Che tutto il pensare umano sia basato su un coacervo di costruzioni mentali prestabilite, ossia come scrisse Kant sull'enucleazione di alcuni denominatori comuni da ritenersi categorici conduce alle tesi antiumanistiche del binomio Lacan-Levi-Strauss sulla funzione essenzialmente simbolica del linguaggio come spazio conformativo del potenziale imponibile di mediazione d'ogni ambito organizzato collettivamente.
Ogni relazionarsi funzionale sarà allora sempre il risultato costrittivo della conformità al fine di veder prestabilite quelle regole dello scambio che non conducono il gruppo alla sua estinzione. Da qui la proibizione dell'incesto non è tanto regola eugenetica ma punto di passaggio alla cultura dello scambio e all'apertura della famiglia nucleare all'esterno.
Ciò che Lacan e Levi-Strauss hanno determinato è l'idea che alla base di ogni coagulo sociale s'impone un sistema di regole a priori che faccia da guida dell'emersione individuale all'interno del suo ambito relazionale. L'Io diventa allora percorso esistenziale sui binari prefissati di sedimentazioni culturali insuscettibili di attualizzazione.
Ma come ha intuito Althusser la distinzione marxiana tra struttura e sovrastruttura non è che una metafora che disloca i due termini nello spazio concettuale. Se è vero che la struttura, ossia i rapporti di produzione in un dato contesto storico, è comunque la base del materialismo storico, la sovrastruttura non le è soltanto subordinata in funzione marginale.
Il Soggetto della Storia si sa è liquidato da Marx sostituito coi rapporti di produzione dove a pesare sono solo le funzioni operative assegnate in termini gerarchizzati, ma in cui sono propedeutiche al sistema di dominio anche le funzioni politiche, culturali ed ideologiche.
Se dunque anche il modello culturale ha il suo peso, questo non può venire eviscerato dal suo substrato archetipo che deriva dall'alba della storia e che coincide nell'idea dell'appropriazione-manipolazione della Natura non più nella finalità del mero sostentamento del gruppo ma in quella della previsione del conseguimento della prosperità ai fini della profittabilità dello scambio e del lucro ottenibile da cui si disarticola all'interno dello stesso gruppo d'origine il sistema paritario sostituito dalle forme della gerarchia e della suddivisione in classi in base al quantum posseduto dai gruppi endogeni più intrapendenti.
Il processo di accumulazione però non solo ha disaggregato l'intima aspirazione paritaria del gruppo, quando era ancora in forse la sua sopravvivenza, ma condotto l'Uomo alla mistificazione esiziale del proprio ruolo con cui fu intesa e legittimata sin dall'inizio la sua propensione alla depredazione costante delle risorse disponibili, senza mai riflettere adeguatamente sulla loro esauribilità.
E' qui che il modello culturale, ritenuto da millenni funzionale al progresso della condizione umana e da cui neanche Marx si è discostato, deve essere rimesso in discussione sullo stesso presupposto che coincide comunque nell'aspirazione della sopravvivenza del genere, cioè la stessa che ne aveva segnato il dinamismo distorto sino ad oggi, ma il cui punto di saturazione imporrebbe ora un ridimensionamento radicale delle sue modalità.
Se Natura e Cultura sono state sino ad oggi scisse, l'esigenza della loro conciliazione deve riadattare gli archetipi formativi dell'Uomo se questo vorrà sopravvivere in futuro, ciò che non implicherà l'abolizione dei suoi motivi categoriali non soggetti ad attualizzazione, se tra detti motivi forse il principale sarà sempre quello costituito dall'aspirazione a sopravvivere su questa Terra.
Per cui in tale affermazione non si profila nessuna idealità, ma caso mai il disvelamento della conferma di quanto è già parte del modello categorico da sempre vigente: cioè l'attesa alla mera conservazione di se quale essere vivente nella direzione del suo modello più corripondente che sarà nel caso soprattutto l'individuazione inedita di quella forzatura necessaria interiore e collettiva che sia davvero effettuale alla redenzione riadattata dell'intera gamma di quei comportamenti reputati ormai de-attualizzati.
Riforma dell'essere umano insomma sui stessi presupposti che ne hanno segnato il progresso sin qui illimitato ma cambiandone direzione secondo una nuova formulazione semiotica dello stesso linguaggio. Questo è il compito decisivo che attende: riformulare una lingua corripondente alle vere istanze dell'Inconscio, deciderne l'effettualità contro la sua mistificazione che lo vorrebbe distolto dal suo anelare la vita, dal suo rifuggire la Morte.
Marcello Chinca
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