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    Ratzinger e Berlusconi: un linguaggio comune

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    Nella sfrontata sicumera del presidente del consiglio Silvio Berlusconi, leggo l'antefatto che lo ispira nonché la platea alla quale si rivolge.



    Ho già citato l'ultima sortita del cavaliere, riportata su Il Messaggero del 9 aprile e da me già commentata, ma senza andare all'origine di una simile frase, che detta da Berlusconi assume toni blasfemi, visto che anche nel corso di una premiazione di giovani eccellenze negli studi, ha gratificato due ragazze di un invito al suo bunga-bunga, lasciando sgomenti i presenti, appartenenti al mondo, estraneo a Berlusconi , della cultura e della serietà della ricerca.

    Ha detto: "«Chiedo al buon Dio di darci uno sguardo dall'alto, perchè in questo momento abbiamo bisogno anche di lui per riuscire»

    (Il Messaggero del 9 aprile 2011)

    Una frase rivolta all'altra sponda del Tevere, dove gli sguardi pietosi amorevolmente avvolgono il cavaliere in tutte le sue manifestazioni: dai divorzi all'aborto al 7° mese dell'amante, successivamente diventata moglie e successivamente moglie-divorziata; dalle bestemmi contestualizzate al ritmo di vita lussurioso; dalle accuse di reati infamanti all'uso più che sportivo del potere basato sulla corruzione e sulla compra-vendita dei tanti corruttibili che privilegiano il bene proprio al bene comune.

    Nella "affettuosa attenzione" che questo Vaticano riserva a questo presidente del consiglio, non trovo nulla da criticare al medesimo presidente; ricevere queste attenzioni collegate al consenso e all' "aiutino" al momento delle consultazioni elettorali, è tanto di guadagnato, senza alcun costo, perché i vantaggi che concede alle pressanti richieste del Vaticano, sono sempre a carico dei contribuenti; niente da commentare se non una presa d'atto della coerenza del cavaliere, promotore e sostenitore di un liberismo la cui base culturale, secondo gli stessi Berlusconi e Tremonti, si afferma sulle fondamenta dell'anarchia etica, più volte sostenuta, sia in campo economico che morale.

    Ciò che desta sconcerto, specie nel pianeta dei credenti adusi alla riflessione e non all'accettazione acritica, è la contraddizione nella quale precipita la dottrina di questo pontefice con l'accoglimento del liberismo e l'affermazione della impossibilità di un dialogo interreligioso.

    Già da sé la teoria liberista è contraddittoria, negando il cosmopolitismo, che nella sua originaria formulazione non è altro che l'estensione del liberismo in una cittadinanza mondiale, in grado di comprendere l'intera "famiglia umana", secondo la Dottrina sociale della Chiesa.

    Ma Benedetto XVI ha accolto e premiato con il suo assenso, la negazione del cosmopolitismo, scrivendo la presentazione del libro di Marcello Para "Perché dobbiamo dirci cristiani", dove paventa nel cosmopolitismo il pericolo di diventare "meticci".

    Riporto una frase del medesimo ragioniere/filosofo che chiarisce il suo pensiero:

    In Europa la popolazione diminuisce, si apre la porta all'immigrazione incontrollata, e si diventa "meticci" (...). Non c'è altra strada: o ci impegniamo ad integrare gli altri facendoli diventare cittadini della nostra civiltà - con la nostra educazione, la nostra lingua, la conoscenza della nostra storia, la condivisione dei nostri principi e valori - oppure la partita dell'integrazione è perduta.

    ( Discorso pronunciato da Marcello Pera il 21 agosto del 2005 in apertura del meeting di Rimini di Comunione e Liberazione).

    Affermazione espressa con l'autorevolezza dell'allora seconda carica dello Stato, nel meeting di CL , quindi con l'apostolica benedizione del pontefice, insediato da pochi mesi.

    L'integrazione quindi passerebbe per l'annullamento delle altri culture, delle altrui religiosità, dentro una incondizionata e immediata accettazione di quanto verrebbe loro imposto, in alternativa il rischio del meticciato.

    Non è occasionale che ci tornano in mente analoghe affermazioni provenienti da un altro pulpito, che riportiamo con grande preoccupazione:

    La nostra salda opinione che l' incrocio con gli Africani sia un attentato contro la civiltà europea perché la espone a decadenza (...) Dal meticciato rifuggiamo consci dei pericoli che trascina con sè, ma al tempo stesso cerchiamo senza illusioni l'elevazione degli indigeni nell'interesse loro e nostro, e per averli utili dipendenti nello sfruttamento delle aziende coloniali.

    (scritto nel 1938 da Lidio Cipriani, antropologo e teorico delle politiche razzista del regime fascista, sul numero sei di una rivista che non a caso si chiamava "La difesa della razza".

    Le analogie sono estreme e gravissime, specialmente se sovrapposte alle affermazioni del volumetto "Senza radici" che trova nell'allora cardinale Ratzinger l'avallo e la fidejussione al libitum.

    Rivendico il diritto di critica, peraltro riconosciuto dallo stesso Ratzinger che a pag. 20 del suo libro "Gesù di Nazaret" scrive : "Perciò ognuno è libero di contraddirmi"; ma, purtroppo, è lo stesso pontefice che contraddice i risultati del Concilio Vaticano secondo; sarebbe lungo scomodare i documenti conciliari "Nostra aetate", "Pacem in terris", "Ecclesiam suam", e altri testi magistrali di Giovanni Paolo II, dai quali emerge la contraddizione di fondo che nega il raggiunto ecumenismo.

    Nel sentirmi lontano dalle lezioni magistrali del liberismo berlusconiano pronunciate da questo pontefice, non posso che accomunare le scelte di una politica sociale a quelle di una religione di ampio respiro, in grado di sostenere la Fede.

    Il dialogo a distanza (ma non troppo) tra Berlusconi e Ratzinger stravolge tanto la religione che si distanzia sempre più dalla fede, che la politica, proponendo entrambi le medesime soluzioni: dittatura della religione e dittatura della politica.

    Resto dell'opinione che mi piacerebbe a capo del governo un democratico attento e vigile custode della Costituzione e un pontefice cattolico e cristiano attento e vigile custode dell'insegnamento di Cristo.

    Rosario Amico Roxas

     
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