Un’azienda a conduzione familiare, sita nella provincia di Milano, ha di recente ridotto il personale di un terzo a causa di una rilevante diminuzione del volume d’affari.
I dipendenti della ditta sono trenta e i licenziati sono stati circa dieci.
Le uniche ad essere licenziate sono state, però, le donne; proprio per questo, le ex-dipendenti hanno protestato sostenendo che il provvedimento di riduzione del solo personale femminile sia stato frutto di una palese discriminazione.
Un’infelice battuta ha contribuito, inoltre, ad aumentare la tensione; secondo le ex-lavoratrici i vertici aziendali avrebbero detto che il licenziamento non sarebbe stato per loro un danno ma un’occasione per rimanere a casa ad occuparsi della famiglia.
I sindacati e l’amministrazione provinciale di Milano sono ora in procinto di verificare se davvero la scelta aziendale sia stata determinata da una effettiva disparità di trattamento fra uomini e donne.
Rosa Aimoni
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