Il servizio di prevenzione non solo deve essere mantenuto ma potenziato. La Zona del Cuoio ha necessità del Centro Regionale Specialistico per la Prevenzione.



La risposta data elude questa richiesta e si basa unicamente su un aspetto, quello del Telerilevamento che la Regione, a torto, non considera attività obbligatoria!
Nei fatti il controllo pubblico nella nostra zona viene affossato nel parlare di una razionalizzazione con Livorno.

Ma cosa c’entra Livorno?
E’ qui che arriva il famoso tubone.
E’ qui che viene raddoppiato il depuratore.
E’ qui che la popolazione ha sofferto ed’è preoccupata perché non vuole tornare a svegliarsi all’improvviso la notte
perché non respira.
Il sistema di controllo ambientale con sede a San Romano è stata una garanzia è ha contribuito a ritrovare una civile vivibilità alla popolazione.

E, mentre da una parte incrementate il carico inquinante con la moltiplicazione dei fattori di rischio, dall’altra togliete il controllo e la prevenzione ambientale.
Il Centro ARPAT di San romano ha svolto attività di prevenzione dell’inquinamento atmosferico con la tutela primaria della salute per la ricerca delle cause, studio e indicazione delle soluzioni, controllo della loro corretta adozione.
Attuando gli obiettivi fondamentali e irrinunciabili previsti dalla legge 833 di Riforma Sanitaria e dalla Legge istitutiva dell’ARPAT.
Ora la Regione nei fatti toglie questo presidio di salvaguardia ambientale perché considera l’attività che svolge una attività non obbligatoria e pertanto facoltativa.

Questo è un grave errore commesso dalla Regione Toscana perché tutta l’attività di prevenzione deve essere considerata obbligatoria da parte dell’Ente pubblico che tale si vuole definire.
Questa attività di prevenzione viene svolta da operatori con professionalità diverse che utilizzano strumenti di misura fra cui anche il Telerilevamento che permette di ottenere informazioni in continuo ma che altro non è che un computer, come qualsiasi strumento di lavoro, al quale arrivano i dati che l’operatore elabora, pertanto il soggetto autonomo non è la macchina ma l’operatore che elabora per attuare l’attività di prevenzione.

E questi operatori devono risiedere stabilmente in zona per essere operativi subito e non dopo un viaggio di mezza giornata!
Viene parlato di razionalizzare, ma perché il personale dell’ARPAT in tutta la Regione non è diminuito e solo nella Zona del Cuoio viene ridotto in questi ultimi anni da 10 ad appena tre unità operative?
Come può funzionare il Centro Regionale per la Prevenzione Ambientale se l’organico viene ulteriormente ridotto dal minimo di sei operatori concordati ai due più il dirigente che rimangono nella sede di San Romano?
E questi tre operatori rimasti esistono solo per il contributo che viene dai privati e dai comuni!
Il contributo che è sempre venuto da questo territorio è aggiuntivo non può in alcun modo sostituirsi all’attività dell’ARPAT.
E se un giorno il privato smettesse di contribuire?
Questi tre operatori rimasti andrebbero a Livorno e il servizio di controllo ambientale di San Romano chiuderebbe.
Ma già oggi è ridotto al lumicino! E non è più efficace come prima.
Praticamente è in chiusura!
Non sarà allora il caso di mantenere il minimo di almeno sei operatori, concordato a suo tempo già nel 2006, svincolandolo dal contributo dei privati utilizzando le risorse per attività di ricerca concordata con gli Enti Locali, coi sindacati e gli imprenditori?

La programmazione regionale, deve essere radicalmente rivista, e se volevano seriamente razionalizzare i costi di gestione dell’ARPAT non era più efficacie e opportuno prevedere il superamento delle strutture provinciali e utilizzare con efficacia gli operatori della vigilanza nelle strutture dove vi è l’attività produttiva affiancando anche le strutture territoriali della ASL?

Nessuno ha la coscienza di porsi delle semplici domande: Perché dall’anno 2006 ad oggi l’accordo stipulato tra i Comuni della Zona, la Provincia di Pisa e la Direzione Regionale dell’ARPAT non è stato attuato già nella passata legislatura?
Perché la Provincia di Pisa ha agito come Penelope?
Perché la Direzione regionale dell’ARPAT in tutti questi anni non ha compiuto gli Atti per attuare quell’intesa?
Perché, di fatto, a seguito di colpevoli ritardi e inadempienze, arriva oggi a proporre, nel nome di una falsa razionalizzazione, che, guarda caso, interessa con i tagli prima descritti e troppo penalizzanti per la nostra zona?

Non vogliamo credere che la Regione tolga del tutto l’efficace controllo ambientale proprio nel momento in cui si va al raddoppio dei depuratori, che sono già oggi i più grandi d’Europa, privando del controllo pubblico la tutela della salute dei cittadini.
E’ indispensabile riunirsi tutti assieme, esaminare gli Atti e rimediare il prima possibile, assicurando la piena funzionalità del Servizio Pubblico di Prevenzione per supporto alle attività produttive, alla tutela dell’ambiente e della salute della popolazione.
La popolazione ha sofferto già troppo nel recente passato. Basta con lo smantellamento dei servizi.
Per la nostra Zona è indispensabile non solo mantenere il centro ARPAT di San Romano ma istituire il Centro Regionale di Prevenzione Ambientale.

Questo ci sembra ben poca cosa rispetto a quello che è stato attuato a Empoli, a Piombino, a Prato e nell’Amiata.
Quando torna comodo la nostra zona viene definita come la zona più a rischio della Toscana e viene collocata nelle aree critiche.
Quando si tratta, invece, di dare delle risposte che sono indispensabili, questa zona diventa la terra di nessuno e i suoi abitanti, cosa ancor più grave, diventano i figli di nessuno.
La nostra Zona merita una maggiore attenzione da parte di tutte le istituzioni a partire dagli stessi Comuni, la Provincia, la Regione, il Governo.

Giuseppe Novino assessore alle politiche ambientali comune di Montopoli in Val d’Arno

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