
Con questo stimolante titolo è stato pubblicato in Francia un opuscolo di 32 pagine scritto da Stephan Hessel: un novantatreenne reduce della seconda guerra mondiale, che, nel giro di qualche mese, ha già venduto 650 mila copie, superando l'ultimo libro del certamente più accreditato vincitore del premio Goncourt, Michel Haellebecq.
Durante l'ultimo conflitto mondiale, Hessel partecipò alla Resistenza; successivamente, collaborò alla stesura della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e rappresentò la Francia a livello internazionale.
Nell'autunno scorso, questo anziano socialista ha redatto un opuscolo dal titolo piuttosto insolito: “Indignez-vous!”. La sua prima stampa l'ha affidata alla Casa Editrice Indigène di Montpellier, che ne ha stampate ottomila copie. Subito dopo, però, in conseguenza del suo inatteso successo soprattutto presso i giovani, se ne è imposta la ristampa, tanto che ora, in particolare durante il periodo natalizio, è risultato il libro più venduto in Francia. Non solo: se ne sta sollecitando anche la traduzione in altre lingue, fra le quali pare ci sia anche quella italiana.
In quell'opuscolo, Hessel chiede ai francesi di riappropriarsi delle loro radici storiche: chiede loro di recuperare i valori che animarono la Resistenza e quindi di ritrovare la voglia di cambiare la società. Così come alla base della Resistenza ci fu la forza della indignazione, cioè la forza di arrabbiarsi, allo stesso modo ora è tempo che le nuove generazioni facciano rivivere quegli ideali. E' giunta l'ora di mutare radicalmente una società capace soltanto di rendere ancora più profondo lo iato creatosi fra chi è “troppo ricco” e chi è “troppo povero”. Chiede perciò ai francesi di ritrovare la forza necessaria per svincolarsi dall'allettante ma tremendo giogo dei mercati finanziari. Ma, per poter far questo, si esige un radicale cambiamento della vita politica del Paese, ormai sempre più propensa a favorire i ceti più abbienti. Alla sinistra ricorda e raccomanda invece di essere “ribelle, umana e ottimista”.
La credibilità di questo signore è dovuta alla austerità con la quale da sempre caratterizza la sua vita. Soprattutto per questo si è conquistata la fiducia dei giovani.
In occasione degli auguri di fine anno, ha così replicato al suo presidente Nicolas Sarkozy: “Resistiamo agli auguri del presidente, che non sono più credibili”. Di lui, il filosofo Edgar Morin ha detto che è stato capace di risvegliare un Popolo.
Già: un Popolo. Proprio quel che gli italiani non sono mai stati; e in cui i socialisti non hanno neppure esitato a confondersi addirittura con la destra pur di rimanere arroccati al potere. Presso gli italiani, avrà dunque fortuna questo opuscolo? Gli italiani sapranno finalmente indignarsi per far rivivere quei valori? Sapranno riappropriarsi dell'arte della “Politeìa”? Sapranno finalmente dire senza ipocrisia al loro presidente di non essere più “credibile”? Oppure, come osservava puntualmente il Manzoni nel Coro dell'Atto III dall'Adelchi, sono ancora “un volgo disperso che nome non ha”?
Piero Tucceri
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