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Last updateSab, 21 Gen 2017 7pm

Proporre non imporre, verso una nuova politica dell'integrazione


integrazione

Si parla spesso della convivenza fra diverse culture, e del concetto di integrazione. Si rassegnino coloro che sperano di non veder "intaccata" la nostra civiltà da altre culture; la staticità non è mai esistita, non esiste in natura e non esiste nell'universo, del quale noi facciamo parte, dove tutto cambia. L'incontro fra diverse civiltà, lungi dal guastarle, contribuisce a mantenerle vive. Ma come possono diverse culture convivere pacificamente, "accettando" - mi si consenta questo termine - e apprezzando le reciproche diversità? E' compito della politica elaborare delle strategie di integrazione.

Prima di tutto, bisogna partire dalla sincerità; l'incontro fra culture diverse non è facile, ed è irrealistico pensare che non si verifichino dei problemi nel momento in cui civiltà diverse condividono lo stesso suolo. Quali sono allora i possibili piani di azione? Partiamo da un concetto semplice e fondamentale: per integrare una nuova cultura in quella già esistente, bisogna proporre, non imporre. Mi spiego meglio, e a livello pratico.

Se, in una scuola, si impone il couscous a pranzo, sicuramente le famiglie "tradizionali" si ribelleranno. E allora noi, che vogliamo l'integrazione fra culture diverse, avremo fallito nel nostro scopo. L'imposizione, soprattutto nei classi popolari o medio borghesi, non produce effetti positivi, ma solo l'insorgere di mentalità reazionarie e manichee, tendenti al populismo becero.  

Proporre quindi il couscous, organizzando pomeriggi a scuola, a partecipazione libera, senza costrizioni, portando le persone ad interessarsi spontaneamente a questa immensa - e poco conosciuta - cultura dell'Islam. Lo stesso ragionamento si può fare per le altre culture orientali. Bisogna saper stimolare la naturale curiosità insita nell'essere umano.

Considero fondamentali gli incontri pacifici, come quello avvenuto di recente, fra musulmani e cristiani, per celebrare assieme la messa, e pregare quell'unico Dio in cui si crede.

 I politici locali dovrebbero quindi moltiplicare sul territorio queste iniziative. Proponendole però, non imponendole.


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