
Una commedia “seria”. Si potrebbe definire così “I ragazzi stanno bene” di Lisa Cholodenko. Vincitore di un Golden Globe nella sezione miglior attrice in un film commedia grazie alla coinvolgente interpretazione di Annette Bening, la pellicola non è riuscita però a conquistare alcun premio ai recenti Oscar.
Ciò non toglie la bellezza e l’intensità di un film, acclamato in America da critica e pubblico, che vede protagoniste due tra le migliori attrici dei nostri tempi: la già citata Annette Bening e Julianne Moore, premiata all’ultimo Festival Internazionale di Roma con il prestigioso Marc’Aurelio.
Al centro della storia una famiglia “sui generis” composta da due mamme lesbiche che, grazie all’inseminazione artificiale, hanno messo al mondo due ragazzi: Joni e Laser. Quest’ultimo chiede alla sorella, da poco diciottenne, di cercare il loro padre biologico. Incontrano così Paul (Mark Ruffalo), un dongiovanni incallito, proprietario di un ristorante. L’arrivo dell’uomo in famiglia sconvolgerà l’equilibrio della coppia che, tra pianti e litigi, dovrà fare i conti con i propri sentimenti.
Che ci sia di mezzo un amore etero o omosessuale sempre di sentimenti si parla. E si sa l’amore, soprattutto quello di tanti anni, è difficile da gestire. Ne è convinta Julianne Moore che ha raccontato: “Annette ed io siamo state entrambe sposate a lungo, abbiamo figli e sappiamo cosa significhi essere genitori”. È proprio per questo rispecchiamento nel personaggio e nelle sue contraddizioni che l’attrice ha accettato questo ruolo.
Si chiede ai genitori di essere sempre un buon esempio e di essere sinceri. Jules (Julianne Moore) non lo è affatto. Indecisa su quale strada professionale intraprendere si butta a capofitto nella progettazione del cortile della casa di Paul, intrecciando con questi una storia sessuale. È la scoperta di questo segreto che porta alla rottura dell’intera famiglia. È soprattutto Nic (Annette Bening), la forte della coppia, a risentirne. L’obiettivo difficile di Jules è riconquistare la fiducia della sua famiglia, proprio in un momento di transizione come la partenza della figlia Joni per l’Università.
Joni, interpretata da Mia Wasikowska, l’angelica Alice in “Alice in Wonderland” di Tim Burton, è diligente a scuola e timida. L’incontro con il padre le farà assaporare quella libertà, come andare in moto, repressa dalle madri che la vedono sempre come la loro “piccola”. Ma Joni è ormai una donna che pretende la sua indipendenza. Se Joni ha un approccio più estroverso con il padre, Laser (Josh Hutcherson) è più titubante. Non ha mai avuto una figura maschile in casa e deve affrontare questa novità, tra curiosità e incredulità.
È grazie a Lisa Cholodenko, apprezzata regista anche di serie tv di successo come Six Feet Under, che si deve questa chicca cinematografica in cui, come poche volte accade, il grande schermo riproduce la quotidianità con le sue amarezze. Un film riuscito grazie alla sintonia tra cast e regista che ha saputo mantenere, come hanno affermato in coro gli attori, “la leggerezza e la calma” necessari per lavorare bene.
Purtroppo, se in America il film ha entusiasmato il pubblico e critica raccogliendo 20.808.000 dollari, in Italia ne ha incassati solo 886.741, dopo poco più di una settimana di proiezione. Un risultato che traccia un segno rilevante, lo scarso interesse nei confronti di commedie dalla non facile risata e che lasciano anche una riflessione su noi stessi e sulla società in cui viviamo.
Francesca Britti
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