
L’ultimo dei Templari narra le vicende dei due cavalieri Behmen (Nicolas Cage) e Felson (Ron Perlman) che, dopo una crociata particolarmente sanguinosa, decidono di disertare.
Una volta scoperti sono (quasi) costretti ad accettare la proposta di accompagnare una giovane ragazza, accusata di stregoneria e principale causa della peste, in un’abbazia dove verrà effettuata la sentenza e il rito di morte.
Tradizionale e ovvio nella trama (lo sceneggiatore Bragi F. Schut è al suo esordio), effetti speciali a gò-gò soprattutto nel finale quando la donna, trasformatasi nel demonio, combatte contro tutti. Nel complesso un film piacevole con buone interpretazioni di Cage, recentemente nell’occhio del ciclone più per la sua vita privata che per le prove attoriali, e soprattutto del caratterista Ron Perlman, interprete nel recente Devil’s Tom- A caccia del diavolo. presente anche il veterano al genere fantastico Christopher Lee, presenza fissa della trilogia “Il Signore degli Anelli”. Buon esordio per la “strega” Claire Foy.
In un’intervista Cage ha ricordato entusiasta l’esperienza di questo progetto, in particolare per l’uso della spada e del cavallo, che lo hanno fatto sentire davvero un cavaliere, personaggio che da tempo voleva interpretare.
Era grande la curiosità e pubblicità attorno al film (Medusa Film aveva regalato un’anteprima suggestiva con la “sfilata” per le vie di Roma di un carro che imprigionava una ragazza, la strega, sotto il controllo di due cavalieri e di un prete). Ma per molti le aspettative sono state deluse.
Certo il trailer faceva presagire un film più d’azione mentre solo all’inizio del film e nel finale le spade dei due cavalieri vengono ardentemente usate per combattere prima contro i nemici terreni e poi contro quelli ultraterreni.
Altra pecca è l’incomparabilità tra titolo italiano e titolo originale “Season of the Witch- La stagione della strega”. Incomprensibile il motivo per cui ogni volta in Italia toppano sulla scelta del titolo corrispondente. Il titolo è accattivante ma deviante in quanto il film parla appunto di stregoneria e non di templari.
I distributori italiani hanno però fatto una scelta furba: proporre il film in un periodo “morto” per il cinema quando in America la pellicola è stata distribuita 6 mesi fa circa registrando un flop, con soli 25 milioni guadagnati in 13 settimane di programmazione.
Affascinante è, invece, la fotografia. Luoghi bui e lugubri in cui ti aspetti la sorpresa da un momento all’altro gettano inquietudine, al di là della fantasia delle scene. Merito del regista Dominic Sena che ha saputo cogliere i punti più cruciali della storia, poco originale, su cui fissare l’attenzione e far crescere l’attesa fino al finale. Certo non stiamo parlando di un film che strappa applausi dalle mani ma resta godibile, soprattutto nei momenti d’ironia di Ron Perlman.
In poche parole un film senza infamia e senza lode.
Francesca Britti
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