Si è dovuto attendere oltre tre ore per avere la conferma di quanto già si vociferava nei corridoi di via della Sierra Nevada a Roma, nella sede dell'Aifa.
pillola abortivaDopo un Cda molto intenso, la discussione ha sentenziato il via libera all'immissione nel mercato italiano della pillola abortiva Ru486, seppur con una votazione a maggioranza (4-1). Il Presidente dell'Agenzia Italiana del Farmaco Sergio Pecorelli ha potuto dare l'ok alla vendita della pillola grazie all'appoggio dei consiglieri Giovanni Bissoni (Assessore alla Sanità dell'Emilia Romagna), Claudio De Vincenti e Gloria Saccani Jotti; una decisone presa in tarda serata, cui ha fatto seguito un comunicato stampa diramato dalla Agenzia stessa che precisa come "la decisione assunta conclude anche in Italia quell’iter registrativo di Mutuo Riconoscimento seguito dagli altri Paesi europei in cui il farmaco è già in commercio, interrompendone l’uso off-label.

" Nessuna decisione affrettata, dunque, ma una valutazione figlia di un progressivo esaminare delle situazioni e della potenziale efficacia che il farmaco avrebbe prodotto nei nostri mercati.
Il primo passo verso l'odierna decisone, infatti, è datato 26 febbraio 2008, giornata in cui fu la commissione tecnico-scientifica (Cts) dell'Aifa a dare il proprio parere favorevole alla richiesta di commercializzazione della Ru486 attraverso la procedura di mutuo riconoscimento; richiesta avanzata dalla ditta farmaceutica francese Exelgyn, produttrice del farmaco.

All'epoca (neanche poi troppo lontana) tale decisione riscosse l'approvazione della Federazione degli Ordini dei Medici – che si espresse nel proprio documento definendo positivamente la L.194 che "pur scontando ritardi e omissioni applicative, a distanza di 30 anni dimostra tutta la solidità e la modernità del suo impianto tecnico-scientifico, giuridico e morale" – e la netta opposizione dell'Associazione dei medici cattolici ("dannosa per le donne") e di Radio Vaticana (celebre la lapidaria sentenza "non è un'aspirina"); oggi è il senatore dell'UdC Luca Volontè a ergersi in difesa dei valori della vita, paragonando la commercializzazione della "pillola assassina" ad un trionfo della "cultura della morte".

Decisamente più sobri i commenti che vengono dalla sede dell'Aied (Associazione italiana per l'educazione demografica), dove si plaude ad un tanto anelato allineamento con la normativa presente in molti altri paesi europei.

L'ufficio stampa dell'Aifa ha precisato nella propria nota come sia stato raccomandato di utilizzare il farmaco solo in ambito ospedaliero ed entro il quarantanovesimo giorno, ovvero la settima settimana – termine entro cui eventuali complicazioni sono sovrapponibili a quelle dell'interruzione chirurgica.

Non si è fatta attendere, dulcis in fundo, la strigliata vaticana alla decisione dell'Aifa. Dopo l'odierno attacco del sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella dalle righe de L'Osservatore Romano, è stato il Presidente emerito della Pontificia Academia Pro Vita monsignor Elio Sgreccia ad avanzare la "scomunica" per donne che vi fanno ricorso e medici che la prescrivono.
Nessuna attenuante ha ribadito il vescovo, monsignore"l’assunzione della Ru486 equivale ad un aborto volontario con effetto sicuro, perché se non funziona il farmaco c’è l’obbligo di proseguire con l’aborto chirurgico.

Non manca nulla.
Cosa diversa è la pillola del giorno dopo, che, pur rivolta ad impedire la gravidanza, non interviene con certezza dopo che c’è stato il concepimento. Per la Ru486, quindi, c’è la scomunica per il medico, per la donna e per tutti coloro che spingono al suo utilizzo". In linea con l'on. Roccella, monsignor Sgreccia ha così lanciato l'ennesimo segnale a Palazzo Chigi: "spero che ci sia un intervento da parte del governo e dei ministri competenti" – ha dichiarato, rendendo ancora più labile il già precario confine che divide etica e morale, sfera religiosa e politica, affari vaticani e politica italiana, fede e ragion di scienza.

Samir Hassan

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