
Nell’anno del centocinquantesimo anniversario dell’unità, gli italiani riscoprono l’orgoglio per loro lingua. Dopo anni di derive campanilistiche a sostegno delle più improbabili koinè dialettali si levano (finalmente) gli scudi anche in difesa della nostra lingua nazionale.
Dopo la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea che ha dato ragione all’Italia affermando che è discriminatorio pubblicare solo in francese, inglese e tedesco i bandi di assunzione per chi voglia lavorare nelle istituzioni europee, il 19 Aprile è stata presentata in parlamento una mozione per la promozione e la tutela della lingua italiana nelle Istituzioni dell’Unione europea.
Passi piccoli, ma significativi nella trentennale “guerra delle lingue” di cui è teatro l’Unione europea e che finora ha visto l’italia piuttosto disimpegnata e indifferente, se si considera che gli investimenti del nostro paese per la promozione della lingua e della cultura italiana all’estero sono irrisori rispetto a quelli di altri paesi come Inghilterra e Germania.
Solo per avere un’idea, 9 milioni di euro stanziati dal governo italiano per le istituzioni scolastiche e culturali all’estero contro i 220 stanziati dall’Inghilterra per il British Council e i 185 stanziati dalla Germania per il Goethe Institut. Passi doverosi se si pensa che l’italiano è molto di più che la lingua ufficiale del nostro paese. “Per prima è venuta la lingua” così esordisce Gian Luigi Beccaria nel suo saggio di recentissima pubblicazione “Mia lingua italiana” ricordando al lettore, fin dalle prime pagine, che le radici del nostro paese affondano innanzitutto in un’unità linguistica e culturale cui sono seguite solo più tardi quella territoriale e politica. Le genti del bel paese là dove 'l sì suona, questo sono stati prima di ogni altra cosa gli italiani.
Nei primi decenni del Duecento, quando l’unificazione politica dell’Italia era ben al di là da venire, Dante, cui non sfuggiva la strettissima parentela tra le varie parlate d’Italia, auspicava la diffusione nel territorio che si estende dalle Alpi alla Sicilia del volgare del sì, di un volgare illustre che accomunasse intellettuali toscani, siciliani, bolognesi, settentrionali e meridionali. E se l’utopia del massimo poeta divenne realtà solo sei secoli dopo, è pur vero che proprio la lingua dei grandi letterati, da Dante a Petrarca a Boccaccio, ha sempre costituito un insostituibile punto di incontro per gli italiani. Se non ci si intendeva non solo tra settentrionali e meridionali, ma anche tra piemontesi e lombardi, tra bergamaschi e bresciani quando si parlava ciascuno nel proprio dialetto, era inevitabile intendersi e riconoscersi come italiani attraverso le parole della Divina Commedia, del Canzoniere e del Decameron.
La lingua italiana non è solo fondamento della nostra unitarietà come popolo e non è solo il frutto dell’opera degli illustri letterati del Trecento, ma è anche il risultato delle fatiche di grandi intellettuali come Pietro Bembo che già nel Cinquecento pose le basi per la canonizzazione di una lingua italiana comune e come Manzoni che non solo si adoperò per creare questa nostra lingua moderna comune, ma anche per promuoverne il suo insegnamento nelle scuole. Solo dopo e solo grazie al secolare lavorìo di intellettuali e letterati intorno alla lingua comune si affermò con prepotenza la coscienza della necessità di battersi per l’unità politica.
Lingua italiana primo segno di appartenenza a una patria comune e mezzo di espressione per una ricchissima e stratificata cultura. Non è sorprendente che l’italiano, sia una delle lingue più amate nel mondo: seconda lingua obbligatoria nelle scuole argentine; una delle prime studiate in tutto il Sud America; 500.000 persone che imparano l’italiano in Giappone e non solo attraverso corsi scolastici e universitari ma anche attraverso i numerossissimi corsi radiofonici e televisivi (dati Formez). Benvenga allora il rinato interesse per la lingua italiana anche in Italia, visto e considerato che le allarmanti novità degli ultimi anni, lungi dall’essere le iniziative per promuovere lo studio della lingua italiana all’estero, sono i corsi universitari di alfabetizzazione di lingua italiana destinati alle studenti italiani che non riescono più a capire le spiegazioni dei loro professori…
Rossana di Gennaro
| < Prev | Next > |
|---|




