Nella sfera dei rapporti interpersonali parrebbe singolare che l'interlocutore s'incaponisse nella fissazione con cui si tenti·di liquidare lo stesso medium del linguaggio sul presupposto che sia soltanto una perdita di tempo.
Oltre a rilevarsi brutale e senza riguardi verso l'altro della relazione quella reprimenda apparirebbe paradigmatica di un assurdo concettuale, a meno che si rappresentasse l'intera convenzione linguistica e della comunicazione uno strumento inadatto tout-court, in quanto sintomatico dell'universale impotenza degli uomini a capirsi veramente.
Non sarebbe ingiustificata perciò una simile prospettazione ma dovrebbe riguardare il totale delle forme espressive, l'intero bagaglio della conoscenza trasmissibile.
Ciò che rimane assurdo, visto che per sostenerlo si dovrebbe adoperare lo stesso mezzo che si aborrisce e cioè lo stesso linguaggio. Ricorda il paradosso col quale, una volta che si è insinuato che tutti gli uomini sono per natura bugiardi e dato che chi lo sostiene è anch'esso parte del genere uomo, non si capirebbe più se costui affermi il vero o il falso.
Sottrarsi alla manifestazione pubblica del proprio Io in ogni senso sulla premessa che parole gesti e segni non avrebbero mai il minimo senso, cioè se detta reprimenda riguardasse l'intero armamentario dicibile fonetico e scritto, nonchè la stessa trasmissione dei gesti pantominici e mimici, questa posizione farebbe retrocedere l'Umanità alla presitoria quando l'individuo era affetto da una sorte di autismo in cui verosimilmente unicamente la sovranità dell'autoreferenzialità avrebbe avuto ragione d'ogni mistificazione sulla base della pura prepotenza.
Questa sfiducia precompressa invece se la prende pedisseguamente con quanto si scrive o si posta attraverso i Social Network, dove se Io parlo ad es. di un disastro ferroviario di cui sia stato testimone, ebbene quanto riferibile sarebbe comunque cacciato nell'angolo dela irrilevanza, come se il contenitore dove s'iscriverebbe la mia esperienza fosse in realtà per definizione il regno della menzogna o della dissimulazione più sfacciata.
Cioè la critica che investirebbe il contenitore avrebbe contaggiato anche quanto in esso contenuto, come se la cornice inadatta al quadro fosse perciò più decisivo della raffigurazione in questo contenuta. Questa è una pseudo-morale però che acuisce il generale accecamento, sancendo sotto sotto una tendenza diffusa allo snobismo neanche malcelato. Segna inoltre una sorte di esasperazione come quella che può sfogarsi soltanto nell'ambito familiare dove è permesso ogni sfogo ingiustificato ma sempre emendabile.
Si intuisce anche altro: nella relativa libertà non istituzionalizzata di quanto si dice e scrive che s'imprime tramite i Social Network, che è quanto non partecipa appunto alla catena di montaggio usuale della manipolazione autorizzata, che può essere benissimo anche la marginalità o il vanto di un'ideologia che tenta una via di fuga alla propria estraniazione, ebbene la si vuole incorporata indiscriminatamente nel vacuum della chiacchera di cortile, senza mai lambirne l'essenza sintattica, nè tanto meno il concetto sotteso, senza rendersi conto che una tale censura non fa che accrescere la distanza siderale tra gli uomini anche laddove sarebbe concepibile e sotto mano uno spazio virtuale di confronto.
In definitiva quanto s'esprime dovrebbe essere indifferente al mezzo col quale lo si comunica, lettera, notificazione, fax, email, telefono, ricetrasmittente, segnali Morse, satellitare, l'essenziale sarebbe che il messaggio arrivi al destinatario all'altro capo della comunicazione. Chi allora replicasse dell'inadeguatezza del mezzo, senza prendersi cura dell'urgenza di quanto detto, provocherebbe nella mente del mittente tutto il disagio col quale l'altro gli infligge l'intera ingiustificatezza di un absurdum che scaverebbe ancora di più il solco dell'incomprensione reciproca e che suonerebbe prima d'altro come un'autentico affronto dettato com'è dall'insensato della gratuità del peggio delle maleducazioni.
Marcello Chinca
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