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Obama e i muri...degli altri


Anche in occasione della riunione del G5, tenutasi ad Hannover, il Presidente americano Barack Hussein Obama ha ribadito la necessità di non erigere barriere finalizzate al contenimento dei flussi migratori. Stando alle sue affermazioni, “i muri non servono” per frenare l’immigrazione.

Guardandosi però bene dal precisare che il suo ameno e democratico Paese, di muri concepiti con quel determinato fine, ne abbia addirittura parecchi. Una di queste barriere, è quella eretta al confine con il Messico, la quale è stata eufemisticamente ribattezzata “Barriera di sicurezza”, tanto per renderla accetta ai suoi sudditi illusi di essergli invece alleati. La stessa, è meglio conosciuta come “Muro Messicano” o “Muro di Tijuana”. Questo, naturalmente, nel versante americano. Perché, nella parte opposta, quindi nel territorio messicano, essa viene più propriamente chiamata “Muro della Vergogna”.

 

Di quella stessa vergogna che si dovrebbe provare almeno in certi frangenti, ma che invece suona aliena a certuni. Fra costoro figura il Presidente Obama, al quale il Premio Nobel per la pace sarà certamente uscito dall'uovo di Pasqua. Sta di fatto che, comunque la si voglia chiamare, quella barriera abbia il preciso intento di impedire ai cosiddetti migranti l'ingresso nel territorio americano.

L'edificante storia della costruzione dei muri americani, risale al 1994. Allora, simili barriere non conveniva chiamarle muri, onde evitare di generare confusione con altri pericolosi scenari internazionali. In fondo, agli occhi dei loro obnubilati sudditi, illusi di essergli...alleati, gli americani dovevano dare l'impressione di essere i buoni: di essere il popolo che non frapponeva barriere agli spostamenti delle persone. Poiché i cattivi, quelli incautamente evocati dall'erezione dei nefasti muri, erano altri: erano gli aggressori sovietici!

 

Le prime barriere costruite dagli USA, ebbero pertanto diverse denominazioni: “Progetto Gatekeeper”, in California; “Progetto Hold-The-Line”, in Texas; “Progetto Safeguard”, in Arizona. In ogni caso, si trattava di barriere costruite con lamiere metalliche e con filo spinato. La loro altezza variava dai 2 ai 4 metri. Successivamente, esse vennero dotate anche di sensori elettronici e di strumentazioni per la visione notturna, unitamente con la dislocazione di veicoli militari e di elicotteri da combattimento. Contro quelle barriere, si stima che siano finora morte almeno 5.000 persone!

 

Coloro che riescono a entrare nel territorio americano, vanno incontro a una particolare sorte. Quasi sempre, essi vengono sfruttati come schiavi; altrimenti, confluiscono in appositi centri di raccolta, i quali sono organizzati come autentici campi di concentramento.

Nel 1978, sotto la presidenza Carter, fu istituita la FEMA o Federal Emergency Management Agency: una agenzia governativa destinata a gestire le emergenze umanitarie. Solo che essa mutò radicalmente aspetto dopo gli attentati alle torri gemelle, nel 2001. Allora, il procuratore generale John Ashcroft, trasformò quella struttura in luogo di detenzione nel quale venivano alienati persino i più elementari diritti individuali. Dopo l'approvazione, avvenuta nel 2006, del “Military Commission Act”, in quei centri vengono rinchiusi tutti coloro i quali siano ritenuti “combattenti nemici”. Tale detenzione ha una durata indeterminata, pur senza specifici capi d'accusa. E' questo un altro esempio della compiuta democrazia americana, scioccamente reiterata dai soliti sprovveduti.

 

Attualmente, nel territorio americano esistono centinaia di questi campi di detenzione, tutti accomunati dallo stesso denominatore: quello di esser protetti con apposite recinzioni metalliche e con il filo spinato.

In un discorso pronunciato nel 2009, Obama ammise che in quelle strutture si procedeva alla “detenzione preventiva”. Perciò, prima di dire che “i muri non servano”, costui dovrebbe fare una severa autocritica e riflettere sul perché gli USA non siano stati capaci di risolvere tale dirimente problema in casa propria. Questo, prima di arrogarsi il diritto di esportare la loro sedicente democrazia, la quale, laddove non venga imposta con le armi, non è accettata da nessuno.

 

Immagine, da:

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