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Last updateMer, 18 Gen 2017 9am

Pillole Giuridiche

A cura della dott.ssa Rosa Aimoni

Pillole Giuridiche è una rubrica dedicata a tutti coloro che vogliono essere informati sulle novità normative.
Non saranno riportate disquisizioni dottrinali o giuridiche, ma in maniera semplice ed essenziale saranno spiegate le norme di interesse generale e le sentenze.

Commette il reato di “stalking” chi minacci una persona su Facebook attraverso una serie di “post” offensivi!


Con una sua recentissima ed originale pronuncia, il Tribunale di Foggia si è occupato della delicata questione dei cd. “post” offensivi e minacciosi, pubblicati sui maggiori social network , come Facebook , affermando che “ un singolo messaggio minatorio o offensivo, pubblicato sulla bacheca di Facebook e indirizzato a una persona (anche in forma velata), può costituire diffamazione o minaccia, ma se la condotta viene ripetuta nel tempo si configura il più grave reato di stalking, e questo perché i vari post devono essere valutati nel loro insieme e non singolarmente”.

In sintesi, quel che conta è la “reiterazione dei messaggi” sempre alle stesse persone; la loro idoneità a produrre uno stato di ansia e turbamento nella vittima, tale da costringerla a cambiare le proprie abitudini di vita (ad esempio, sospendere per un po’ il proprio profilo Facebook o non frequentare determinati luoghi) o comunque temere per la propria integrità fisica.

E’ stata così respinta la tesi dei difensori dell’imputato, secondo cui una pluralità di post minatori o offensivi potrebbero tutt’al più costituire il reato di diffamazione: al contrario, per i giudici pugliesi, a prescindere dal singolo episodio, che certo può essere ben punito a tale titolo, quando l’episodio si ripete più di una volta, nel momento in cui si perseguita una persona, anche su un “social network”, scatta il reato di stalking!

In aggiunta, la sentenza chiarisce peraltro che lo stalking scatta anche senza che la pluralità dei comportamenti minatori sia sorretta da un unico disegno criminoso preordinato in partenza. In buona sostanza, non c’è bisogno che il colpevole abbia sin dall’inizio in mente di perseguitare la vittima. Le singole condotte possono invece essere del tutto disconnesse l’una dall’altra, presentandosi in modo casuale e realizzate qualora se ne presenti l’occasione.

La vicenda sottoposta al vaglio dei magistrati foggiani riguardava una coppia di ex fidanzati. Lui, lasciato a causa dell’innamoramento della sua ex compagna nei confronti di un altro uomo, aveva cominciato a denigrare e ingiuriare pubblicamente i due nuovi amanti tramite la propria pagina di Facebook, A ciò si sommavano continui appostamenti tanto da ingenerare nei due nuovi fidanzati uno stato di ansia e di timore per la loro incolumità. A prova di tale comportamento, erano state depositate in processo le varie schermate con l’evidenza dei post pubblicati sul social network.

Ritenuto l’imputato colpevole del reato di “stalking” , il tribunale ha dunque vietato al reo di avvicinarsi ai luoghi di solito frequentati dalla sua ex fidanzata e dal nuovo compagno, tenendosi a debita distanza da questi ultimi!

Foggia, 16 dicembre 2016

avv. Eugenio Gargiulo

L’infedeltà coniugale, anche se solo “platonica” su Facebook, può comportare l’addebito della separazione!

Originale quanto controversa sentenza del Tribunale di Foggia: la “relazione affettiva platonica”, instaurata da uno dei due coniugi tramite chat su Facebook o altro social network, può essere fonte di responsabilità nell’instaurato giudizio civile di separazione , salvo che il matrimonio fosse già precedentemente in crisi.

In sintesi, tradire su internet è, per i giudici pugliesi, come tradire fisicamente: è infatti considerata infedeltà coniugale la relazione intrattenuta dal marito o dalla moglie su chat come “Messenger” o su “Facebook”, con un’altra persona, con la quale sia chiaro il desiderio fisico e/o l’innamoramento. Pertanto, anche in questi casi, per il coniuge “traditore” scatta l’addebito salvo che questi riesca a dimostrare che il rapporto matrimoniale era già in crisi.

In più occasioni, in un recente passato, la giurisprudenza di legittimità e di merito , si è pronunciata sulla possibilità di dichiarare la responsabilità per il fallimento del matrimonio (cosiddetto addebito) nei confronti del coniuge che intrattenga una relazione platonica su internet. E tutte le volte in cui il rapporto telematico travalichi la semplice “amicizia virtuale”, sconfinando nel desiderio carnale o, comunque, in un legame sentimentale, non vi sono dubbi: per i giudici questo basta per essere dichiarati colpevoli della violazione dell’obbligo di fedeltà! ( in tal senso vedasi anche Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 9 maggio – 14 luglio 2016, n. 14414)

Tuttavia è importante evidenziare che, chi intrattiene “flirt virtuali”, può contare sulla “non punibilità” della sua azione se riesce a dimostrare che la vera causa della rottura del matrimonio non è stata la sua relazione su internet, ma essa va ricercata in situazioni pregresse, che già avevano sgretolato l’unità familiare. In definitiva, è sufficiente la prova che la vita di coppia fosse già compromessa, al fine di non subire l’addebito.

Non basta, infatti, evidenzia il Tribunale di Foggia, la sola violazione del “dovere di fedeltà”, ma occorre verificare se tale violazione sia stata la vera causa della crisi coniugale, oppure se essa sia intervenuta quando era già maturata una situazione di intollerabilità della convivenza.

La recente sentenza del Tribunale dauno collima perfettamente con l’ultima pronuncia della Suprema Corte di Cassazione sulla medesima delicata questione , tanto che anche essa sottolinea come nel relativo giudizio di separazione si possono utilizzare ,come prove dell’altrui “tradimento virtuale” , anche gli sms e le “chat segrete”, carpite di nascosto dal telefono del coniuge: non conta che ciò sia avvenuto in violazione della privacy!

La sentenza ha sollevato un “vespaio di polemiche” - commenta l’avv. Eugenio Gargiulo, di Foggia, già noto ai più, per essere stato recentemente proclamato dall’autorevole Google Zeitgeist , l’avvocato italiano “più cliccato” sul web per l’anno in corso - in quanto appare alquanto “severa” nel considerare come fonte di addebito, per il coniuge “fedigrafo”, nel relativo giudizio civile di separazione , anche un platonico e solo “virtuale” tradimento , non caratterizzato da alcun tipo di “contatto fisico” tra i due amanti del web!!!

Foggia, 14 dicembre 2016
avv. Eugenio Gargiulo

Tradimento: quando l’infedeltà del coniuge diventa “disonorevole”, al marito o alla moglie tradita spetta un risarcimento !

Il tradimento è vietato dalla legge, ma l’unica conseguenza che esso comporta è il cosiddetto addebito nella separazione. In pratica, il marito o la moglie che è stato tradita, se intende separarsi, può chiedere al giudice di dichiarare che la colpa della separazione è del coniuge infedele.

Sentenza epocale: il Tribunale riconosce e condanna il cd. “mobbing familiare” femminile nei confronti del marito all’interno del matrimonio!

litedicoppia
ll “maschicidio” in Italia rappresenta un fenomeno, di cui non si sente parlare molto, eppure gli ultimi dati a disposizione dimostrano come la questione sia sempre più in aumento. 
Difatti, secondo le ultime statistiche risulta che circa il 15% dei mariti italiani è stato vittima di violenza psicologica! E’ da specificare, inoltre, che spesso gli uomini non denunciano i maltrattamenti, perché provano un senso di vergogna e di colpa, per la loro “debolezza”, che li porterebbe ad essere vittime.

Non commette alcun reato l’uomo che risulti insistente verso una donna utilizzando “Whatsapp”!

Non è perseguibile penalmente l'uomo che attui un vero e proprio “pressing”, tramite la famosa e tra le più utilizzate app al mondo “Whatsapp” ,nei confronti di una donna conosciuta su un social network. Pertanto, non può scattare l'ammonimento da parte del questore, il quale è possibile solo a fronte di vere molestie nei confronti della persona che denuncia.

Ed il Tribunale addebita la separazione alla moglie che rifiuta ripetutamente ed ingiustificatamente di fare sesso con il marito!

Originale ed innovativa pronuncia del Tribunale di Foggia che, in una sua sentenza, appena pubblicata, ha applicato il principio in forza del quale se un coniuge non vuole avere rapporti sessuali è a lui che deve addebitarsi la separazione con relative conseguenze economiche. Così, nel caso sottoposto al vaglio del magistrato foggiano è stata una “lei” a essere punita da una sentenza che fa già discutere.

In caso di separazione e divorzio è possibile l’affidamento condiviso anche per i cani e i gatti?

Nel caso in cui una coppia di coniugi si separi a chi vanno a finire gli animali domestici? La questione è controversa perché non c’è nessuna legge che lo preveda e, in tale spiacevole circostanza , cani e gatti vengono trattati più alla stregua di comuni cose che non dei figli, come invece sarebbe più corretto ed umano.

Commette un reato il figlio che lasci il genitore anziano e incapace da solo!

Risponde del reato di “abbandono di persone incapaci”, previsto dal codice penale (Art. 591 cod. pen.), punito con la reclusione da 6 mesi a 5 anni, il figlio che lasci il proprio genitore da solo, se in condizioni di grave incapacità fisica o mentale. Ad affermarlo è la Corte di Cassazione con una sentenza recentemente pubblicata . ( in tal senso Cass. sent. n. 44089/16 del 18.10.2016)

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