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Last updateSab, 21 Gen 2017 7pm

Integrare o uccidere la Costituzione?


 La maggior parte di coloro che parteciperanno alla imminente consultazione referendaria costituzionale, ignora il vero contenuto di questa riforma. Sarebbe interessante poter verificare in proposito quante persone abbiano letto, e soprattutto compreso, gli articoli inerenti il titolo V della Costituzione, quando persino esperti costituzionalisti come Gustavo Zagrebelsky sostengano che essi siano illeggibili nella loro confusione e, ancor peggio, perché scritti in un pessimo italiano.

Una così ambigua manovra, nasconde qualche insidia. D'altronde, è sufficiente considerare che il relativo quesito sia stato scientemente formulato nell'intento di distogliere gli elettori dal vero contenuto della riforma, per rispondere a esso con un convinto NO.

Al contrario, qualora si fosse inteso adeguare all'odierno contesto sociopolitico e non sopprimere la Costituzione, sarebbe bastato intervenire opportunamente su tre soli articoli della Carta: il 67, il 75 e il 138.

Articolo 67 della Costituzione: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato."

Lo si sarebbe completato attraverso l'introduzione del vincolo del mandato. Questo, per impedire che l'eletto tradisca il voto degli elettori migrando in un altro partito o fondandone uno nuovo durante la stessa legislatura, al fine di aggirare il ricorso alle elezioni. Attualmente, proprio a causa di questo articolo, abbiamo una pseudomaggioranza costituita da transfughi traditori del voto elettorale.

Articolo 75 della Costituzione: “E` indetto referendum popolare [cfr. art.87 c. 6] per deliberare l'abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge [cfr. artt. 76, 77], quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.

 Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio [cfr. art. 81], di amnistia e di indulto [cfr. art. 79], di autorizzazione a ratificare trattati internazionali [cfr. art. 80].

Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.

 La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.

La legge determina le modalità di attuazione del referendum."

In questo caso, sarebbe stato opportuno introdurre l'istituto del referendum propositivo, onde consentire l'approvazione diretta delle leggi di iniziativa popolare ed evitare così di sottostare al condizionamento del voto parlamentare, in maniera tale da contemperare il sistema rappresentativo indiretto con quello della democrazia diretta. Avendo nel contempo la premura di aggiungere alla stessa modifica l'estensione del referendum abrogativo anche alle questioni di bilancio e ai trattati internazionale.

Articolo 138 della Costituzione: “Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione [cfr. art. 72 c.4].

 Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare [cfr. art. 87 c.6] quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata [cfr. artt. 73 c.1, 87 c.5 ], se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.

 Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti."

Nella fattispecie, si sarebbe dovuta introdurre la validità della consultazione referendaria, e non soltanto di quella abrogativa contemplata nell'articolo 75, soltanto qualora essa fosse approvata con la maggioranza assoluta degli aventi diritto al voto, anziché con la maggioranza dei votanti.

Attraverso queste semplici integrazioni, si sarebbero potuti inserire alcuni aggiornamenti volti a rendere più attuale la nostra Costituzione, che invece, con la vittoria del si al referendum, verrà irrimediabilmente uccisa unitamente con tutti i valori e le sofferenze che contribuirono a scriverla.

Quel che più avvilisce di questo triste proscenio socioistituzionale, è il meschino teatrino offerto dai necrofori della Carta Costituzionale: vale a dire, da quegli stessi figuri di una becera asinistra, i quali, da una parte le recitano il “De profundis”, e dall'altra le intonano ipocritamente le note di “Bella ciao”.

Nella loro discrasica percezione della realtà sociale, il dettato costituzionale deve essere obliato, unitamente con un passato che non li vedeva ancora palesemente asserviti alla dissolutezza finanziaria. La nostra Costituzione, che fino a un recente passato costoro definivano “la più bella del mondo”, ora gli risulta scomoda poiché disciplina un contesto socioantropologico assolutamente alieno alle ingerenze della oligarchia economico-finanziaria, la quale non esita ad additare, naturalmente senza il minimo pudore, come “populista” (sic!) chiunque cerchi di sottrarsi alla sua sempre più prevaricante dittatura.

Ma tant'è! Il volgo rimane comunque tale. Ed è sempre propenso a distogliersi da quelli che dovrebbe al contrario riconoscere come suoi irrinunciabili punti di riferimento. Questo lo sanno gli intrallazzatori della finanza: essi sanno benissimo che basti offrirgli l'esca adatta per farlo abboccare! Come del resto sta succedendo.

 

          Immagine da:

          

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