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C’erano una volta RAI e Mediaset, oggi esiste per l’informazione un solo blocco controllato direttamente dal cavaliere o fortemente allineato.

 

 

Un’ennesima dimostrazione, tra il ridicolo e l’insopportabile, è arrivata ieri sera, quando è andato in onda a reti unificate, appunto sulle “ammiraglie” Raiuno e Canale 5 in apertura dei rispettivi tg delle 20, precedute da Studio Aperto e tg4 e seguite dal tg2, l’appello al voto del cavaliere, ovviamente senza contraddittorio: interviste realizzate e confezionate comodamente in casa propria, con zelanti cortigiani al posto dei giornalisti a formulare domande che è ampiamente riduttivo definire compiacenti; piuttosto, una servile sponda al monologo del padrone di casa. Berlusconi ha ribadito il concetto del voto come scelta di campo “tra il governo  del fare e la sinistra delle critiche”. Un’immagine, quella del governo del fare, che è stata certamente incrinata dall’evidenza che nel Pdl ci sono presidenti di circoscrizione incapaci persino di presentare una lista regolarmente; un’immagine che avrebbe subito un colpo ancor più duro se solo se ne fosse potuto parlare. Ma, come sappiamo, le cose sono andate diversamente.

 

Ricapitoliamo. Prima il cavaliere esercita pressioni su un dirigente dell’Agcom, l’autorità per le garanzie nelle comunicazioni, affinché metta il silenziatore ai talk –show. Il cavaliere, si direbbe, è talmente intimorito dall’odiato Santoro da essere pronto a mettere a tacere persino il fido Vespa. Cedendo, l’Agcom decide, molto discutibilmente, che il modo migliore per assicurare la par condicio è di far calare il silenzio. Rai e Mediaset non modificano la loro posizione nemmeno di fronte alla sentenza di un tribunale che ribalta la decisione dell’Agcom. Dopo aver messo il bavaglio ai talk-show, il cavaliere appare dunque sulle sue reti (sue perché di proprietà o perché chiaramente allineate) per dare la sua indicazione di voto. È davvero un insopportabile monologo, quello che è andato in scena a reti unificate dopo essersi sbarazzato di ogni voce critica. Giovedì sera Santoro ha aperto la puntata di Annozero trasmessa via web in risposta alla censura televisiva dicendo che non siamo al fascismo ma certamente delle assonanze ci sono; una sintesi che appare senz’altro appropriata.

 

 

 

Pier Paolo Caserta

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