Qualche considerazione su questa eterna questione dell’ “antiberlusconismo”, della quale dopo le elezioni sento molti, nel centrosinistra e non, parlare essenzialmente in questi termini: “il cavaliere ha innescato l’ennesimo referendum sulla sua persona, e immancabilmente ha vinto. L’antiberlusconismo è una linea perdente e perde dal 1994”.


Berlusconi_leader_partito_amoreQuesta analisi avrebbe la sua parte di ragione, ma ho forti riserve sul modo in cui l’antiberlusconismo viene declinato. In primo luogo, l’analisi è falsata per il semplice fatto di basarsi su un capovolgimento fattuale: non sono io ad essere antiberlusconiano, è lui che è un corruttore. Ed è molte altre cose, che qui non ripeto tutte, mi limito a ricordare lo studio, molto serio, di Freedom House pubblicato nel maggio 2009 che ci collocava al 73esimo posto del mondo per libertà d’informazione, solo per evocare un problema sempre attuale.

Certo che sono antiberlusconiano, esattamente come sono antifascista, anche se nessuno di questi due valori esaurisce la mia identità, perché un antagonismo manca della parte costruttiva, anche se può implicitamente contenerne le premesse e tuttavia queste premesse vanno esplicitate. Sono antiberlusconiano non nel senso limitativo della persona di Silvio Berlusconi, ma nel senso del berlusconismo inteso come fenomeno culturale egemone.

Il problema, allora, non è che l’antiberlusconismo sia perdente, ma che la sinistra non ha saputo sostanziarlo, non ha saputo farne un elemento decisivo di critica sociale, non ha saputo usarlo, e avrebbe dovuto, per marcare una chiara differenza, nemmeno in una fase molto travagliata della leadership del cavaliere. Non ha saputo, soprattutto con il PD, rappresentare con i fatti la sua chiara estraneità, facendosi anzi pescare troppo spesso con le mani nella marmellata. Allora è davvero corretto dire che ha perso l’antiberlusconismo, oppure non è piuttosto vero che ha perso l’incapacità cronica di opporsi efficacemente al berlusconismo?

Io rivendico l’antiberlusconismo esattamente come rivendico l’antifascismo perché totalitarismo, autoritarismo e deriva populista sono nemici della democrazia. Tanto quanto l’inettitudine dell’opposizione: francamente mi sarebbe piaciuto vedere una forza di centrosinistra capace di assumere questa battaglia culturale con fierezza e irriducibile determinazione, non un PD che si è fatto pavidamente risucchiare nel gorgo del berlusconismo.

La tragedia è stata non essere stati in grado di configurarsi come fenomeno oppositivo al berlusconismo, bensì trasformarsi in un fenomeno in qualche modo interno al berlusconismo perché scialba opposizione e dunque storicamente complice di un quindicennio. Altro che sconfitta dell’antiberlusconismo come linea politica, è piuttosto vero che questa linea non l’abbiamo mai vista!

Io credo che il problema sia esattamente il contrario di quello che sento evocare. Il guaio non è che abbia perso l’antiberlusconismo: piuttosto, ha perso l’antiberlusconismo velleitario, quello dichiarato, sbandierato, chiacchierato ma mai veramente applicato, lo stesso in virtù del quale non è stata fatta una seria legge sul conflitto d’interesse quando la si poteva fare. Ma questo non è antiberlusconismo, è berlusconismo perché è fenomeno affine, congenere, complice, di più, connivente.

Non siamo stati capaci di fare dell’antiberlusconismo un valore e questo è il motivo per cui, nonostante Silvio Berlusconi sia in una fase declinante, il berlusconismo è ancora egemone.

Pier Paolo Caserta

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