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Dopo il messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e la necessità di riformare in modo condiviso la seconda parte della Costituzione, il Governo sembra accelerare sulle riforme. Partirà dal Senato, al rientro dalle vacanze natalizie, la discussione tra le forze politiche per valutare le riforme di cui necessita il Paese.


brunetta-renato-250Il tutto però si apre, ovviamente come è consuetudine in Italia negli ultimi anni e nonostante i proclami di collaborazione tra maggioranza e opposizione, tra le polemiche a causa di un’uscita poco felice del Ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta  che, in un’intervista a Libero, ha affermato tranquillamente di voler riscrivere anche la prima parte della Costituzione “a partire dall’articolo 1” (ossia l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro) che a parer suo “non significa nulla”.

Posizione politica o idea personale che sia, sembra comunque solo una provocazione fatta solo per dividere gli animi che forse solo adesso, dopo il discorso del Presidente e la vile aggressione al Premier, potrebbero ritrovarsi dopo lunghe tensioni e continue esasperazioni.

Interviene così prontamente il Ministro Calderoli a prevenire una polemica che comunque non si riesce ad evitare; “io non sono un entusiasta dell’articolo 1 della Costituzione – afferma – ma esso fa parte della nostra storia e penso che se si vogliono fare le riforme adesso bisogna limitarsi a cambiare la seconda parte della Costituzione. Anche perché altrimenti – prosegue – c’è il rischio cha a voler far tutto si finisce per far nulla”.  Quindi, pare di capire, una questione solo logistica la motivazione del Ministro Calderoni  per cui l’articolo 1 non va per il momento rivisto.

Così, il vice segretario del Pd, Enrico Letta, chiede subito al Governo e alla maggioranza spiegazioni visto che la proposta-provacazione del Ministro Brunetta “complica le cose” su un accordo e una collaborazione che sembravano quasi raggiunte. Polemico come sempre anche Di Pietro secondo cui Brunetta  non fa altro che esprimere “il vecchio piano piduista di Berlusconi”.

Adesso non resta quindi che attendere soltanto l’inizio dei lavori parlamentari e vedere come maggioranza e opposizione torneranno a relazionarsi. Intanto, il sottosegretario Paolo Bonaiuti e il Capogruppo PdL al Senato Maurizio Gasparri hanno annunciato una serie di contatti informali con l’opposizione, seguiti dall’autorizzazione al Presidente della Commissione Affari costituzionali, Carlo Vizzini da parte del Presidente del Senato Renato Schifani, di procedere subito con le audizioni  che dovrebbero cominciare nell’ultima settimana di gennaio. Il punto di partenza per il confronto sulle riforme, come annunciato da Bonaiuti e Gasparri, è la bozza Violante, votata in Commissione alla fine della scorsa legislatura dal centro sinistra con l’astensione, al tempo,  di Forza Italia. Nello specifico la bozza prevede la riduzione del numero dei parlamentari, un Senato federale e il conferimento al Premier del potere di nomina e revoca dei Ministri.


La bozza, che porta il numero dei deputati da 630 a 512 e dei senatori da 315 a 250, stabilisce la fine del bicameralismo perfetto con la sostituzione dell’attuale Senato con un Senato federale della Repubblica: i senatori infatti non verrebbero più eletti a suffragio universale ma dal Consiglio regionale e dal Consiglio delle Autonomie locali. Di conseguenza anche il potere legislativo del Senato sarà limitato alle materie di competenza generale e ai rapporti col Governo; inoltre esso non potrà essere sciolto dal Presidente della Repubblica che avrà tale potere solo in riferimento alla Camera dei deputati. Il bicameralismo perfetto verrà mantenuto solo nel caso dell’approvazione e/o modifica delle leggi costituzionali.

Il Pdl oggi, però, vorrebbe andare oltre chiedendo l’integrazione della riforma della Giustizia e l’elezione diretta del potere esecutivo: due punti questi ritenuti irrinunciabili. E sembra che comincino proprio da qui i problemi visto che il Pd non intende far passare una riforma che potrebbe connotarsi per essere “iper-presidenzialista” preferendo invece che la modifica rimanga nei canoni indicati da Napolitano, ossia nel rispetto del principio di equilibrio tra i poteri.

Vedremo dunque solo nei prossimi giorni quanto è stato colto del messaggio del Presidente della Repubblica e quanto le forze politiche per il bene del Paese siano in grado di procedere per piccoli passi.

 



Giuseppe Massimo Abate

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