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    Mobilità elettrica, chi ci crede in Europa

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    Il mercato dei veicoli elettrici rappresenta una piccola percentuale del mercato automobilistico mondiale, tuttavia è prevista una sensibile crescita in numerose macro-regioni.

    In un recente studio effettuato da JP Morgan viene infatti ipotizzato che a livello globale i veicoli elettrici immatricolati entro il 2020 saranno  tra i dodici e i tredici  milioni. Delle cinque maggiori economie europee (Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Spagna) l’Italia è l’unica a non avere ancora un programma nazionale di sviluppo;

    allo stato dell’arte sono individuabili due proposte (A.C. 2844, Norme per promuovere l’auto elettrica e A.C. 3553, Disposizioni per la realizzazione di reti infrastrutturali a servizio dei veicoli alimentati ad energia, le quali hanno  recentemente intrapreso il proprio iter parlamentare. La prima comprende tutta una serie di veicoli “verdi” anche non elettrici, mentre la seconda ha ad oggetto esclusivamente veicoli elettrici.

    Lo sviluppo di un mercato di auto elettriche è un’operazione richiedente interventi in molteplici settori, in primis:  normativo (regolamentazione), commerciale (modello di business) e tecnico (rete di distribuzione).  In quest’articolo s’introducono le misure intraprese in alcuni paesi europei, ciò nonostante è interessante evidenziare come le recenti politiche industriali delle due principali economie del pianeta (USA e Cina) comprendano importanti incentivi.
    Gli Stati Uniti hanno promulgato un piano da 2,5 miliardi di dollari destinati alle imprese del settore con lo scopo di raggiungere la soglia di un milione di veicoli elettrici entro il 2015. La Cina ha annunciato di voler divenire leader mondiale nella produzione di veicoli elettrici favorendo la propria industria attraverso un programma da dieci miliardi di Yuan (oltre un miliardo di Euro) che sarà accompagnato da sostanziali incentivi fiscali volti a sostenere la domanda interna di un mercato in rapida espansione dal punto di vista del potere d’acquisto. Non meno rilevante è il caso giapponese (dove è particolarmente sviluppata la filiera produttiva di batterie oltre che l’industria automobilistica  attualmente leader nella produzione di motori ibridi).

    Per quanto concerne il vecchio continente, alcune delle iniziative in ambito di mobilità sostenibile sono direttamente supportate dall’UE attraverso la “Green Car initiative" contenuta nell’European Economic Recovery Plan.
    Il primo impegno importante del Regno Unito risale al 2008 con lo stanziamento di cento milioni di Sterline a favore dell’industria dei veicoli elettrici, ibridi e altri veicoli verdi; nella capitale Londra è prevista l’installazione di venticinquemila punti di ricarica.  L’Irlanda si è posta l’obiettivo di raggiungere la soglia del 10% di veicoli elettrici  entro il 2020. La Danimarca, in occasione del Summit sul cambio climatico avvenuto nel 2009 ha introdotto un numero consistente di autoveicoli elettrici alimentati attraverso energia rinnovabile proveniente principalmente dalle numerose pale eoliche presenti nel  proprio territorio. La Francia si è impegnata a investire approssimativamente 550 milioni di Euro per incentivare lo sviluppo di autoveicoli verdi (da sottolineare il progetto Autolib). La Germania, uno tra i più virtuosi paesi europei, con una misura contenuta nel piano nazionale di mobilità elettrica ha fissato l’obiettivo di un milione di autoveicoli elettrici entro il 2020. Il Mobi.E portoghese – caratterizzato dall’ampia portata geografica – si sviluppa su scala nazionale, non concentrandosi dunque su un modello di mobilità in un grosso centro urbano. Il Barcelona Live si affianca al piano pilota nazionale (Barcellona, Madrid, Siviglia) denominato Movele. L’innovazione principale nella capitale catalana sta nell’istituzione di uno spazio “oficina live” avente tra l’altro lo scopo di diffondere informazione sull’auto elettrica a qualsiasi livello (privati, concessionari, imprese del settore).

    Tutti i progetti sopra elencati sono  ancora in una fase embrionale e il loro status a livello d’implementazione è piuttosto eterogeneo, motivo per cui non è agevole individuarne i fattori chiave per l’emergere di un modello di mobilità elettrica. Ciò che accomuna tutti i processi è però il ruolo delle amministrazioni centrali e locali poiché decisivi nel successo  o meno dei progetti di mobilità elettrica tanto dal lato dell’offerta (infrastrutturale) quanto da quello della domanda (incentivi all’acquisto); a titolo esemplificativo, alcuni strumenti a disposizione di queste sono (i) la regolamentazione, (ii) l’integrazione di veicoli elettrici nella propria flotta, (iii) gli incentivi: monetari (tasse, sussidi, congestion charge) o non monetari (carreggiate dedicate) e (iv) la messa a disposizione di propri spazi.
    Nell'ambito dell'organizzazione industriale del servizio di ricarica, non vi sono al momento gli elementi per stabilire quali saranno le scelte di localizzazione e organizzazione, né sono identificabili modelli di business prevalenti. Le infrastrutture di ricarica saranno gestite tanto in concorrenza nel caso di stazioni ad accesso pubblico paragonabili a delle stazioni di servizio tradizionali quanto da un unico soggetto, per esempio nel caso  di singole colonnine distribuite sul territorio. La fornitura di energia elettrica avviene/avverrà secondo modalità differenti a seconda del cliente, sia esso l’utente finale o il gestore del servizio di ricarica.

    Giacomo Di Foggia

     
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