripete il gioco. Il "picador" ha piantato saldamente la punta della picca nella collottola del toro e mentre gli apre un grosso buco alla base della nuca dal quale fuoriesce un copioso fiotto di sangue lo tiene lontano da se, ma il cavallo è finito.
Uno squillo di tromba acutissimo, accompagnato da vivo mormorio, annunzia che s'inizia il tempo dei" banderilleros " E' il gioco di abilità, di snellezza, di coraggio dopo quello precedente, brutale e feroce.
·I " banderilleros" entrano a piedi, senza difesa, sono i veri e misconosciuti eroi della corrida perchè affrontano il toro ancora nel pieno delle sue forze, prima che l'abbondantissima perdita di sangue provocata dalla picca provochi al toro una violenta anemia acuta che si evidenzia chiaramente con contrazioni abnormi dei polmoni che tentano di rimediare alla situazione di perdita di sangue respirando profondamente. I banderilleros in mano tengono due acuminate aste, infioccate e adorne di carta multicolore alla cui estremità vi è una punta a freccia , che essi devono piantare nella schiena del toro, una per Iato, in un colpo solo. Le punte si addentrano nella carne e non si staccano piu e ciondolando nella fuga,· lacerano ad ogni scossa la
ferita, rendono l'animale furioso e dolorante.
Un "banderillero» inciampa, cade, tutto il pubblico è in piedi di scatto; l'uomo fa il morto e il toro lo annusa, fa per allontanarsi; ma un "espada» ha scosso davanti al suo sguardo una cappa scarlatta, il toro si volge, si avventa, manca il colpo e un'altra cappa lo attira.
Il piu bel tempo è quello dell'espada. Squillano ancora le trombe. Tra lo srosciare degli applausi egli si toglie il berretto e con gesto sveltissimo lo lancia tra la folla. Prende il drappo scarlatto, nasconde, sotto, la spada e si avvia. Comincia la lotta piu emozionante trà l'uomo agile e l'animale pesante, accecato dalla disperazione, dal dolore e dalla condizione fisica compromessa dalla perdita inarrestabile di sangue.
·L espada· non uccide subito, scherza a pie' fermo con l'enorme cervice; poi si de-
cide, si pone bene di fronte, leva la spada nascosta sotto il drappo scarlatto, punta la lama drItta al collo dell'animale, batte il piede leggermente per eccitarlo;
l'animale si precipita a testa bassa, l'uomo attende immobile e colpisce; soltanto l'impugnatura della spada emerge a fior di pelle; mezzo metro di lama è penetrato.
È uso che il toro muoia dinanzi al palco della presidenza; l'animale, mansuefatto dall'agonia, accompagnato dal piccolo corteo dei suoi carnefici, attraversa l'arena sgombra. Il pubblico è in piedi, fisso: il piccolo corteo procede silenzioso; nemmeno si ode il rumore dei passi, attutito dalla sabbia sparsa
sul terreno.
Come l'espada» e i suoi compagni si arrestano, la bestia stremata si ferma, indietreggia adagio, scuote pesantemente la testa monumentale, abbassa le corna e stramazza.
Delirio di applausi e di grida; l' espada" fa il giro dell'arena e gli sono buttati cap-
pelli, fiori, orci di vino, colombi.
R Calzini
Le lame di Toledo
Sovente si ode per le strade di Toledo un insistente martellare; seguendo quel
suono, si giunge ad una bottega di fabbroferraio, dove un uomo, con un grembiule di cuoio, è dinanzi alla fucina con un paio di pinze.
A tratti, egli estrae dal fuoco una lama incandescente che appoggia sull'incudi-
ne, e un compagno comincia a martellarla.
Questo suono di spade martellate si ode a Toledo fin dall'epoca dei romani.
A Toledo si fabbricano spade militari moderne, spade con lame appuntite e a
doppio taglio, spade da cerimonia, di forma antica per i turisti e, naturalmente,
stocchi per i toreri.
Queste ottime lame sono fatte con l'acciaio di Bilbao.
Già il poeta Marziale, che era uno spagnolo nato a Bilbilis in Aragona, allora città romana, sapeva qualcosa della fabbricazione di queste spade, che era uno degli artigianati tipici del suo luogo natale.
Oggi, come allora, con abilità squisita, i fabbri traggono le lame rosse dal fuoco
dando quasi l'impressione che le gettino in aria per riafferrarle con le pinze al
momento della caduta.
Dopo aver afferrato la lama incandescente, il fabbro la poggia sull'incudine dove incomincia a martellarla con una serie di colpi ritmati dall'istinto.
Egli sa con quanta forza deve battere la lama e giudica dal colore del metallo
incandescente il momento in cui deve ritirarla dalla fucina.
Ciò che fa della spada di Toledo la migliore arma del genere va ricercato
nella superba tradizione di questi artigiani, che risale a tempi antichissimI.
H. V. Morton
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