
Vincitore assoluto degli Oscar consegnati il 27 febbraio, “Il Discorso del Re” è basato sulla vera storia di Giorgio VI, re balbuziente chiamato a guidare l’Inghilterra, dopo la morte del padre, Giorgio IV, e dopo l’abdicazione del fratello Edoardo VIII per amore di un’americana, in una fase molto delicata per la storia d’Europa, la guerra contro la Germania.
Un film che, tra il malinconico e l’humour (tipicamente inglese), mette in evidenza le difficoltà del Re di superare la sua balbuzie e l’aiuto di un logopedista che riuscirà, con le sue cure “innovative” e con il suo approccio paterno, a sbloccarlo facendogli riacquisire l’autostima persa. Il successo del film sta proprio nella grande prova attoriale di Colin Firth, che interpreta Giorgio VI e Geoffrey Rush nella parte del dottor Lionel. Da non trascurare anche l’interpretazione di Helena Bonham Carter, la Regina Madre, misurata e protettiva compagna.
In Italia la pellicola ha incassato già 5 milioni di euro raccogliendo consensi di pubblico e critica. Secondo il regista Tom Hooper il film “è servito ad esplorare più da vicino il senso stesso della monarchia in Gran Bretagna e poi è molto attuale, perché c’è qualcosa di quegli anni Trenta che sembra molto vicino all’incertezza che viviamo oggi. E’ una storia universale, perché tutti quanti esperiamo dei blocchi tra ciò che siamo e la versione migliore di noi stessi che tutti ambiamo a diventare”.
La scelta di raccontare questo scorcio storico dell’Inghilterra al cinema e non in tv, come ha fatto, invece, con Elisabeth I e John Adams, l’ha motivata così: “Il cinema con i suoi primi piani e la sua distanza ravvicinata diventa un mezzo perfetto per raccontare un vero e proprio dramma personale come quello di Giorgio VI. La Tv, invece, serve a raccontare storie più lunghe, altrimenti impossibili da sintetizzare in un film”.
Una curiosità, che lo stesso regista rivela, riguarda la richiesta espressa dalla Regina Madre allo sceneggiatore David Sandler di non realizzare questo film fin quando lei fosse stata in vita perché sollevava, in lei in particolare, ricordi dolorosi soprattutto legati al cattivo rapporto con Edoardo VIII che, abdicando, lasciò tutta la responsabilità nelle mani del fratello, il quale per lo stress del ruolo ricoperto arrivò a fumare 50 sigarette al giorno, uccidendolo.
L’attore Colin Firth, alla presentazione del film alla Berlinale di quest’anno, ha ricordato non tanto la difficoltà di imparare a balbettare quanto perdere il balbettio stesso una volta terminate le riprese. E, nonostante la sorella sia una logopedista, ha sottolineato di non aver lavorato sulla tecnica ma di puro istinto, informandosi tramite documentari e film su veri balbuzienti.
E se neanche l’unica italiana candidata Antonella Cannarozzi, costumista di “Io sono l’amore” di Luca Guadagnino, è riuscita a far guadagnare una statuetta al nostro paese, consoliamoci allora di quel pezzetto di Italia che c’è in Colin Firth, sposato alla romana Livia Giuggoli da cui ha avuto due figli, Luca e Matteo.
Francesca Britti
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