Nella riunione di ier l’altro a Città del Lussemburgo, al termine della quale i Ministri degli Esteri dei ventisette paesi che compongono l’Unione europea hanno deciso di socchiudere la porta della Confederazione a dodici stelle alla Serbia, si è colta l’occasione pure per trattare delle future incombenze che in materia di politica estera ed interna attendono l’Unione.

 

A marzo, infatti, il Comitato Schengen, composto in gran parte dagli stessi paesi dell’Unione con l’aggiunta di Norvegia, Islanda e Svizzera e la sottrazione di Gran Bretagna ed Irlanda, dovrà decidere se ammettere allo spazio comune, senza controllo documenti sui confini interni, la Romania e la Bulgaria.
Quasi scontato il si a Sofia, specialmente dopo che l’Unione europea ha deciso di schierare una task- force di polizia di frontiera al confine greco- turco. Basterà spostare di pochi chilometri una parte di tale contingente onde permettere la copertura, in chiave anti- immigrazione clandestina, pure del confine turco- bulgaro, non molto esteso per la verità.

I maggiori problemi invece li riserva l’eventuale ingresso di Bucarest nello spazio Schengen non tanto per l’esistenza entro i confini romeni di una consistente minoranza nomade di etnia zingara, poco più di un milione e settecentomila individui che vivono nel degrado e nell’emarginazione più assoluti, ma perché, nonostante tutte le rassicurazioni tecniche fornite, la Romania non sembra in grado di garantire l’impermeabilità di una frontiera con paesi terzi vastissima, quasi tremila chilometri.
Tale frontiera separa il paese neo- comunitario da Moldavia, Ucraina e Serbia, nazioni da cui proviene la maggior parte dei flussi clandestini che preoccupano l’Europa occidentale.

Non è un mistero il fatto che oggi la Romania sia la terra di conquista delle maggiori mafie europee, italiane, serbe ed albanesi soprattutto, e che il traffico più lucroso cui questi grandi criminali si dedicano è, per l’appunto, quello di esseri umani, spesso minorenni di nazionalità romena, moldava ed ucraina, da sfruttare sessualmente. Dunque l’ingresso della Romania in Schengen, cioè l’abolizione dei controlli alla frontiera con l’Ungheria, fa paura e potrebbe anche darsi che Francia, Italia od Olanda, gli stati cioè più terrorizzati da questo fatto, avanzino contro Bucarest il proprio diritto di veto.
Di contro l’Ungheria, che nel primo semestre dell’anno prossimo deterrà la Presidenza di turno dell’Unione europea, sprona Bucarest, secondo quanto richiesto dal Presidente magiaro Pal Schmitt al collega romeno durante la sua ultima visita in Romania, a farsi trovare pronta all’appuntamento di Marzo con l’abbattimento dei controlli ai suoi confini intra- comunitari, sostanzialmente cioè ai confini con Ungheria e Bulgaria.
La Romania ha molto investito sinora nelle politiche sulla sicurezza in vista dell’adesione piena agli accordi di Schengen: è stata costruita all’aeroporto internazionale di Bucarest Otopeni una nuova aerostazione dedicata esclusivamente ai voli verso gli stati non appartenenti all’area Schengen; lo stesso è stato fatto al più piccolo aeroporto della maggiore città della Transilvania e cioè a Cluj; le dogane ed i punti di frontiera dell’unico porto importante della nazione danubiana, quello di Costanza sul Mar Nero, sono stati rafforzati e dotati di strumentazioni modernissime e, infine, si è provveduto ad organizzare controlli più efficienti pure alle frontiere terrestri con l’Ucraina e fluviali, sul Danubio, con la Serbia.

Basterà tutto questo per tacitare i timori di molti paesi occidentali?
Non sembra, anche perché sino a non molto tempo fa, come recentemente ha sottolineato il Cancelliere tedesco Angela Merkel, il grado di corruttela delle guardie confinarie rumene era proverbiale dalle parti di Bucarest e tuttora sussiste un rapporto speciale con i Moldavi, considerati da Bucarest propri figli in quanto in gran parte di razza romena, che ha portato recentemente il Presidente Traian Basescu a chiedere ed ottenere per loro un regime d’ingresso in Romania privilegiato, senza troppe formalità ed una concessione della cittadinanza romena facilitata. Il fatto è che, però, i moldavi sono poveri in canna e disperati, pronti a tutto pur di raggiungere le grandi città dell’Europa occidentale e qui arricchirsi con ogni mezzo lecito ed illecito.

 

Sergio Bagnoli

 

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