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Alla conclusione dell’accordo, una vittoria politica immensa per Mosca, ha partecipato il nostro Primo ministro Silvio Berlusconi.
  
 

nabuccoClamoroso voltafaccia, quello consumatosi ieri ad Ankara, ai danni dell’Unione europea: nonostante lo scorso quattordici luglio, assieme al Presidente della Commissione europea Barroso ed ai premier di Ungheria, Austria, Bulgaria e Romania, avesse siglato l’accordo per la costruzione del gasdotto Nabucco, ora il premier turco Recep Tayyp Erdogan si è praticamente rimangiato la parola data ed ha sposato l’alternativo progetto South Stream. L'accordo per la costruzione di South stream è stato siglato nella residenza del primo ministro ottomano durante un summit a tre con il premier russo Putin ed il nostro Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.  Questo progetto, fortemente caldeggiato dalla Russia e dal paese maggiormente filo- russo dell’Unione europea cioè l’Italia la cui maggior azienda energetica nazionale, l’Eni, non a caso lo costruirà insieme alla moscovita Gazprom, porterà direttamente il gas dall’immenso paese slavo sino all’Europa occidentale aggirando, tramite una condotta sotterranea poggiata sui fondali del Mar Nero, l’Ucraina paese che sinora ricattava, tenendo al freddo mezza Europa, proprio Mosca esigendo la vendita di gas a prezzo agevolato. South Stram infatti collegherà direttamente le coste russe del Mar Nero con il porto bulgaro di Varna attraversando le acque territoriali turche. Il concorrente progetto Nabucco, caldamente sponsorizzato dall’Unione europea, invece avrebbe dovuto, sempre attraverso la Turchia e la Bulgaria, addurre il gas estratto nel Medio Oriente, in Azerbajigian ed in Turkmenistan, nel territorio dell’Unione europea attraverso Romania, Ungheria ed Austria. L’Unione europea contava molto sul gasdotto Nabucco in modo di rendersi energicamente emancipata dalla Russia. Lo scorso anno fu proprio la sudditanza a Mosca, per quanto riguarda gli approvvigionamenti, ad impedire all’Europa di intervenire con decisione nel conflitto del Caucaso, impedendo la mutilazione della Georgia. Ora a seguito della giravolta turca, l’ennesima di una lunga tradizione bizantineggiante, la Russia ed il suo premier Putin, l’ideatore del progetto South Stream sette anni fa quando era Presidente della Federazione russa, conseguono una storica vittoria politica. A questo punto pare che il progetto Nabucco, molto meno costoso di South Stream, che avrebbe consentito un’effettiva indipendenza dell’Europa unita da Mosca diventi un inutile e costoso doppione del gasdotto russo. Mosca attraverso South Stream e North Stream, l’altro gasdotto che attraverso il Baltico e tagliando fuori Polonia, Lettonia, Lituania ed Estonia ( da sempre repubbliche non molto simpatiche a Mosca), congiungerà San Pietroburgo ai terminal tedeschi. Così le leve dell’approvvigionamento energetico europeo rimarrebbero saldamente in mani russe e, qualora venisse abbandonato il progetto Nabucco, l’Europa sarebbe un po’ meno libera ed anzi potrebbe interrompere il suo cammino verso l’integrazione. Non è un mistero infatti che la Russia preferisca un’Europa divisa in staterelli di poco conto ad un’Europa veramente unita ed autonoma. Intanto Putin si dice sicuro dell’appoggio dell’amico Berlusconi alla sua politica neo- imperialistica ed alcuni giornali francesi ed inglesi si dicono sicuri di una forte influenza slava nella politica italiana. Giunto in Bulgaria, poi, South Stream dovrebbe biforcare il suo percorso: da una parte attraverso la Grecia ed i fondali del Mar Ionio raggiungere l’Italia, dall’altro attraversando Macedonia, Serbia ed Ungheria giungere sino a Vienna. Rispetto al quasi parallelo Nabucco risulterebbe tagliata fuori solamente la Romania, paese in cui comunque l’emergenza energetica non ha sinora mai raggiunto livelli di vero e proprio allarme sociale, grazie ai giacimenti del Mar Nero. Bucarest comunque ha già chiesto a Bruxelles di inserire nell’agenda diplomatica le questioni South Stream e Nabucco, temendo di venire, al pari di Varsavia e delle repubbliche baltiche, sempre più marginalizzata.    

    

Sergio Bagnoli        

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