
Per la prima volta, sismologi francesi e turchi dell'Osservatorio di Kandilli, hanno potuto derivare un segnale suscettibile di anticipare la comparsa di un fenomeno sismico. L'evento tettonico considerato ha interessato nel 1999, con una magnitudo pari a 7,6 della scala Richter, la città turca di Izmil, provocando circa 17.000 vittime e 50.000 feriti.
Riverificando criticamente le registrazioni effettuate in occasione di quel sisma, i ricercatori sono riusciti a estrapolare un singolare segnale mai rilevato prima. Si tratta della reiterazione, sul luogo del sisma, di una medesima vibrazione, avente una periodicità pari a 5-10 secondi, ricorrente costantemente durante i 44 minuti antecedenti la rottura della faglia. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista “Science”.
Il segnale in questione, dimostrerebbe che la faglia, prima di cedere, avrebbe cominciato a scivolare in profondità durante i 44 minuti antecedenti il sisma.
Quello della città di Izmil, ha la caratteristica di essere uno dei movimenti tellurici meglio studiati al mondo. Ed è stato proprio riconsiderando la mole delle osservazioni allora effettuate che è stato possibile giungere a questa conclusione.
Il segnale individuato è invero piuttosto debole, tanto da non essere ordinariamente percepito dalla popolazione. Esso dimostrerebbe, purché opportunamente decifrato, che qualcosa di peculiare ricorra prima della comparsa di un evento tettonico. Anche perché, il 45% dei terremoti, è anticipato da una attività sismica riferita ai giorni immediatamente precedenti. Solo che finora non si sapeva se ciò fosse effettivamente seguito da un evento sismico. In questa particolare circostanza, i ricercatori avrebbero individuato l'anello mancante del fenomeno. In effetti, una analoga situazione era già stata riprodotta sperimentalmente, sebbene non fosse poi mai stato possibile dimostrarla praticamente.
Resta ora da verificare se tale obiettivazione si renderà applicabile in tutti gli altri terremoti. Tenendo sempre presente l'eterogenea dinamica delle placche tettoniche, le quali possono scivolare reciprocamente con modalità assai diverse fra loro: alcune possono infatti scivolare orizzontalmente, altre possono accavallarsi o comunque rispettare eterogenee modalità interattive.
Nel caso studiato, si tratta di due grandi placche con movimento orizzontale: la placca anatolica verso ovest e quella euroasiatica verso est.
Al di sotto dei 20 chilometri di profondità, queste due placche sono in continuo movimento, in ragione di 2,5 centimetri ogni anno. La stessa situazione sembra ripetersi in molte altre aree sismiche, e soprattutto nella California, dove la placca del Pacifico urta contro quella dell'America del Nord, sollecitando la faglia di Sant'Andrea e costituendo una minaccia costante per la regione e per le città di San Francisco e Los Angeles. Le ricerche in questione potranno consentire sicuramente un diverso approccio a questa pericolosa fenomenologia.
Piero Tucceri
| < Prev | Next > |
|---|




