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Zapatero dice no ai baschi


Vietato il referendum per l'autodeterminazione della regione così il braccio di ferro con il premier continua mentre l'Eta riprende gli attentati
José Luis Rodríguez ZapateroIl presidente del governo basco, Juan José Ibarretxe, aveva un sogno, sognava migliaia di cittadini recarsi alle urne per dare il proprio “bai”, si.
Un vero e proprio plebiscito per l'autodeterminazione del popolo del nordest della Spagna in modo tale da poter chiudere la questione con il gruppo terroristico dell'Eta in modo da chiudere la tragica stagione delle bombe ed omicidi mirati.

Per oltre un anno, Ibarrexte ha inseguito caparbiamente il suo sogno che aveva una data: 25 ottobre ma in quel giorno solo alcune migliaia di persone son scese in piazza a Vitoria, capitale della regione che ospita la sede del governo basco, per sostenere la battaglia del proprio leader insieme a molti dirigenti della coalizione di governo tra cui il Pnv, partito nazionale basco, l'Ea, Solidarietà basca, il Batzarre, formazione che ha origine dai comunisti baschi e l'Aralar, altro gruppo di sinistra. Nello stesso giorno Ibarretxe ha trovato sulla sua scrivania alcune schede compilate inviate per posta ad un numero selezionato di elettori invitati a rispondere a domande che avrebbero dovuto far parte del referendum.

Un voto che sia il governo centrale che il Tribunale costituzionale avevano vietato perchè contrario alle leggi del paese iberico.
Non si arrende Ibarretxe allo stop imposto da Madrid.
Dal 2007 persegue, con una tenacia invidiabile, una linea politica che tende a marcare le differenze della comunità basca rispetto all'esecutivo guidato da Zapatero, il quale risponde sempre con spallucce considerando la questione al pari delle altre realtà autonomiste spagnole, catalana ed andalusa. Il premier ha bloccato, anche, sul nascere possibili consultazioni che sarebbero avvenute tra Ibarretxe ed Eta per concludere la stagione del sangue che sino ad oggi arriva a quasi mille morti.

A settembre del 2007, il presidente della regione basca aveva presentato una legge in cui sostanzialmente si chiedeva autonomia per le decisioni sul proprio futuro ma dietro ad un eccesso di burocratese e parole ordinate, sostanzialmente si chiedeva d'andare aldilà del semplice riconoscimento - al pari delle altre due comunità indipendentiste - in modo tale da potersi dichiarare autonomi e staccarsi da Madrid. Zapatero, senza giri di parole, disse che non appena Ibarretxe fosse arrivato nella capitale avrebbero ricevuto un secco no, senza nemmeno aprire il dibattito, e l'avrebbe invitato a seguire la via costituzionale come catalani ed andalusi.
Il premier si trovò attaccato anche dall'opposizione, che vede nel Partito Popolare il principale esponente, i quali affermavano l'esistenza di un piano segreto per concedere un'autonomia simile alla regione di Navarra che così si sarebbe unita ai baschi.
Nell'aprile del 2008, l'Eta ha ripreso l'attività terroristica uccidendo un dirigente sindacale e politico del partito socialista, formazione all'opposizione nel Parlamento basco.

Un mese dopo, Ibarretxe si presentò davanti all'organo di rappresentanza dando un aut aut, o si alla legge proposta da lui o ritiro immediato dalla politica attiva.
Tre i punti fondamentali della legge numero 9: ricerca di un compromesso per porre fine alle violenze dell'Eta, necessità di trovare un “compromesso democratico per garantire alla comunità basca il diritto di decidere liberamente del proprio futuro”e la normalizzazione politica che sarebbe dovuta per cinque progressive fasi, da autonomia amministrativa sino alla separazione dalla Spagna.

Il referendum consultivo fu subito approvato e venne decisa la data: 25 ottobre. In questa prima data si sarebbe chiamati i baschi a votare per la sovranità territoriale e sulla sicurezza. Poi, nel 2010, ci sarebbe stato un secondo referendum per decidere sull'autodeterminazione.
Zapatero prese il questionario e lo girò ai giudici che hanno giudicato improponibile sia la legge appena approvata in giugno dal parlamento basco e sia gli atti politici derivanti come il referendum. Non si arrende Ibarretxe che propone di portare la questione al Tribunale dei diritti dell'uomo, una mossa d'assoluta propaganda elettorale perchè lì ci si può rivolgere solo come singolo cittadino e non come presidente del governo regionale.

La battaglia è aperta e la conclusione è ben lontana dall'essere intravista.
I campi su cui c'è lo scontro è sia sul piano elettorale che quello economico. Nuove elezioni per la regione sono state indette nel marzo 2009 e sicuramente il tema cardine sarà il referendum negato. Inoltre, Ibarretxe ha aperto un contenzioso con lo stato centrale chiedendo che una serie d'attività finanziarie siano gestite dalla regione basca in prima persona e non dal governo centrale che poi gira una parte dei proventi.

Prossimo appuntamento è per il prossimo 8 gennaio davanti ad un tribunale penale. Il leader basco, insieme a due dirigenti socialisti, è accusato d'aver avuto contatti con i capi del Batasuna (braccio politico dell'Eta, messo fuori legge nel 2003) dopo che il gruppo terroristico aveva deciso di riprendere la lotta, dopo una breve tregua, nel 2006.

D'Ammaro Rocco

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