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vendolaNell'ora e mezza di orazione davanti ai delegati si Sinistra Ecologia e Libertà, nel giorno dell'incoronazione a leader del partito da lui stesso fondato e investitura ufficiosa alle prossime elezioni di coalizione del centrosinistra, Nichi Vendola ha gettato le fondamenta del progetto e indicato le linee guida politico – programmatiche del partito.

Uno dei passaggi centrali del suo discorso è stato il rapporto con il mondo cattolico e l'approccio da tenere verso la Chiesa. Vendola si è sempre dichiarato credente, attento ai valori universali alla base del messaggio cristiano. Non ha mai fatto mistero della propria fede e della propria spiritualità, sottolineata al congresso con l'ammirazione per quel “povero Cristo che finisce in croce ”. A far discutere è stato piuttosto il suo invito ad abbandonare “vecchie pulsioni anticlericali”.

Parole da politico consumato. Vendola non ha mai nascosto le proprie ambizioni da leader del centrosinistra, accreditato dai sondaggi come possibile vincente alle primarie e con il gradimento personale in costante crescendo. Il monito contro l'anticlericalismo deve quindi essere interpretato nell'orizzonte più ampio della strategia politica messa in campo dal presidente della regione Puglia, nell'era delle campagna elettorale permanente. Il leader di Sel non è infatti uno sprovveduto, è consapevole che in caso di ipotetiche elezioni non potrebbe mai spuntarla prescindendo dai voti dell'elettorato cattolico, parte cospicua dei principali partiti di opposizione. Sa bene che in Italia inimicarsi cardinali e vescovi equivale al suicidio politico perfetto, che il loro veto o meglio il loro appoggio conta più di cento case di Montecarlo e di cento inchieste. Chiedete a Emma Bonino, sconfitta in extremis alle scorse elezioni regionali nel Lazio, vittima dell'outing elettorale del Cardinal Bagnasco che ha esortato in modo esplicito i cattolici a votare per la candidata avversaria. L'invito a soffocare fermenti anticlericali appare quindi come un tentativo di scongiurare in futuro una discesa in campo dei prelati, ponendosi al riparo da crociate mediatiche e critiche da gran parte del macrocosmo ecclesiastico, intollerante e insofferente alla suo essere al tempo stesso omosessuale e credente.

Ma a cosa allude esattamente il presidente della Puglia quando parla di “vecchie pulsioni anticlericali”? Cosa lo ha indotto di preciso a mettere in guardia i militanti e simpatizzanti da un suo possibile ritorno? Difficile a dirsi. Sarebbe stato interessante se avesse approfondito maggiormente la questione, citando magari qualche esempio, spiegando il perché di cotanta preoccupazione. Ora, escludendo la ventata di anticlericalismo portata dal Risorgimento, è mai esistito nell'Italia unita un sentimento radicato e diffuso di avversione nei confronti degli ecclesiastici? Radicali a parte, la risposta è sicuramente negativa.

Ma allora a cosa si riferisce Vendola? Proprio quando l'Unione Europea indaga sui privilegi fiscali della Chiesa Cattolica derivanti dall'esenzione dell'ICI (con una perdita per lo Stato italiano stimata intorno al miliardo di euro l'anno). Proprio mentre lo IOR, la banca vaticana, viene accusata di aver violato le norme europee in materia di antiriciclaggio. Proprio a due giorni di distanza dalle farneticazioni deliranti del Ministro degli Esteri ospitate dal quotidiano dalla santa sede in cui Frattini auspica un'alleanza tra cristiani, musulmani ed ebrei per combattere “fenomeni perversi” come “l'ateismo, il materialismo e il relativismo”.

Ecco, c'era poi così bisogno in questo momento di agitare lo spettro di un presunto anticlericalismo? Così facendo Vendola ha evitato di affrontare l'annosa e complicata questione sul rapporto tra Stato – Chiesa nel peggior modo possibile. Nessuno mette in discussione l'importanza del confronto e del dialogo con un'istituzione così importante e longeva. Ma in un paese alla deriva, in un paese che viaggia al rovescio, dove gli eroi diventano i mafiosi, dove chi non paga le tasse è considerato furbo, in uno Stato pervaso dall'ingerenza innegabile della Chiesa stessa, ecco che forse il sentimento anticlericale perde il suo rigore ideologico per trasformarsi nel desiderio di non veder calpestata quotidianamente la laicità dello Stato.

Sentirsi o dichiararsi oggi anticlericali esula dal cieco odio aprioristico verso il clero per lasciare spazio alla semplice e innocente pretesa di rispetto della Costituzione e delle istituzioni.

Andrea Leone

 

 

 

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