
Dopo “Figli delle stelle” del 2010, Lucio Pellegrini ritorna sul grande schermo con “La vita facile” che vede protagonisti il trio Pierfrancesco Favino, Stefano Accorsi e Vittoria Puccini.
Mario e Ginevra vivono una vita comoda, “facile” appunto, fin quando lui, medico di fama in una clinica privata va in Kenya a trovare il suo grande amico, Luca, medico anch’egli, fuggito da Roma per amore di Ginevra e che ha trovato la sua pace nel piccolo ospedale umanitario del posto. L’arrivo della donna sconvolgerà la vita di tutti e tre tirando fuori verità nascoste e rivelando le loro vere identità.
Un film che spazia dalla commedia al sentimentale dal drammatico al finale sorprendente da spy-story. Soprattutto si sente la tradizione classica della commedia. A confermarlo è lo stesso regista che cita come esempio “Riusciranno i nostri eroi” di Ettore Scola e ha affermato: “La vita facile non offre uno sguardo consolatorio sull'Africa e racconta personaggi sfaccettati, evidenziandone gli aspetti negativi”.
Punta di diamante è senz’altro Pierfrancesco Favino, uno dei migliori attori dei nostri tempi capace di interpretare, grazie alla sua versatilità, ruoli drammatici e comici, come in questo caso. Talmente bravo da ricordare Alberto Sordi degli anni ’60-’70. Sul suo personaggio l’attore si è così espresso: “Nessun santo, nessuno è perdonabile; è un personaggio divertente per un attore, ma sociologicamente non giudico”.
Accorsi ha sottolineato, come accade al suo personaggio, la difficoltà di un medico di sposare completamente la vita e la morale dell’Africa: “Ho un amico medico di Bologna che è stato 4 anni in Africa. Era felicissimo di stare lì, ma ha avuto bisogno di tornare.
Neanche i preti missionari rimangono 12 anni come il mio personaggio. E quando tornano qua c'è uno scollamento dagli affetti, dalla famiglia”.
L’Africa, una terra capace, nonostante e/o grazie alla sua diversità, di affascinare e sbalordire chi proviene da una realtà consumistica e vacua come la nostra. È quanto sostiene Vittoria Puccini, che di questa esperienza ricorda la “goliardia” dei due colleghi e, soprattutto, il “sentirsi a casa” circondata semplicemente dalla natura e dal suono degli uccelli. Il suo personaggio è insolito rispetto agli altri interpretati. “Finalmente un ruolo più leggero”, ha detto l’attrice, “Ginevra è ambigua per tutto il film, non si capisce quanto sia una manipolatrice, consapevole del suo fascino e del suo controllo assoluto sugli uomini e quanto abbia, invece, le sue fragilità cercando negli uomini una sicurezza che non riesce a darsi da sola”.
Merito di Lucio Pellegrini è proprio aver dato una nuova immagine alla donna sullo schermo. Niente dolcezza o arrendevolezza. Ma sensualità, ironia e provocazione. Una iena, insomma.
Non solo. La capacità del regista e dei tre attori è quella di raccontare la società dei nostri giorni senza retorica e facili risate. Un’Italia che è incapace di rinunciare ai propri agi, pronti a tagliare i costi su cibo e altre spese di necessità primaria ma non quelle riguardante benefici secondari come cellulari d’ultimo grido o vestiti griffati. Vite che girano attorno all’apparenza. E purtroppo non basta un film per farci riflettere e cambiare.
Francesca Britti
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