In un agosto torrido e sonnacchioso come ogni agosto, mentre la televisione scomoda rinomati esperti per ricordarci di mangiare frutta e verdura più volte al giorno, di bere molto e di non giocare a tennis tra mezzogiorno e le due, specialmente se sprovvisti di adeguato copricapo, molti telespettatori italiani potrebbero tranquillamente non essersi accorti di quella che è la principale notizia di questi giorni.


La notizia è questa: Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri (il secondo in odore di cattedra universitaria) sarebbero indagati per strage per le bombe che nel 1993 insanguinarono l’Italia
L'inchiesta su Berlusconi e Dell'Utri era stata archiviata nel 1998 e ora è ripresa sulla base delle nuove dichiarazioni di Spatuzza.

berlusconi silvio
La notizia è gravida di analisi.
In primo luogo la consapevolezza dell’imminente riapertura dell’inchiesta potrebbe aver avuto un ruolo nel consigliare la scissione dei finiani, desiderosi di abbandonare la nave prima che imbarcasse troppa acqua – che invece affondi è tutto da vedere – e inoltre sulla scelta del tema della legalità come principale elemento di rottura.

In una prospettiva più ampia, una eventuale prova del coinvolgimento di Berlusconi e di suoi sodali getterebbe un’ombra (ancor più) tetra sul presidente del Consiglio, sull’attuale compagine di governo e sulla stessa seconda Repubblica, che in questo caso sarebbe nata nel sangue di un patto stragista tra Cosa Nostra e il potere politico.

Se ne parlerà ancora, anche se certamente non su Raiset. Nel frattempo, mi raccomando: niente abbuffate prima di farsi il bagno.

Pier Paolo Caserta
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