
Numerosi quotidiani hanno riportato l'affermazione di Berlusconi: "Il 49% degli italiani mi detesta"; tralasciamo la veridicità di tale percentuale, perché riconosciuta dal cavaliere deve essere certamente ben più ampia, e diamo per buona tale minoranza qualificata che è ha superato il greto dell'avversione politica per arrivare "a detestare".
L'avversione politica coinvolge ideologie diverse che si confrontano e si affrontano, ma il detestare coinvolge l'uomo a prescindere dalle idee, l'uomo nel suo complesso, nel suo comportamento, nella sua presunzione, nella sua megalomania, nella sua sfrontatezza, e nella pretesa di essere elevato al di sopra delle leggi.
La recente ammissione, mi riporta ad un articolo che ho scritto in tempi non sospetti, quando, però, era chiaro che l'indice di gradimento era diventato il (dito) medio a lui rivolto dal popolo italiano; un articolo che ho inviato agli indirizzi della mia rubrica e pubblicato su perecchi siti e forum.
Lo ripropongo, stante il ritorno di attualità.
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Riflettendo sugli odierni momenti della cronaca che non nobiliterà di certo la storia del nostro paese, mi è venuto in mente l'ultimo re d'Italia, "il re di maggio".
Il re di maggio merita una pagina nella storia del nostro paese, non per quello che fece, ma per quello che riuscì a non fare, in un momento che poteva diventare tragico per la nazione.
All'indomani del referendum finito in favore della Repubblica, i più vicini a Umberto II gli consigliavano di resistere e chiedere il ri-conteggio dei voti, ritenendo che, sia pure di poco, la vittoria sarebbe stata della monarchia.
Il sovrano (merita il titolo per l'alta dignità delle sue decisioni), rispose che "Non si governa un popolo con il 50% dei consensi"".
La sua partenza per l'esilio merita di essere ricordata per la nobiltà con la quale abbandonò l'Italia pur di non correre il rischio di gettare la nazione nel baratro di una guerra civile.
Onore al merito per l'ultimo Savoia.
Oggi chi (s)governa l'Italia ha, invece, minacciato una guerra civile se solo venisse formato il un governo di salute pubblica per affrontare le emergenze del paese e restituire dignità alla consultazione elettorale, mortificata da una legge antidemocratica, lasciandolo alla mercè di parecchi tribunali, fin oggi turlupinati con leggi scritte per formare un paravento al presidente del consiglio.
Governa con poco più del 35% dei consensi, che diventano 55%, grazie alle alchimie di una legge scritta per favorire l'accaparramento del potere da parte di un guitto della cronaca, il cui solo scopo è quello di evitare di rispondere alla Giustizia dei suoi pesanti reati.
Sostiene di essere il più grande statista degli ultimi 150 anni di storia patria, meritevole, pertanto, di entrare nelle pagine della storia, ma non dopo avere attraversato l'arco di trionfo, ma dopo essere sgattaiolato tra le pieghe del codice penale, alterato a suo uso e consumo.
Rosario Amico Roxas
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