L’ultima riunione dell’unità di crisi sulla nuova influenza, cui ha partecipato anche il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, ha tratto le conseguenze sull’evoluzione della diffusione del virus a/H1N1 nel nostro Paese.
Il viceministro Ferruccio Fazio ha rassicurato sull’assenza di reali motivi di preoccupazione, dato che il virus si sta rivelando meno aggressivo del previsto.
A sostenere tale affermazione, la constatazione che il numero dei contagi stia crescendo, ma non in maniera esponenziale come temuto e verificatosi invece in altri paesi (si veda, ad esempio, l’escalation subita quest’estate dal Regno Unito).

La settimana scorsa, difatti, tale cifra ammontava a 5.660 unità, oggi a 7.000. Al punto che, secondo le previsioni di Fazio, a fine pandemia i casi gravi ammonteranno a circa duecento unità.
Tali risultati, hanno fatto sì che il ministro Gelmini confermasse il regolare avvio dell’anno scolastico.
In ogni caso, entro una settimana verrà emanata una circolare indicante i casi e le modalità secondo le quali dovranno essere disposte eventuali chiusure di classi o istituti scolastici.

A fine preventivo, sono stati poi predisposti dei consigli, che si concretizzeranno in una vera e propria una campagna informativa: lavarsi spesso le mani con acqua e sapone e contare fino a 20 prima di smettere; coprirsi la bocca e il naso con un fazzoletto di carta quando si tossisce o starnutisce e poi gettarlo subito; non scambiare oggetti o cibo; non toccarsi occhi, naso o bocca con le mani non lavate.
In pratica, le più elementari norme sanitarie che, per educazione e igiene, andrebbero rispettate in qualunque frangente.

Le iniziative varate in ambito scolastico sono state, tuttavia, duramente criticate da Cittadinanzattiva: “non ci può interrogare sulla opportunità o meno di ritardare l'inizio della scuola o di chiudere quelle che presenteranno un certo numero di casi, se mancano le misure ordinarie e quotidiane di igiene e prevenzione della diffusione del virus”.

Dal VII Rapporto Impararesicuri, con il quale si valutano sicurezza, qualità e comfort delle scuole italiane (dossier che verrà presentato dall’associazione il 17 settembre), emerge infatti una realtà preoccupante.
Lo stato igienico delle nostre scuole è definito, senza mezzi termini o eufemismi, gravissimo.
La pulizia giornaliera dei bagni è una realtà solo in una scuola su due; nel 61% delle scuole manca il sapone, nel 69% l'asciugamano usa e getta (elementari presidi igienici che sarebbero utili a prevenire il diffondersi del virus influenzale); le mense vengono pulite solo una volta a settimana.

Come emerso dai risultati della riunione dell’unità di crisi, la denuncia di Cittadinanzattiva, allo stato attuale, è rimasta purtroppo priva di conseguenze e di provvedimenti concreti.

Nonostante le rassicurazioni del viceministro, però, la tensione tra la popolazione è in costante aumento, tanto da generare comportamenti che contrastano con l’ottimismo istituzionale.

Noto alle cronache il provvedimento del liceo Newton di Roma, con cui si vietano baci ed effusioni, nonché la condivisione di bibite e merendine, per evitare contagi. Un’iniziativa che ha originato non poche polemiche, sia tra il personale docente che gli studenti.
Ma non è l’unica scuola a varare iniziative insolite e discutibili.

La preside dell'istituto tecnico per il turismo Colombo di Roma ha disposto che per poter entrare in classe, gli studenti sono obbligati a presentare un certificato medico che attesti l’assenza della patologia da virus A/H1N1. La lettera inviata dal preside Ester Rizzi ai genitori non lascia spazi a dubbi interpretativi: “Coloro che non porteranno il certificato entro cinque giorni dall’inizio della scuola non potranno entrare e saranno mandati a casa.
Si sarà molto severi e si cercherà di responsabilizzare i genitori che dovranno avvertire subito la scuola di eventuali sintomi dei propri figli o casi sospetti”.

Un istituto di Tivoli ha addirittura abolito le gite scolastiche.
Diverse, poi, le iniziative intraprese in altri ambiti.
In Friuli, l’assessore alla Salute della Regione sta valutando la possibilità di richiamare in servizio i medici in pensione, qualora la diffusione del virus dovesse renderlo necessario.

A Napoli, già provata dal divieto del tradizionale bacio della teca contenente le ampolle del sangue di San Gennaro, la psicosi colpisce anche gli autisti dell’Anm che ieri hanno paralizzato per sei ore la città bloccando l’uscita di duecento automezzi dalle rimesse, chiedendone una maggiore pulizia, al fine di evitare il contagio da influenza.

Se dalle istituzioni ci spostiamo alla gente comune, per analizzare come viene vissuta la vicenda, la situazione non mostra segni di differenziazione, né di maggiore tranquillità.
Lo si è visto a Napoli, nei giorni immediatamente seguenti al primo decesso causato al virus della nuova influenza, con un incremento ingiustificato del ricorso alle strutture ospedaliere e della richiesta di consulti ed interventi medici.

Ulteriore indice rilevatore della paura da influenza è la domanda e la vendita di presidi sanitari quali i gel igienizzanti e le mascherine protettive, nonché di farmaci antivirali.
La domanda di tali prodotti è in costante crescita, tanto che non solo le farmacia ma anche diversi depositi ne hanno esaurito le scorte. Lo confermano anche il presidente di Federfarma, rilevando una vendita pari al doppio degli anni precedenti, e il vicepresidente di Federconsumo.

La tensione cresce e tutto questo mentre siamo ancora nella fase iniziale da contagio.
Allarmismo ingiustificato o timore fondato?
Sicuramente le notizie che vengono diffuse non sempre vanno nella direzione delle tranquillità e della serenità.
Vengono diffuse previsioni spesso contrastanti tra loro, da quelle governative (che prevedono un picco massimo di 3 milioni di contagiati) e quelle provenienti da altre istituzioni (l’assessorato alla Sanità dell’Emilia Romagna, ad esempio, ha previsto nel caso più pessimistico la poco rassicurante cifra di un milione di ammalati nella Regione e 12mila ricoveri ospedalieri).

Gli organi di stampa, poi, non di rado puntano l’attenzione sui rarissimi casi gravi (il più recente è quello della donna in coma farmacologico ricoverata a Messina), piuttosto che su quelli che si risolvono positivamente, che sono la quasi totalità.

Quel che è certo è che, al di là della reale o supposta gravità, l’attuale situazione richiede da parte delle istituzioni un intervento più marcato e deciso di quanto non faccia l’espressione rassicurante di Ferruccio Fazio, prima che il timore degeneri.
Il vero pericolo di questa influenza, difatti, rischia di non essere il contagio da virus, ma la psicosi che potrebbe originare.

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