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Internet e violazione dei diritti d’autore: “Youtube” non adempie all’ordinanza del Tribunale di Roma in merito alla rimozione, dal proprio sito-web, dei filmati relativi al “Grande Fratello 10”.


youtubeLa nona sezione civile del Tribunale di Roma, con l’ordinanza del 16 dicembre 2009, aveva  stabilito che sia “YouTube” sia “Google”, ovvero i due “hosting provider” di maggiore fama planetaria,  non potessero più pubblicare e, quindi, permettere agli utenti del web la visione in “streaming” di alcun tipo di filmato relativo alla decima edizione del Grande Fratello, ponendo ,apparentemente, fine al contenzioso giudiziario tra “Mediaset- RTI S.p.A.” ed  i due “colossi mondiali”  della diffusione via-streaming, che durava dal 200

I magistrati romani avevano ordinato l’immediata rimozione,da parte dei responsabili legali di “YouTube”, di tutti i video, “caricati” dagli utenti sul famoso sito web, che mostrano “video-clip” riguardanti il “Grande Fratello 10”, imponendo un obbligo di massima vigilanza da parte dei gestori del sito Internet sui possibili futuri inserimenti di filmati provenienti dal medesimo “reality-show”.

A distanza di oltre un mese dalla suddetta ordinanza ,tuttavia, nulla è cambiato, ed i filmati e gli spezzoni relativi al più famoso e seguito reality italiano , prodotto dalla “Endemol Italia S.p.A.” e trasmesso dall’emittente “Canale 5”, sono ancora oggetto di pubblicazione e di “condivisione via streaming” per tutti gli affezionati e numerosi utenti di “Youtube”.

Ma perché “Youtube” continua a non rispettare l’ordinanza del Tribunale della Capitale e può permettersi di continuare a “trasmettere” filmati anche recentissimi del “GF 10”?  Il colosso del web americano disconosce , in primis, la giurisdizione italiana, avendo sede legale negli Stati Uniti; in secondo luogo si definisce giuridicamente un semplice “hosting provider” ( e non un “editore” come sostenuto dal Tribunale di Roma) in quanto ,in “parole povere”, si limita solo ad “ospitare” nelle proprie pagine web quei “contenuti” video ed audio, inseriti in rete dai “navigatori” di Internet. Da quest’ultima circostanza deriverebbe,quindi, la totale irresponsabilità di “Youtube” e “Google” in quanto materialmente impossibilitati a controllare preventivamente tutto il materiale pubblicato dagli utenti sulla loro “piattaforma-web”.

La questione giuridica della possibilità di “assoggettare” i cosiddetti “provider” della rete alle medesime norme e responsabilità che esistono per gli editori di una testata che diffonde contenuti, è ancora apertissima ed oggetto di acceso dibattito sia giurisprudenziale sia dottrinale.

Il Tribunale di Roma , nel caso specifico, nel condannare l’operato dei colossi americani ha affermato quale principio generale che “…del resto la normativa (vedi dlgs. n.70/2003) e la giurisprudenza stanno ormai orientandosi nel senso di una valutazione caso per caso della responsabilità del provider che, seppure non è riconducibile ad un generale obbligo di sorveglianza rispetto al contenuto, non ritenendosi in grado di operare una verifica di tutti i dati trasmessi che si risolverebbe in una inaccettabile responsabilità oggettiva, tuttavia assoggetta il provider a una responsabilità quando non si limiti a fornire la connessione alla rete, ma eroghi servizi aggiuntivi ( per esempio “ caching, hosting”) e/o predisponga un controllo delle informazioni e, soprattutto quando, consapevole della presenza di materiale sospetto si astenga dall’accertarne la illiceità e dal rimuoverlo  o se , consapevole dell’antigiuridicità, ometta di intervenire”.

I magistrati romani, nella loro ordinanza, hanno, quindi, evidenziato come gli “hosting -provider”, come si definiscono per l’appunto “Youtube” e “Google” ,devono essere equiparati ad un editore per quanto concerne il controllo sulla illecita pubblicazione di contenuti video ed audio protetti dal diritto di autore, rispondendone anche economicamente, quando non provvedano all’immediata rimozione del materiale protetto dal diritto di autore, soprattutto se tale illiceità sia stata precedentemente segnalata ad uno dei suddetti “hosting-provider”.

Da semplice operatore del diritto, lo scrivente non può non condividere la necessità di regolamentare con “norme ad hoc” il magmatico universo di Internet, al fine di frenare quelle forme di illiceità più rilevanti, perpetrate grazie all’ anonimato che le pagine web ,spesso, garantiscono.  Tuttavia il bisogno di “legiferare” nella materia non dovrà mai sconfinare e debordare nella volontà di “imbrigliare” quello che è uno degli strumenti di democrazia e conoscenza tra i più potenti, efficaci, universali e semplici da utilizzare per il cittadino e navigatore del web da quando esiste la civiltà umana.     Internet, infatti,  nasce e deve restare essenzialmente “libero” !!!


Foggia, 19 gennaio 2010

Avv. Eugenio Gargiulo
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